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Castel Romano, Raggi vuole lo sgombero del campo rom ma impugna l'ordinanza regionale che lo ordina

Tra Comune e Regione lo scontro è solo politico. L'avvocatura capitolina lavora per impugnare un'ordinanza che però ordina quello che lo stesso Campidoglio ha già in programma: smantellare la baraccopoli

Virginia Raggi (foto Ansa)

Virginia Raggi vuole sgomberare il campo rom di Castel Romano, da una parte con il piano avviato a gennaio che prevede aiuti alle circa 250 famiglie presenti per uscire dalle baracche in circa due anni di tempo, dall'altra con l'accelerata delle stesse procedure per un'area specifica del villaggio, abitata da 28 nuclei familiari, che invece, è la promessa, verrà smantellata entro settembre. 

Eppure impugna l'ordinanza della Regione Lazio emanata proprio ieri che non fa altro che chiedere la stessa cosa: sgomberare il campo il prima possibile perché le condizioni igienico sanitarie hanno raggiunto livelli inaccettabili, anche per la Asl

Un corto circuito tutto politico che racconta di uno scontro in atto tra i due livelli istituzionali, Comune e Regione, non nuovi a bracci di ferro su temi di competenza trasversale - vedi i rifiuti - ma che poco ha a che vedere con i contenuti della questione. L'obiettivo di Raggi e Zingaretti è lo stesso, semplicemente lavorano per metterci il cappello, pressati dalla destra, Fratelli d'Italia e Lega. 

"La Regione elenca una serie di azioni che sono già in corso, programmate, avviate e anche in parte realizzate da Roma Capitale" fanno sapere fonti del Campidoglio. Questo il motivo principale del percorso avviato dall'avvocatura capitolina. Non l'essere contrari alle azioni richieste ma semplicemente il fatto che sono già in corso. Poi, altra ragione di scontro, la manutenzione dei depuratori. "La stessa amministrazione regionale ha negato, nel maggio 2018, a Roma Capitale la possibilità di riparare e manutenere gli stessi impianti".

Ricapitolando, Raggi impugna un'ordinanza che chiede di fare qualcosa che lei stessa sta già facendo e la impugna proprio perché la sta già facendo e non ammette solleciti. Lo sgombero però lo vuole e lo ha programmato. A gennaio è stato affidato il bando da un milione e mezzo di euro a una Rti (Rete temporanea d'impresa) avente come capofila la cooperativa sociale Astrolabio e, in qualità di mandante, Arci Solidarietà Onlus e la cooperativa sociale Speha Fresia. Obiettivo: la fuoriuscita delle famiglie dal villaggio in 24 mesi. Complice il periodo di blocco per il coronavirus però il percorso di fatto deve ancora partire. 

Non a caso Raggi per l'area F, la più critica del campo dove ogni giorno bruciano rifiuti, ha accelerato e compresso la stessa procedura in due mesi. Quella porzione di campo verrà sgomberata a settembre. Lo dimostra la comunicazione in merito inviata alle famiglie dal suo vice capo di gabinetto Marco Cardilli, della quale RomaToday ha pubblicato alcuni stralci, oltre ad aver già inviato un nucleo di agenti della Polizia locale sul posto a piazzare una barriera di cemento per bloccare il passaggio di camion e vetture cariche di rifiuti. 

Raggi vuole lo sgombero, ma va comunque allo scontro con l'avversario politico per portare a casa il risultato alla vigilia della campagna elettorale, che da settembre entrerà nel vivo. 

Dalla parte della Regione Lazio si schiera Fratelli d'Italia. "Dopo aver lasciato marcire più di tre anni lo scempio ambientale di Castel Romano, Virginia Raggi oggi ha addirittura l’arroganza di opporsi all’ordinanza regionale determinata dalla grave emergenza sanitaria e dal disastro ambientale" commenta Roberta Angelilli dell'esecutivo nazionale del partito di Giorgia Meloni. "È stata la nostra azione di denuncia a mettere il sindaco con le spalle al muro e non ci fermeremo finché lo sgombero e la bonifica non metteranno fine a questa situazione". 
 

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