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Ottanta immobili del comune vanno tolti dall'asta: il Campidoglio è in ritardo e il tribunale rimanda di un anno

Il dipartimento Patrimonio deve stralciare dalla delibera che ha messo all'asta gli affitti di 500 immobili, circa 80 case. Ma all'ultima udienza la delibera ancora non era pronta. Trombetti: "Comune in ritardo". Fascetti: "Alcuni appartamenti mancano all'appello"

In tribunale per modificare la delibera che ha messo all'asta a prezzi di mercato gli affitti di circa 500 immobili di proprietà comunale, il dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative del Comune di Roma è in ritardo. Chiede altro tempo. Ma conferma: 79 appartamenti non potevano essere inseriti nell’elenco e verranno registrati ufficialmente come case popolari. Stiamo parlando della delibera presentata nel luglio del 2018 dall'allora assessora al Patrimonio, Rosalba Castiglione, insieme all'attuale assessora, al tempo presidente della rispettiva commissione capitolina, Valentina Vivarelli. Presentata come la fine di ‘affittopoli’, in tribunale il Campidoglio ha dovuto ammettere, almeno in parte, di essersi sbagliato in merito all’utilizzo del suo patrimonio.

Il ricorso è partito da una sessantina di famiglie residenti a Testaccio, alle quali queste case sono state assegnate nel corso dei decenni scorsi come se fossero popolari, ma ha coinvolto anche numerose famiglie in zona Termini. Quegli appartamenti erano stati comprati con con contributi pubblici e destinati a famiglie in disagio abitativo. Eppure gli affitti di queste case, registrate come patrimonio disponibile, erano state messe all’asta. In Tribunale il dipartimento aveva ammesso l’errore e promesso una delibera per stralciare le 79 case dislocate in via Ginori, piazza Testaccio e via Giolitti dall’elenco e procedere con una “modifica inventariale” trasformando i beni da “patrimonio disponibile” a “patrimonio indisponibile Erp”.  

All’ultima udienza che si è tenuta il 24 marzo scorso, però, il provvedimento non era ancora pronto e l’udienza è stata rimandata al 23 febbraio 2022. “È in corso il completamento dell'istruttoria amministrativa per le integrazioni e i chiarimenti da inoltrare alla Ragioneria generale per il proseguio dell'iter di approvazione”, ha scritto il direttore del dipartimento Patrimonio e Politiche abitative, Gaetano Pepe, in una nota del 17 marzo 2021 in risposta all'avvocatura capitolina che chiedeva aggiornamenti. 

Ancora un ritardo da parte del comune di Roma che avrebbe dovuto presentare al tribunale la nuova delibera”, commenta Yuri Trombetti, responsabile Casa del Pd di Roma, che ha sostenuto la battaglia degli inquilini di Testaccio. “Tuttavia le nostre battaglie hanno portato un risultato importante: queste case sono edilizia residenziale pubblica e non patrimonio disponibile. Gli inquilini possono tirare un sospiro di sollievo”. 

Rilancia la vertenza Angelo Fascetti, di Asia Usb, sindacato che ha organizzato gli inquilini residenti negli appartamenti di via Giolitti e delle vie limitrofe. “Quella delibera è di fatto stata accantonata, ma la volontà dell’amministrazione capitolina di speculare sul proprio patrimonio mettendolo a valore continua. Purtroppo molti immobili dislocati nelle strade limitrofe a via Giolitti non sono stati inseriti nell’elenco di quelli da stralciare. Una parte degli inquilini resta sotto pressione e non smetteremo di batterci affinché questo patrimonio resti pubblico”.

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