Caudo spacca il Pd romano: così Montesacro rottama il renzismo e va oltre Zingaretti

La discesa in campo dell'ex assessore divide i dem. Si lavora per convincere l'urbanista a correre alle primarie. E se così non sarà c'è chi pronuncia la parola scissione

Foto fb Pierluigi Sernaglia

Il III municipio come laboratorio della nuova sinistra romana, oltre il renzismo e oltre il modello Zingaretti. Sono giorni caldi nel Pd romano diviso dalla decisione di scendere in campo da parte di Giovanni Caudo per la presidenza del III municipio. Una scelta di rottura, in risposta ad un appello di intellettuali e che, in poche ore, ha aggregato anime tra loro diverse e deluse dall'attuale gestione del partito, a livello nazionale come locale. E' importante però fare dei passi indietro per raccontare una vicenda in grado di segnare, da capire se in positivo o in negativo, la storia del partito democratico romano. 

Il 10 giugno si voterà per eleggere i presidenti del III e dell'VIII municipio, territori in cui il Movimento Cinque Stelle è letteralmente imploso. Il centrosinistra ha deciso di scegliere i propri candidati attraverso le primarie. Il Pd, motore della coalizione, ha appoggiato la scelta, segnalando il modello Zingaretti come quello vincente. Apertura a sinistra quindi. Nello stesso tempo si è deciso di esprimere un unico candidato dem da far votare ai gazebo agli iscritti, sfidato dagli altri partiti. Unanime la scelta dell'esponente da opporre ad Amedeo Ciaccheri, candidato di Super8 nell VIII municipio: tutti nel direttivo hanno votato Enzo Foschi che ha già aperto il proprio comitato elettorale in vista della sfida del prossimo 28 aprile. 

Più traumatica la scelta del III municipio. Qui, al termine di un'assemblea molto discussa, è uscito a maggioranza il nome di Paola Ilari, segretaria municipale del Pd. Una scelta che la minoranza del partito non ha digerito. Più voci interpellate, pur riconoscendone il ruolo attivo nell'opposizione alla Capoccioni, non la ritengono in grado di vincere poiché espressione di un modello spostato verso il centro, forgiato dal gruppo renziano insieme ai centristi della Lorenzin. "Andava scelto un candidato più inclusivo che andasse addirittura oltre il modello Zingaretti", racconta un esponente di spicco del partito. La convinzione, anche nell'area che fa capo al presidente della Regione, è che ci sarà grossa difficoltà a portare gente a votare e che è quindi necessario includere pezzi di società civile e di grillini delusi. 

Parallelamente a questo malumore però è sceso in campo Giovanni Caudo. Urbanista, ed ex assessore della giunta Marino, ha risposto ad un appello firmato da intellettuali di spicco della città. E attorno al suo nome sono accorsi anime diverse della sinistra. Ci sono quelli in cerca d'autore (LeU), quelli di Sinistra Italiana (Fassina), gli ex Sel, gli smerigliani, i civici Zingarettiani. Ci sono poi i marziani, i nostalgici cioè di Marino, assetati di vendetta contro chi ha deposto il loro amato sindaco. E ci sono, si è visto oggi, gli esponenti dem delusi dalla scelta del Pd Roma di schierare Paola Ilari alle primarie. 

Due candidati alle prossime elezioni? C'è chi giura di no. Nessuno però in questa fase vuole parlare apertamente, mettendoci la faccia. "Io e te non ci siamo mai sentiti, mi raccomando, se no non ti racconto nulla", è il refrain di tutte le telefonate.  "Stiamo lavorando affinchè Giovanni (Caudo, ndr) accetti di partecipare alle primarie", racconta a microfoni spenti un esponente della sinistra più movimentista. Una versione confermata anche da diversi esponenti zingarettiani convinti che "anche tra i renziani c'è la consapevolezza che appoggiare Caudo possa essere sinonimo di vittoria sicura". 

Ad oggi però Caudo, rispondendo presente, non ha sciolto il nodo: primarie o direttamente candidato presidente? Ecco perché tra i renziani si guarda con crescente stupore a quanto sta accadendo e lo si vede come una sorta di regolamento dei conti tanto con il partito nazionale quanto con quello locale. Una sorta di scissione o pre congresso che potrebbe portare alla sconfitta.

Ed anche per questo oggi la dirigenza romana parla attraverso chi le parole sa misurarle, ovvero il proprio responsabile comunicazione Claudia Daconto che ribadisce la strada delle primarie: "Le primarie sono lo strumento migliore per mettere in campo una candidatura forte e condivisa nel centrosinistra in vista delle prossime elezioni municipali del 10 giugno. Inoltre, per la prima volta, a votare i candidati del Pd che parteciperanno alle primarie del 28 aprile sono stati i direttivi dei municipi, quindi Enzo Foschi e Paola Ilari, nell'VIII e nel III municipio, sono espressione di quei territori. Loro sono i candidati del Pd e mi auguro che tutto il Pd resti coeso sui loro nomi anche perche' sarebbe grave il contrario".

E poco dopo su facebook, parole concilianti dal segretario dem romano, Andrea Casu: "Rinnoviamo il nostro appello a tutte le realtà sociali, associative ed imprenditoriali, perché contribuiscano a far diventare questo movimento l’avvio di un progetto che sappia ridare orgoglio a chi non vuole rassegnarsi al declino di Roma. Siamo felici che questo percorso abbia innescato una scintilla che sta suscitando una reazione del mondo civico. Le primarie servono a non rinchiudersi nelle sedi di partito, ma a rilanciare un dibattito nei territori, capace di far emergere l’interesse della cittadinanza e l’orgoglio di chi non si rassegna al malgoverno di Roma".

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Come se ne esce? Tutto può succedere, è la convinzione di tutte le correnti. Tra i dirigenti locali i più duri sono i turchi, ormai non più giovani, che vedono il caso Caudo - e soprattutto lo schierarsi insieme ai marziani - come una resa dei conti nei confronti dell'ex commissario Orfini. Attendisti i turborenziani, fermi sulla posizione delle primarie ed in attesa di capire come l'ex assessore di Marino declinerà la propria discesa in campo. Fiducia tra gli zingarettiani e le altre anime della sinistra, convinti che nelle prossime ore Caudo, non iscritto al Pd, deciderà di candidarsi alle primarie. Questo, formalmente, non romperebbe quanto stabilito dal partito ed aprirebbe una sfida tutta da giocare il prossimo 28 aprile. 
 

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