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Vuota per 15 mesi dopo la morte dell'inquilino: Ater reclama ai fratelli gli arretrati di una casa non abitata

Il nipote: "Avvertiti al telefono". Ater: "E' responsabilità degli eredi comunicare il decesso"

Una casa popolare vuota per un anno e mezzo. L’inquilino, che ci viveva da solo, è deceduto e Ater non se ne è accorta. Non solo. Il nipote racconta di aver avvertito tramite il centralino l’azienda regionale. Quest’ultima, però, che ribatte: “Non risulta alcuna comunicazione scritta”. A giugno, poi, il finale. I quattro fratelli ereditano una morosità di oltre 6 mila euro per affitti e altre spese non pagate. Nel conto sono comprese anche le somme relative all’anno e mezzo in cui l’appartamento è rimasto vuoto. 
La storia arriva dal quartiere di edilizia pubblica di Tor Bella Monaca.

Tutto parte il 28 febbraio del 2018 quando l’inquilino di un appartamento gestito dall’Ater in via dell’Archeologia muore. Non aveva nemmeno 65 anni. “Mio zio viveva da solo”, racconta a Romatoday uno dei nipoti. “Siccome dall’Ater non è intervenuto nessuno, all’inizio di marzo del 2018 ho pensato di avvertire l’azienda tramite il centralino. La casa era rimasta vuota e volevamo riconsegnare le chiavi. Mi è stato detto che sarei stato ricontattato per stabilire i particolari. Ma non è accaduto”. Passano i mesi. “Ho chiamato una seconda volta a settembre fino a che, nel marzo scorso, ho preso mezza giornata di ferie e mi sono recato di persona agli uffici Ater sul Lungotevere Tor Di Nona. A questo punto l’iter scatta davvero e dopo qualche giorno veniamo contattati per restituire le chiavi”. La riconsegna avviene il 30 maggio 2019, a quindici mesi di distanza dal decesso dell’assegnatario. 

Il 6 giugno del 2019, ai quattro fratelli dell’uomo viene inviata una comunicazione: “Quali eredi del defunto assegnatario dell'alloggio Erp in oggetto - restituito all'ente gestore il 30 maggio 2019 - risultate debitrici in solido per un importo pari a 6.053,80 euro”. Cifra che, se si aggiungono i 123 euro di interessi, diventa pari a 6.177 euro, da pagare “entro 30 giorni”. La somma, si riferisce a “canoni di locazione e oneri accessori non pagati fino alla data di riconsegna”. Infatti, nelle tabelle che seguono, compaiono anche gli affitti non pagati di tutto il 2018 e fino al maggio del 2019. Quando l’assegnatario era già morto, nessuno abitava nell’appartamento e, a detta del nipote, Ater era stata avvertita telefonicamente. Come a dire, l’appartamento è rimasto vuoto e, anche se non conviventi dell’assegnatario, gli eredi sono responsabili della riconsegna.

Ater fa sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione scritta in merito al decesso e che solo all'inizio di maggio del 2019, in seguito ad accertamenti proceduti d'ufficio, ha diffidato gli eredi alla riconsegna delle chiavi, avvenuta il 30 maggio. La richiesta dei canoni non corrisposti riguarda sia le morosità precedenti al decesso, sia quelle successive perché, secondo l’azienda regionale, è responsabilità degli eredi comunicare il decesso di un parente, anche se non conviventi. Ater, spiega ancora, mantiene costante un’attività di monitoraggio periodico sugli ultra settantenni soli, mentre l’inquilino in questione apparteneva ad una fascia d’età inferiore.  

“Questa storia è l’esempio della trasformazione di un ente pubblico che dovrebbe gestire le case popolari in un esattore delle tasse alla ricerca di reddito”, il commento di Angelo Fascetti, di Asia Usb. “Per questo stiamo chiedendo la ripubblicizzazione dell’ente, per impedire che l’attività principale sia ricavare introiti da persone che hanno redditi bassi”. 

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