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Tra abusivismo e condoni sui Castelli scoppia la bolla: a rischio centinaia di case

Una cordata di sindaci ha chiesto l'apertura di un tavolo con la Regione. I cittadini interessati organizzati nel comitato Equi Diritti: "Sono 715 le famiglie colpite da un ordine di acquisizione, ma se questa azione inficia la sanatoria del 2003 saranno migliaia"

La protesta dei cittadini alla Regione Lazio (foto Facebook Cristina Milani)

La geografia di Roma, si sa, è stata pesantemente modificata dall'abusivismo edilizio. Urbanisti ed esperti parlano di un terzo del territorio urbanizzato costruito in questo modo. Le richieste di condono registrate sono alle stelle: oltre 600 mila relative alle leggi dal 1985 al 2003, un terzo delle quali ancora da esaminare, scrive il noto urbanista Vezio De Lucia in un suo recente intervento su L'Espresso. “Un abuso ogni cinque abitanti, uno ogni due famiglie” la fotografia impietosa. 

Ed è proprio alle porte della Capitale, sui Castelli Romani, che una bolla fatta di anni di abusivismo e condoni, che hanno rosicchiato i confini del Parco dei Castelli Romani, sta scoppiando. Nel mirino ci sono centinaia di manufatti abusivi, tra palazzine, villette e capannoni, alcuni dei quali realizzati tra il 2001 e il 2015, condannati dal tribunale di Velletri ad essere demoliti ma ancora in piedi. Non solo. Alcuni comuni dei Castelli hanno iniziato anche a rigettare richieste di condono depositate in seguito all'ultima legge del 2003 rimpolpando la lista degli abusivi. I cittadini, che si sono organizzati in un comitato, si stanno rivolgendo in massa al Tar che in diversi casi ha sospeso i provvedimenti. 

Tutto è partito da un protocollo d'intesa della durata di tre anni firmato nel giugno del 2015 tra la Regione Lazio e la Procura di Velletri. Un documento siglato dal presidente, Nicola Zingaretti e dal Procuratore, Francesco Prete con l'obiettivo di “agevolare e rendere più veloce l’esecuzione delle sentenze e dei decreti che prevedono la demolizione di manufatti abusivi”. Tra i punti dell'intesa anche la possibilità che i Comuni, per sostenere le spese delle demolizioni, possano attingere ai finanziamenti dei Fondo regionale di rotazione da restistuire senza interessi. 

A oltre un anno di distanza la protesta dei diretti interessati dilaga tanto che una cordata di comuni sta spingendo perché la Regione Lazio apra un tavolo di confronto. In particolare i sindaci di Rocca Priora, Rocca di Papa, Monte Porzio Catone, Colonna il 31 ottobre, dopo una serie di incontri tenutisi nella sede della XI Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini, hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, al Presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, e all’Assessore regionale alle politiche del territorio, Michele Civita. “Si sono aperte molteplici e articolate questioni, sulle quali è necessario che gli enti locali e la Regione aprano urgentemente un tavolo di lavoro” si legge in una nota del comune di Rocca Priora. Per “condividere una strategia” scrivono nel comunicato, ma anche per la preoccupazione che la demolizione dei manufatti abusivi, tra i quali ci sono attività ma anche tantissime abitazioni, produca conseguenze sociali sul territorio, in primis sulla questione abitativa. 

“Di concerto tra le amministrazioni" spiega il Sindaco di Rocca Priora, Damiano Pucci in una nota "si è convenuto far pervenire alcune considerazioni alla Regione Lazio e richiedere con urgenza un incontro per discutere della questione e inquadrarla in un percorso che consenta a tutti gli Enti preposti di affrontare la
problematica”.

