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Case del comune a Termini, decine di lettere con morosità arretrate: "Richiesti migliaia di euro non giustificati"

La denuncia arriva dal sindacato Asia Usb: "Coinvolti 80 inquilini, faremo ricorso in Tribunale. Vogliamo i tabulati per verificare il debito"

A un’ottantina di inquilini residenti nelle case di proprietà di Roma Capitale della zona di Termini sono arrivate lettere con richiesta di morosità da decine di migliaia di euro “non giustificate e, in alcuni casi, con evidenti errori materiali”. La denuncia arriva dal sindacato Asia Usb che segue il gruppo di inquilini da anni.

Gli immobili coinvolti, appartenenti sia al patrimonio disponibile sia a quello indisponibile, sono infatti quelli di via Giolitti e delle strade limitrofe che nel 2018 erano stati inseriti, insieme a un nucleo di immobili di Testaccio, nella delibera che metteva all’asta l’affitto degli appartamenti a prezzi di mercato, poi bloccata e resa inapplicabile da un ricorso al Tar che ha avuto esito favorevole per gli inquilini. Un vero e proprio avviso di sfratto per decine di famiglie a basso reddito che vivono in quegli immobili da decenni. “Il Comune, anziché contrastare il processo di gentrificazione e svuotamento del centro storico, lo incoraggiava”, denuncia Angelo Fascetti, sindacalista di Asia Usb.

Ora le richieste di arretrati da parte di Aequa Roma spa, che gestisce la riscossione dei canoni per conto di Roma Capitale. “Si tratta di morosità di decine di migliaia di euro non giustificate e in alcuni casi con evidenti errori materiali”. 

Mario (nome di fantasia) vive con il padre di 98 anni. “Abita in questa casa dagli anni ‘50 e ha sempre pagato l’affitto che ammonta a circa 130 euro al mese. Siamo sempre stati molti attenti. Per il 2018 mi chiedono di versare 300 euro e per il 2020 1.145 euro. Mi rendo conto che rispetto agli altri inquilini la somma è bassa, ma io ho sempre pagato”. Poi denuncia: “La cosa grave è che non è possibile mettersi in contatto con gli uffici comunali ma se non riuscirò a rispondere entro 60 giorni il debito diventerà una cartella esattoriale dell’Agenzia delle entrate e sarà possibile procedere con il pignoramento. Soprattutto i più anziani sono entrati in panico”.

A Sonia (nome di fantasia) è arrivata una richiesta da 23 mila euro. “Ammetto che dopo che mio padre si è sentito male e nel contratto sono subentrata io, l’affitto non è stato pagato per un periodo. Ho avuto problemi economici, lavoravo come donna delle pulizie in un b&b e non riuscivo a coprire tutti i costi. Oggi, a causa del Covid, sono proprio disoccupata. Come faccio ad affrontare una richiesta di 23 mila euro? Ho 57 anni e sono nata in questa casa. Mio padre ci abita del 1962 e ha sempre pagato l’affitto che ammonta a circa 200 euro mensili”. 

A Giuseppe, invece, chiedono 6mila euro. “Mi contestano morosità del 2002, 2003 e del 2010. Ma io ho sempre pagato, ogni mese. Sui tratta di circa 300 euro. Una richiesta simile mi era già arrivata qualche anno fa dalla precedente società di gestione e io, bollettini alla mano, avevo dimostrato di aver pagato. Hanno già tutto agli atti. Ora mi arriva una nuova richiesta”. Poi conclude: “Senza considerare che da quando abito qui, dall’89, non è mai stato effettuato alcun lavoro di manutenzione e lo stabile è fatiscente”. 

Per Asia Usb si tratta di richieste economiche “non giustificate”. Non solo: “Gli inquilini che si recano presso gli uffici di Aequa Roma a viale Ostiense non riescono a ottenere i tabulati del debito per constatarne la veridicità. Questa pratica ci è già nota e l’abbiamo denunciata diverse volte, fino all’ultima iniziativa presso le sedi di Aequa Roma stessa lo scorso anno”. 

Il sindacato, fa sapere ancora Fascetti, “ha richiesto per i propri assistiti, attraverso istanza formale, copia dei tabulati, onde costatare la legittimità del debito e ottenerne un’eventuale revisione, con l’impegno sottoscritto dagli inquilini di regolarizzare la propria situazione debitoria laddove si riscontrino affitti realmente non pagati”. Lo ha fatto scrivendo sia ad Aequa Roma che al Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative. 

Intanto gli inquilini, supportati da un avvocato di Asia Usb, presenteranno ricorso formale in Tribunale. “Sono praticamente obbligati a farlo, perché l’avviso di accertamento, in base alla legge 160 del 2019, diventa immediatamente esecutivo e l’inquilini, per impedire un celere pignoramento, devono ricorrere in Tribunale. Se non si impugna l’atto di intimazione, infatti, in pochi mesi viene trasformato direttamente in cartella esattoriale, affidando dunque all’Agenzia delle entrate e riscossione il compito di recuperare gli importi attraverso il pignoramento. Questo nonostante le richieste di chiarimenti sul debito non evase da Aequa Roma, società controllata da Roma Capitale stessa”.

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