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INTERVISTA | Cecilia D'Elia: "Il campo largo esiste già. Se eletta lavorerò al rilancio del centro storico"

Parla a RomaToday la candidata del Partito democratico alle elezioni suppletive del 16 gennaio

Portavoce della Conferenza delle donne democratiche, in passato assessora della giunta Veltroni e di quella Zingaretti in provincia, Cecilia D'Elia corre alla Camera nel seggio lasciato libero da Roberto Gualtieri diventato sindaco di Roma. Nonostante lo strappo con Renzi e Calenda a questa tornata elettorale, crede nel "campo largo" tanto caro a Enrico Letta, da costruire "non necessariamente all'interno delle classiche geometrie politiche". Le battaglie di genere sono la sua bandiera e non a caso al Quirinale sogna una donna, è convinta che una più ricca produzione di cultura sia tra le leve essenziali per rilanciare il Centro storico e con questo obiettivo, se eletta, lavorerà a stretto contatto sia con Gualtieri che con la presidente del I municipio Lorenza Bonaccorsi. 


Ne Carlo Calenda né Matteo Renzi sostengono la sua candidatura. Ma questo "campo largo" tanto invocato dal segretario Letta, si fa o non si fa? 

Ha già vinto le amministrative, esiste già il campo largo. 

Insomma, Calenda era candidato per suo conto e sostenuto da Italia Viva. 

Parlo in generale, non solo delle amministrative romane. L'alleanza comunque si costruisce partendo dalle persone e dai contenuti, più che dalle geometrie politiche. Noi abbiamo messo in campo il percorso delle agorà, per dire, che apre a realtà civiche, associazioni, cittadini che trovano bloccate le porte dei partiti. Il campo largo si costruisce a partire dal progetto che si ha di questo Paese. 

Le divisioni rispetto all'area di centro rappresentata da Renzi e Calenda, pensa che possano indebolire la sua corsa? 

La campagna elettorale non sarà facile perché si svolgerà in condizioni eccezionali, con le feste di Natale di mezzo e il coronavirus che non permette di realizzare tutta una serie di eventi. Detto ciò, parlando di candidature e divisioni, il partito democratico ha avuto i suoi tempi per arrivare alla formulazione della sua proposta, mentre ce n'erano già altre in campo, e poi l'ha offerta alla coalizione. A oggi sono sostenuta dall'alleanza di centrosinistra che ha portato la vittoria di Roberto Gualtieri a Roma. Credo che in questo collegio ci sarà una sfida classica, destra contro sinistra, con un centrosinistra largo, inclusivo, che ha parole nuove per una fase intensa che dobbiamo aprire nel Paese, a partire dall'esperienza della pandemia e dalle politiche pubbliche finora messe in campo. Ovviamente la mia candidatura è anche espressione di una rinnovata attenzione alla questione di genere di questo Paese.  

Il centro di Roma, cuore del collegio per il quale corre, appare svuotato dalla pandemia e ancora prima era diventato un'enorme area turistica, espellendo i residenti. Cosa fare per invertire la rotta?  

Se eletta, lavorerò in grande sintonia con l'amministrazione comunale e con i municipi. Ritengo che sia fondamentale costruire città che siano prima di tutto vivibili per chi ci abita. In questo senso, e anche a partire dalla mia esperienza come assessore alla cultura in Provincia, sono convinta che la ricchezza di produzione culturale possa essere una gran leva. I fondi che arriveranno dal Pnrr faranno la loro parte nel valorizzare la parte creativa della città. 

Le sembra che Roma sia più pulita dopo settimane di emergenza? In qualche modo le condizioni delle strade possono influenzare il voto degli elettori? 

Mi sembra proprio che sia più pulita, sì. Il territorio deve esserlo al di là della mia candidatura. Credo che la giunta stia facendo un grande sforzo, certo non è una questione che si risolve con la bacchetta magica, ma il percorso si è aperto e si comincia a vedere un primo cambio di passo. 

Se eletta si troverà a votare il prossimo Presidente della Repubblica. Qual è il suo profilo ideale?

Premetto che la discussione sarà collettiva e si aprirà solo dopo il voto della manovra di bilancio. Proprio questa mattina, in Segreteria, ci è stato comunicato che il 13 gennaio ci sarà una prima riunione con i gruppo parlamentari e la direzione per impostare il percorso. Per quanto riguarda la mia personale idea, certamente deve essere un profilo che abbia caratteristiche di terzietà e grande responsabilità, e che sappia tenere unito il Paese. Mi piacerebbe che per la prima volta si pensasse a una donna. Sarebbe un grande segnale. Questo Paese ha un problema grandissimo su questo. La scarsa presenza delle donne nei luoghi delle decisioni blocca lo sviluppo del territorio, e la pandemia lo ha scoperchiato più che mai. 

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