Case del Comune in affitto a prezzi di mercato: "Quando anche l'ente pubblico caccia i ceti popolari dal centro"

Se ne parlerà in un incontro organizzato da Asia Usb sul tema della gentrificazione. Appuntamento in via Giolitti 231

Negli ultimi mesi, parlando di case pubbliche, i fari si sono accesi spesso su un’indistinta periferia romana, che sia la Casal Bruciato che sorge alle spalle della stazione Tiburtina o una Torre Maura molto vicina al Grande raccordo anulare. Poche volte, anzi quasi mai, lo sguardo si è rivolto verso il Colosseo. Eppure, da poco meno di un anno, è in vigore una delibera della Giunta capitolina con la quale l’esecutivo guidato da Virginia Raggi intende mettere in affitto all’asta a canoni di libero mercato immobili del patrimonio disponibile di Roma Capitale. Quasi 500 appartamenti, molti dei quali si trovano in aree centrali abitate ormai solo da turisti di passaggio o persone molto ricche. Proprio come gli affittuari a cui si rivolge il provvedimento del Campidoglio, che, nelle intenzioni espresse ormai un anno fa, spera di recuperare dall'operazione 100 milioni di euro.

È stata ribattezzata delibera ‘anti scrocconi’, in riferimento allo scandalo delle famiglie agiate che vivono in queste case versando affitti molto bassi. “Questi gioielli, alcuni in pieno centro e con vista su scenari che tutto il mondo ci invidia, saranno d’ora in avanti affittati a prezzo di mercato e non più senza alcun criterio a poche decine di euro”, aveva spiegato l’assessora alle Politiche abitative e Patrimonio, Rosalba Castiglione, in occasione della presentazione. Negli appartamenti oggetto della delibera, però, come raccontato anche da Romatoday affrontando il caso di Testaccio, vivono decine di famiglie con redditi bassi, che si sono viste assegnate quelle case proprio come se fossero alloggi di edilizia residenziale pubblica e che oggi rischiano di restare senza alternative.

Il video delle case di Testaccio: "Noi non siamo degli scrocconi"

Il tema verrà affrontato nel corso di un incontro pubblico organizzato da Asia Usb in via Giolitti 231, proprio in un palazzo di proprietà del Comune con molti appartamenti finiti nella delibera, con un incontro dal titolo: “Turistificazione e gentrificazione della città storica: il Centro è dei romani non degli affari”. La messa in affitto all'asta a prezzi di libero mercato, quindi, non è solo un problema di disagio abitativo per le famiglie interessate, l'idea alla base dell'incontro, ma riguarda tutta a città. In particolare il suo centro.

Spiega Angelo Fascetti, di Asia Usb: “La delibera fa emergere una serie di contraddizioni. Molti di questi immobili sono nati e sono stati assegnati come appartamenti di edilizia residenziale pubblica. Non si riesce a ricostruire come sia entrati a far parte del patrimonio disponibile che oggi viene messo sul libero mercato. Non solo”, spiega ancora Fascetti. “Dal punto di vista giuridico è un fatto singolare che il Comune disdica contratti di affitto redatti a canone concordato, in base alla legge 431, e avvii un procedimento di messa all’asta, senza alcun riferimento normativo”.

Un caso emblematico è quanto accaduto a Testaccio, dove in due palazzi di case popolari che affacciano sulla piazza che prende il nome dal quartiere, solo due scale, 64 appartamenti in tutto, sono state registrate come patrimonio disponibile. “Tutti gli inquilini hanno impugnato la delibera di fronte al giudice ordinario”, spiega Yuri Trombetti, responsabile casa del Pd di Roma, che ha seguito la vicenda fin dall’inizio e che è stato invitato a partecipare all’incontro. “Fino ad oggi il Comune non è riuscito a dimostrare perché appartamenti acquistati allo stesso modo, tutti dalla Cassa di risparmio, tutti per essere destinati a edilizia residenziale pubblica, a un certo punto hanno preso strade differenti. Per ora, in attesa di capire l'esito del ricorso, l’applicazione della delibera sembra essersi arrestata ma è importante non spegnere i riflettori perché le case di Testaccio non sono le sole”.

Spiega ancora Fascetti: “La seconda questione posta dalla delibera è che il Comune di Roma con questo patrimonio dovrebbe puntare a tutelare il diritto all’abitare delle famiglie più deboli. Al contrario questa operazione favorirà l’espulsione di queste famiglie dal centro storico. Un processo che Roma vive da anni ma è molto grave che sia un ente pubblico a metterlo in campo. Al contrario, dobbiamo rompere con questa idea che i più poveri non possano più vivere al centro delle città e difendere con forza il tessuto sociale rimasto prima che anche questi palazzi finiscano nelle mani di grandi catene di alberghi”.   

