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A Casal Selce il distretto del riciclo: "Nessun odore e impatto zero". Ma monta la protesta

Un impianto di compostaggio, uno di riciclaggio di multimateriale leggero e un centro servizi. L'assessore Montanari e il dg Ama, Stefano Bina, illustrano il progetto 

"Ricordate? E' dal letame che nascono i fior". E dall'organico nascerà il compost, ricchezza del post consumo nel roseo futuro dell'immondizia romana, rigorosamente autosufficiente e a ciclo chiuso. L'assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari ce la mette tutta. Aiutata dall'intervento tecnico fatto di cifre e slide del dg di Ama, Stefano Bina, scomoda pure Fabrizio De Andrè pur di coinvincere i cittadini di Casal Selce ad accettare il "distretto del riciclo" che il Campidoglio vorrebbe realizzare a pochi metri dalla via Aurelia. Un'ardua impresa che si scontra con la paura di chi è distante da Malagrotta solo una manciata di chilometri. C'è il timore dei cattivi odori, del pericolo incidenti, della svalutazione degli immobili, del rischio idrogeologico che ha sempre interessato quel quadrante di Roma. 

I dettagli del progetto

Montanari ha illustrato una prima ipotesi di progetto nell'aula consiliare del XIII municipio: un impianto di compostaggio per la trasformazione dell'umido in fertilizzante (60mila tonnellate di organico lavorato in un anno), uno di riciclaggio di multimateriale leggero (plastica e lattine per 80mila tonnellate l'anno) e un centro servizi con un'isola ecologica che andranno a occupare un'area di circa 10mila metri quadrati in via di Casal Selce, con le sembianze di un anonimo capannone industriale. 

Un po' "come un'Ikea" con un perimetro di alberature, si legge nelle slide, rientrante (insieme a un altro impianto per l'organico a Cesano) nel piano industriale Ama, tutto improntato sulla differenziata da spingere fino al 70 per cento entro il 2021. L'assessore ripete le parole d'ordine: riciclo, riduzione della produzione di rifiuti, filiera indipendente dagli impianti fuori città che oggi accolgono, in Friuli e Veneto, gran parte dell'organico prodotto dai romani, risparmio anche nei costi, con la Tari "che scenderà del 3 per cento". Buone pratiche che vorrebbero portare Roma fuori dalla continua emergenza "monnezza". Niente a che fare con discariche e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (Tmb). Ma le rassicurazioni non calmano i cittadini. 

I timori dei residenti

"Saremo costretto a respirare aria malsana?", "c'è una scuola a due chilometri di distanza", "questo è Agro romano, un bene prezioso, l'area non può essere idonea". Tantissimi gli interventi di residenti infuriati. Qualcuno teme un impianto "come quello di Maccarese" a Fiumicino, noto alle cronache per le continue proteste anti miasmi. C'è chi minaccia: "Bloccheremo l'Aurelia con i trattori". Bina replica fermo: "Le emissioni d'aria verranno aspirate da un filtro biologico fatto di materiale fibroso e poroso che trattiene odore e polveri". Per quanto riguarda il passaggio dei camion, "verrà allargata la strada e ci sarà un'altra via di accesso dall'Aurelia". E l'area "è idonea anche secondo i parametri fissati dalla regione Lazio, non ci sono vincoli, ed è rispettata la distanza dalle case di 500 metri".

Così dg e assessore zittiscono i presenti uno per uno. Anche il rischio idrogeologico, sottolineato da Giuseppe Strazzera, del Cdq Narno, viene negato: "Non interessa l'area". E "non c'è nessuno studio scientifico che attesti un qualche pericolo per la salute". Niente da fare. A chi abita la periferia e fa i conti quotidianamente con l'assenza di servizi primari ("aspettiamo ancora le fogne") poco importa a cosa serve il compost e quanto sia virtuoso produrlo. Il punto è un altro: "Venite qui a parlarci solo quando dobbiamo immolarci per risolvere i problemi di questa città. Se questo impianto è così bello perché non lo fate a Villa Pamphili?"

"Faremo un referendum"

In Aula anche un nutrito gruppo di esponenti politici. Roberta Angelilli, ex europarlamentare di centrodestra: "Ci state raccontando un progetto senza dettagli, fumoso, non abbiamo nemmeno delle carte. E francamente ci sembra alquanto strano che non ci siano emissioni dall'impianto. Non ci fidiamo". Marco Giovagnorio, capogruppo municipale di FdI: "Non prendete in giro i cittadini, il municipio si schieri con i cittadini, la loro volontà è chiara. Ho proposto formalmente di indire un referendum popolare"

Antonio Stampete, ex consigliere comunale Pd: "Possibile che il municipio non abbia detto una parola del progetto? Venite qui a parlarne dando tutto per scontato". Sul punto i Cinque Stelle ribadiscono: "Siamo in una fase interlocutoria. Stiamo raccogliendo i pareri dei cittadini". E la minisindaca Giuseppina Castagnetta, in silenzio fino alla fine, cede incalzata dalle opposizioni e prende la parola: "Decideremo insieme in un processo di democrazia partecipata". Ma sfugge alle domande e non prende posizione. Perché è vero, siamo alle valutazioni. Ma Bina non ne fa mistero: "Quest'area è stata individuata come idonea per gli impianti. O qui o niente".

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