Sequestro I-60: gli uffici capitolini smentiscono Catarci, Pd e Sel si spaccano

La richiesta del presidente dell'VIII municipio Catarci di sequestrare i cantieri dell'I-60 per sospette irregolarità fa discutere. Il Dipartimento di Attuazione Urbanistica nega tutto

Salutata dai comitati cittadini come una bella notizia, annunciata in anteprima mezzo stampa ancora prima dell'inizio delle operazioni, il sequestro del cantiere dell'I-60 di via di Grotta Perfetta a Tor Marancia sta diventando un vero e proprio caso politico. Da un lato il presidente dell'VIII Municipio Andrea Catarci, in quota Sel, sostenuto anche dal capogruppo del partito di Vendola in Campidoglio, Gianluca Peciola, che ha chiesto di porre i sigilli al cantiere del mega quartiere di 400 mila metri cubi per sospette irregolarità nel rispetto dei vincoli del fosso protetto delle Tre Fontane. Dall'altra il Dipartimento di Pianificazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, sostenuto da diverse voci del Partito Democratico capitolino, che nega qualsiasi illegittimità nei lavori: "Non è stata riscontrata nessuna illegittimità urbanistica da parte degli uffici di Roma Capitale nella lottizzazione di Grottaperfetta” si legge in un comunicato.

LA VICENDAIl cantiere è stato sequestrato per la parte di via Ballarin questo pomeriggio dal Gruppo VIII Tintoretto di Polizia Locale di Roma Capitale, a seguito delle disposizioni avanzate dal Municipio VIII dietro a sospette irregolarità. Il presidente del municipio Andrea Catarci e l'assessore all'Urbanistica Massimo Miglio spiegano come il Fosso delle Tre Fontane è ancora presente nell'area del cantiere: “Chiunque può venire a riscontrare la perfetta esistenza del corso acqua, con sponde in alcuni tratti alte fino a 5 metri, con la presenza di molte specie protette” si legge nel comunicato. Del Fosso, che secondo quanto scrivono i due è vincolato, è stata accertata la "distruzione ed ostruzione" con "la conseguente compromissione del naturale deflusso delle acque e delle funzioni idrogeologiche del fosso; l’alterazione delle quote orografiche naturali del terreno”. Per questo il presidente chiede che la Convenzione venga "accuratamente rivista con un drastico abbattimento delle cubature previste nell’area, imponendo di rispettare il divieto assoluto di edificazione per un’area di 150 metri dal Fosso". Si attendono approfondimenti della magistratura.

COMUNE – Negano gli uffici capitolini. “I lavori di realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria eseguiti dai privati, prima di costruire gli edifici, sono coerenti con la convenzione urbanistica stipulata il 5 ottobre del 2011. In particolare, per quanto riguarda il fosso, il progetto approvato rispetta il vincolo di inedificabilità di 50 metri e nei successivi 100 metri prevede, come da norma l’autorizzazione paesistica” continua la nota. Il Dipartimento ricorda che la “sistemazione delle aree del fosso è quella del progetto ed è stata autorizzata dalla Regione Lazio con un parere espresso il 6 Novembre del 2009”. Dagli uffici capitolini si chiede rispetto delle parti: “Il rispetto delle regole e delle decisioni maturate nel corso di procedure complesse deve essere l’impegno di tutti, a garanzia del soggetto pubblico e dei prevalenti interessi collettivi che questo rappresenta ma anche a tutela dell’iniziativa privata”.

REAZIONI – A sostegno della decisione del minisindaco Catarci il capogruppo di Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola, che ha definito la decisione del presidente di municipio “un atto coraggioso” chiedendo di “abbattere le cubature”. Contraria invece parte del Pd capitolino:  “Sarebbe surreale che per l'ennesima volta si attuasse il blocco delle opere pubbliche di urbanizzazione obbligatorie. Siamo certi che per il futuro possa essere attuata una maggiore collaborazione tra uffici periferici e centrali dell'amministrazione capitolina allo scopo di evitare pericolosi equivoci che possano indurre disorientamento e confusione nell'opinione pubblica” dichiarano in una nota il presidente del Gruppo PD in Campidoglio Francesco D'Ausilio e il consigliere PD Valeria Baglio. Anche il presidente della Commissione urbanistica capitolina Antonio Stampete sostiene la posizione del Dipartimento all'Urbanistica: “Gli uffici di Roma Capitale hanno chiarito che nella lottizzazione di Grottaperfetta non è in corso alcuna attività illegittima” scrive in una nota. “Creare allarmismi non giustificati produce nella cittadinanza e tra gli operatori sfiducia e disorientamento. Invito pertanto tutti gli organi istituzionali preposti alla tutela e al controllo del territorio ad usare maggiore cautela prima di denunciare misfatti senza il necessario riscontro”.

ACER Non sono stati a guardare i costruttori. “Acer, Legacoop, Federlazio e Ordine degli Architetti rilevano l'assoluta infondatezza degli addebiti mossi a supporto della richiesta di sequestro dell'area” si legge in una nota dell'Acer, l'associazione dei costruttori romani. “Il programma urbanistico di Grottaperfetta la cui procedura è stata avviata alla fine degli anni '90 e che si è conclusa nel 2011 con la stipula della relativa convenzione, ha ottenuto, nel corso di una lunga e complessa procedura, tutti i prescritti pareri di legittimità e conformità urbanistici, ambientali e archeologici, ed i lavori stanno procedendo nel pieno rispetto della convenzione medesima” continua la nota che difende “lo sviluppo legale del territorio” attaccando invece “disattenzione ai fenomeni dell'abusivismo”.

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COMITATI – I motivi della richiesta non devono essere stati una novità per gli amministratori. Nei mesi che hanno preceduto la richiesta di sequestro da parte di Catarci i cittadini hanno manifestato più volte il sospetto di irregolarità avvisando anche gli uffici preposti del comune di Roma e della Regione. A fianco dei cittadini anche il Movimento cinque stelle: “E' una vittoria dei cittadini”.

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