I numeri della trasformazione del centro storico sono quelli di un esodo. A Roma nel 1951 su 1.600.000 abitanti 400.000 erano residenti nel centro storico. Nel 1990 su 2.700.000 abitanti solo 160.000 erano rimasti ad abitare nei quartieri centrali, cacciati via dall’enorme aumento dei valori immobiliari e dalla trasformazione dell’abitare prodotta dall’espulsione delle funzioni produttive, artigianali, dei servizi sociali e del commercio di prossimità. E con “la Roma di Veltroni degli anni 2000”, il centro città-vetrina, ha aumentato questo divario.

Processi che l’architetta e urbanista Rossella Marchini, che sarà presente all’incontro, conosce molto bene: “A partire dagli anni ’80 si è verificata una graduale espulsione degli abitanti del centro storico. Non solo le fasce più popolari ma anche i residenti con redditi 'normali'. Un fenomeno che appare inarrestabile ancora oggi, soprattutto se si continua a puntare su uno sviluppo basato sui valori del mercato immobiliare e sull’idea che la presenza di poveri abbassi il livello delle zone centrali della città”. Basta vedere la trasformazione “del palazzo al Velabro, dietro al Campidoglio: un immobile di proprietà del comune, che ha ospitato case popolari, trasformato in un albergo e in un ristorante di extra lusso con il giardino esterno recintato. Sono queste le trasformazioni che vogliamo generare anche in via Giolitti o a Testaccio? Per questo dobbiamo difendere la presenza dei ceti popolari anche nei quartieri centrali. La delibera mette all’asta centinaia di appartamenti, è un’operazione imponente. Il processo di sostituzione sembra inarrestabile”.

La trasformazione ha portato anche il centro di Roma a una massiccia turistificazione che, scrivono nell’appello, "ha trasformato lo spazio urbano per rispondere alla domanda di cibo e pernottamento veloce”. Centrale in questo discorso la diffusione di Airbnb. A fornire un quadro è la gioralista Sarah Gainsforth, che ha dedicato numerose inchieste al fenomeno: “Airbnb ha 30 mila alloggi in tutta Roma (Fonte Insidearibnb). Per la precisione sono 29.436 le case e le stanze affittate ai turisti su Airbnb, a fronte delle 12.125 strutture ricettive, imprenditoriali e non, registrate dal Comune di Roma. Se consideriamo solo il dato degli appartamenti interi, inoltre possiamo rilevare che Airbnb è il terzo ‘gestore’ di case in affitto a Roma dopo l’Ater e il Comune di Roma. Il primo ne ha 48 mila, il secondo 28 mila, Airbnb 19 mila, più della metà delle quali (10.500) sono concentrate nel I municipio. Il numero è rilevante anche se rapportato allo stock totale di case in affitto, 210 mila abitazioni secondo l’Istat: Airbnb ne gestisce 1/7". 

L'impatto, però, sottolinea Gainsforth, "non è limitato al centro. Gli affitti brevi contribuiscono all'aumento dei prezzi incidendo sulla capacità di acquisto dei giovani, erodendo i loro risparmi. Gli effetti si percepiscono anche sulla classe media che non vede alcuna offerta a metà che non sia la casa popolare o il libero mercato. Airbnb sta saturando anche questa fascia incentivando processi sociali che aumentano le disuguaglianze. L'unica soluzione ai problemi generati dal 'turismo di massa' diventa quindi abitare: impossibile pensare a un turismo sostenibile che non parta da politiche abitative che rendono la città vivibile". 

L'INCONTRO

'Turistificazione e gentrificazione della città storica: il centro è dei romani non degli affari'

Giovedì 20 giugno a via Giolitti 231 alle ore 17,30 organizzato da Asia Usb

Partecipano: Rossella Marchini (urbanista), Giacomo Salerno (ricerca sulla turistificazione Univ. La Sapienza), Sarah Geinsforth (libro sulle conseguenze sulle città della crescita di Airbnb), Maria Vittoria Ferroni (Prof.ssa di diritto amministrativo Univ. La Sapienza), Yuri Trombetti (responsabile della casa PD), Marco Cacciatori (M5S Presidente Commissione Urbanistica Regione Lazio), Stefano Fassina (deputato e consigliere comunale S.I.).
Sono invitati le Associazioni in difesa del Centro storico, i Movimenti per il diritto all’abitare, consiglieri comunali e regionali.

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