Case del Comune all'asta, allerta a Testaccio: "60 famiglie con redditi bassi sono senza alternativa"

La denuncia viene da Yuri Trombetti, responsabile casa del Pd

Piazza Testaccio (immagine di repertorio)

In Campidoglio è stata annunciata come ‘La fine di affittopoli’ ma per una sessantina di famiglie si sta trasformando nell’inizio di un incubo. Vivono in 64 appartamenti del patrimonio disponibile di Roma Capitale dislocati in due immobili, uno in piazza Testaccio e uno nella vicina via Ginori, che rientrano nell’elenco di quei 488 immobili che la Giunta Raggi metterà a reddito affittandoli tramite asta a prezzi di mercato. Quattro ‘scale’ in tutto, 3 in via Ginori 41 e una in piazza Testaccio 20, inserite in palazzi di edilizia residenziale pubblica. 

“Negli ultimi vent’anni queste case sono state assegnate in via provvisoria a famiglie in emergenza abitativa” denuncia Yuri Trombetti, ex consigliere comunale e responsabile Casa del Partito democratico di Roma. “Vi abitano alcune delle famiglie che persero la casa nella tragedia del crollo della palazzina di via Vigna Jacobini (era il 16 dicembre del 1998, sotto le macerie morirono 27 persone, ndr), alcune sgomberate dal residence Bravetta, ad altre ancora vennero assegnate dall’amministrazione in seguito a sfratti. Tra loro molti presentano i requisiti per l’accesso ad una casa popolare. Che fine faranno?”. L’allarme è già scattato, tanto che domani pomeriggio è già in programma un’assemblea per confrontarsi e organizzarsi. 

La delibera licenziata dalla Giunta Raggi lo scorso 6 luglio punta a mettere a valore gli immobili del patrimonio disponibile di Roma Capitale ridefinendone l’importo delle locazioni. Durante l’amministrazione di Ignazio Marino la loro gestione si era conquistata un posto nella cronaca cittadina con il nome di ‘affittopoli’ in quanto molti appartamenti, dislocati soprattutto in zone centrali, erano locati per importi molto bassi e senza alcun criterio di selezione degli inquilini.

La Giunta Marino aveva deciso di intraprendere la strada della “forma protetta”, spiega il provvedimento, che prevede la sottoscrizione di “contratti tipo” i cui valori di affitto sono stabiliti sulla base di un accordo con le organizzazioni sindacali. Ne è nata la delibera 165 del giugno del 2014 che, approvando l’accordo, autorizzava a proseguire l’iter che avrebbe portato all’assegnazione di questi immobili definendo i canoni sulla base del reddito. 

“Tuttavia” si legge nel documento della Giunta Raggi “l'atto di concertazione sottoscritto nel 2014 non ha avuto applicazione, in quanto non è stato possibile pervenire ad un'intesa con i rappresentanti degli inquilini, nonché per la mancata individuazione di procedure di assegnazione delle unità abitative, rispondenti a criteri oggettivi, nel rispetto delle finalità istituzionali”. I sindacati smentiscono: “L’amministrazione non ci ha mai convocato” scrivono Sicet, Suia, Unione Inquilini, Uniat e Feder Casa. Gli uffici capitolini procedono con il recesso dell’accordo e revocano la delibera. 

Gli uffici capitolini dell'assessorato al Patrimonio guidato da Rosalba Castiglione virano sulla ‘forma libera’. Per gli immobili inseriti nella tabella “si procederà alla disdetta contrattuale, secondo le modalità previste dal contratto stesso o dalla legge, disponendo il recupero del bene e la successiva locazione”. Le case verranno assegnate mediante un’asta, con "il criterio del maggior rialzo rispetto all'importo posto a base d'asta” calcolato sul valore medio delle locazioni così come stabilito dai valori dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate. A parità di importo dell’offerta, l’inquilini che se lo potrà permettere potrà “eventualmente” godere di un diritto di prelazione. 

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“Cosa succede alle famiglie che non potranno pagare?” continua Trombetti. “I valori di mercato a Testaccio sono molto alti e per molte non sarà impossibile partecipare all'asta e firmare un nuovo contratto d'affitto”. 

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