Proprio come nella Capitale, i numeri dell'abusivismo sui Castelli, seppur in misura differente da comune e comune, sono notevoli: anche se risulta difficile stabilire con certezza quante famiglie siano coinvolte, o potranno esserlo in futuro, si tratta di centinaia di casi. Per esempio a Rocca Priora nei mesi scorsi sono stati segnalati dalla Procura di Velletri circa 180 casi di abusi commessi dal 2001 al 2015 per i quali c'è una sentenza di demolizione. Ad Ariccia, invece, ne erano arrivate 17. A Grottaferrata 74, a Rocca di Papa 195. In totale i casi delle famiglie raggiunte da ordine di acquisizione sono circa 700 ma sul numero totale avrà effetto anche l'esito delle richieste di condono ancora da ottemperare. 

Ogni comune infatti ha ricevuto un elenco delle sentenze di demolizione a cui dare esecuzione. Sono scattate le acquisizione al patrimonio comunale, provvedimento previsto qualora le demolizioni richieste non siano state effettuate. Ma i fari non si sono accesi solo sui casi passati in giudicato. Sotto la lente di ingrandimento anche le richieste di condono in via di definizione. Ad alcune famiglie sono stati inviati anche i dinieghi presentati dopo l'ultima legge del 2003. I cittadini si sono rivolti al Tar che ha concesso sospensioni. Non solo. Nel giugno scorso sono arrivate anche le prime sentenze di merito che hanno annullato i provvedimenti di acquisizione. In particolare è accaduto al comune di Rocca Priora in merito a due costruzioni abusive per meri vizi formali e errori nella stesura dell'atto. 

I cittadini interessati si sono organizzati nel comitato Equi Diritti. “Negli ultimi mesi i sindaci, su impulso del protocollo tra la Regione e la Procura, stanno procedendo con le acquisizioni delle case costruite abusivamente negli anni” spiega Marco Milani del Comitato Equi Diritti. “Il tutto senza considerare che per circa l'85 per cento di queste abitazioni è stata pagata una sanatoria che è costata tra i 20 e i 70 mila euro a famiglia. Negli ultimi 15 anni sono state versate le tasse su quelle abitazioni. Chi ci risarcisce?” continua. “Ci sono anche persone che hanno acquistato quelle case con atti notarili, accendendo dei mutui”. Secondo Milani "sono 715 le famiglie colpite da un ordine di acquisizione, ma se questa azione inficia la sanatoria del 2003 saranno migliaia” Infine una considerazione: “Il tutto senza considerare che la Regione negli anni ha finanziato i comuni per portare a questi quartieri le opere di urbanizzazione”.  

Al termine di una proteste messa in atto alla sede del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana il 28 ottobre scorso, i cittadini hanno presentato le loro istanze a una serie di capigruppo regionali. Per il consigliere regionale FI e vicepresidente della commissione Urbanistica e Politiche Abitative, Adriano Palozzi si tratta di una “questione delicata con risvolti sociali potenzialmente pesanti visto che centinaia di famiglie potrebbero finire per strada” ha scritto in una nota dopo la protesta dei cittadini. “Una questione, inoltre, che deve essere affrontata dalle istituzioni con equilibrio e impegno, rispettando sempre il principio di legalità ma facendo i conti con una realtà che potrebbe assumere i contorni dell'emergenza sociale” ha concluso chiedendo al presidente Zingaretti di “procedere con una moratoria o una sospensiva al protocollo d'intesa”. 

La vicenda è stata commentata anche dal consigliere regionale Pd Eugenio Patané: “Penso che sia assolutamente urgente ed indispensabile la creazione di un tavolo che possa trovare al più presto soluzioni condivise, nel pieno rispetto delle leggi, per famiglie e attività artigianali che in questo momento vivono una situazione di grande difficoltà”. Poi ha concluso:  “Parliamo di oltre 700 immobili su tutto il vasto territorio dei Castelli Romani, un numero di grandi proporzioni che non può che essere gestito in modo coordinato attraverso un tavolo interistituzionale che ricomprenda Regione Lazio, Procura di Velletri e tutti i Comuni nei quali ricadono questi procedimenti". 

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