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Affitti delle case comunali all'asta, Campidoglio al lavoro per modificare la delibera: intanto arrivano le prime disdette

Il passo indietro perché parte del patrimonio era 'indisponibile'. Gli uffici: terremo fuori quegli indirizzi

Mentre gli uffici del dipartimento Patrimonio stanno lavorando alle modifiche richieste dal tribunale nell’ambito di un ricorso presentato da un gruppo di inquilini, non si arresta l’applicazione della delibera 133 del 2018 che alza i canoni di locazione di centinaia di case del patrimonio disponibile di Roma Capitale. A partire dall’inizio di febbraio una serie di inquilini che vivono in questi alloggi si sono ritrovati nella cassetta delle lettere comunicazioni di disdetta dei contratti di affitto. Ai diretti interessati si chiede di lasciare l’immobile “entro e non oltre” la data di “naturale scadenza” indicata nella lettera “libero da persone e cose”.

Con la delibera, infatti, l’amministrazione di Virginia Raggi ha messo all’asta a canoni di mercato gli affitti di circa 500 immobili del patrimonio disponibile comunale. Le case verranno aggiudicate “mediante il criterio del maggior rialzo” rispetto alla base d’asta. Non viene esclusa nemmeno la possibilità, che viene prospettata come eventuale, di un “diritto di prelazione a parità di importo dell’offerta”. Il che significa che se chi già vive in quegli alloggi ha disponibilità economiche per sostenere prezzi di mercato (e oltre) può aggiudicarsi il nuovo contratto. Intanto, però, secondo le disposizioni del dipartimento dovrà uscire dall’appartamento ed effettuare un trasloco. 

Molte persone però sono finite a vivere lì negli ultimi trent’anni dopo essere passati per la graduatoria per gli alloggi popolari o su assegnazione del Comune che ne aveva certificato lo stato di disagio abitativo. Tra loro un gruppo di inquilini di 64 appartamenti a Testaccio che hanno portato la delibera in tribunale. Nella stessa situazione anche una quindicina di case in via Giolitti, nei pressi della stazione Termini. La tesi è quindi che parte degli immobili inseriti nella delibera fanno parte del patrimonio indisponibile e non possono quindi essere valorizzati.

All’udienza del 25 settembre 2019 l’avvocato di Roma Capitale ha depositato una proposta di delibera che stralcia un lungo elenco di beni. La sua approvazione, scrive il giudice che ha rinviato la prossima udienza al 24 marzo del 2021, “determinerebbe la cessazione della materia del contendere”. E mentre si attende che le modifiche alla delibera, alle quali stanno lavorando gli uffici del dipartimento, vengano rese effettive da un voto di giunta sono iniziate a partire le lettere di disdetta.

Nelle comunicazioni partite nelle scorse settimane, fanno sapere a Romatoday gli uffici, non rientrano gli indirizzi che saranno oggetto dello stralcio (Via Ginori, piazza Testaccio e via Giolitti). Una delle lettere che Romatoday ha potuto visionare riguarda, per esempio, un immobile che si trova in via Carlo Cattaneo 24, proprio all’incrocio con via Golitti, e che il sinacato Asia Usb sostiene far parte della medesima categoria.

“L’arrivo delle lettere ha suscitato un forte allarme tra gli inquilini”, tra i quali “numerosi anziani, che abitano in queste case con le loro famiglie da decenni”, scrive il sindacalista Angelo Fascetti che spiega: “Molti di loro sono stati sistemati in questi alloggi in quanto sfollati dopo il bombardamento di San Lorenzo” durante la Seconda guerra mondiale. “Il Comune di Roma su spinta della Giunta Raggi, invece di proteggere i ceti popolari dall'espulsione dal centro storico, si sta facendo promotore dei processi di gentrificazione e di speculazione”, denuncia Fascetti “favorisce la trasformazione illegale in B&B e stravolge la funzione del patrimonio pubblico”. L’appello del sindacato è all’abrogazone della delibera. 

Attacca anche il responsabile Casa del Pd di Roma, Yuri Trombetti, che ha sostenuto la protesta degli inquilini di Testaccio: “Il punto è che sotto il giudizio del giudice c’è l’intero allegato A della delibera. Di fronte alle criticità emerse il provvedimento andrebbe sospeso. Inoltre nella lettera c’è scritto che deve essere lasciato libero da persone e cose. Ma se gli inquilini possono avere diritto di prelazione perché uscire e lasciare libero l’alloggio? Stiamo preparando un’interrogazione alla sindaca per chiedere come mai la delibera viene attuata nonostante il giudizio pendente e con quali modalità dal momento che, per ora, non sembra essere riconosciuta alcuna prelazione”. 

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