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Il pasticciaccio della casa popolare a Spada, rimpallo tra Regione e Comune. L'Antimafia acquisisce gli atti

Raggi: "Chiesta immediata verifica rispetto procedure". La Regione: "La sanatoria è chiusa da un decennio"

FOTO ANSA/MASSIMO PERCOSSI

L'assegnazione di un alloggio popolare di Giuseppe Spada, parente di Carmine e di Roberto, reggenti dell'omonimo clan di Ostia e arrestati durante l'operazione Eclissi, è diventata un caso. Una questione delicata tanto che la Direzione Distrettuale Antimafia vuole vederci chiaro. Proprio su disposizione della Dda, la Squadra Mobile e i Carabinieri del Comando provinciale, hanno acquisito i documenti del Comune di Roma (qui la determina). 

Nel frattempo il dibattito politico si infiamma. La sindaca Virginia Raggi, ieri, ha chiesto agli uffici capitolini di verificare immediatamente se tutte le procedure di legge siano "state rispettate e di avviare un'indagine sullo stato di attuazione dell'art. 53 della Legge Regionale 27 del 2006", vero nodo della questione secondo la prima cittadina a 5 Stelle.

Dall'Assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative si sottolinea che "la regolarizzazione in sanatoria è imposta dall'art. 53 della Legge Regionale 27 del 2006 qualora l'inquilino abbia occupato l'immobile entro il 20 novembre 2006 e abbia i requisiti previsti dalle norme regionali per accedere ad una casa popolare".

Il Campidoglio poi, sempre in una nota, continua: "In riferimento a quanto stabilito nella suddetta legge regionale, il Comune non ha alcuna possibilità discrezionale. Gli uffici capitolini sono obbligati a valutare la documentazione fornita entro i termini di legge dai facenti richiesta in ossequio ai criteri e ai requisiti stabiliti dalla normativa regionale".

"Si specifica altresì, in merito al caso di una presunta assegnazione di una casa popolare in ragione della sanatoria a Ostia, che tale assegnazione non è di fatto mai avvenuta. Gli uffici capitolini hanno infatti rilasciato un parere seguendo pedissequamente quanto loro imposto dalla sopraccitata legge regionale. Un atto dovuto, al quale seguiranno ulteriori controlli da parte dell'Amministrazione", si legge ancora.

Non è mancata, tuttavia, la risposta della Pisana che, leggi alla mano, smentisce la Sindaca: "L'art. 11 della legge regionale n. 11 del 2007 stabiliva in 24 mesi, e non oltre, i termini entro cui si doveva concludere l'istruttoria. Per meglio chiarire, è infatti erroneo fare riferimento alla sola legge regionale 2006 – n. 27 visto che, per indicare in maniera stringente come eseguire la sanatoria, fu sempre l’Amministrazione regionale di allora a produrre un'ulteriore legge, quella del 19 luglio 2007, n. 11". 

Al capitolo III  dell'articolo 11 si legge testualmente: "I comuni, nell’ambito della loro autonomia organizzativa, stabiliscono termini e modalità per l'istruttoria delle domande presentate ai fini della regolarizzazione delle occupazioni senza titolo degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all'assistenza abitativa, da concludere entro ventiquattro mesi dalla data di scadenza del termine di presentazione della domanda stabilito nel modello approvato con delibera della Giunta regionale ai sensi dell’articolo 53, comma 4 della l.r. 27/2006". Per maggiore precisione si aggiunge che i termini per la scadenza della domanda furono "fissati in 90 giorni".

In conclusione, quindi, secondo la Regiona Lazio "si sta parlando di norme regionali prodotte da altra Giunta, quasi un decennio fa, norme per cui la stessa Regione indicava esaurire l'efficacia nei 24 mesi successivi la loro applicazione. La precisazione del Comune è senza senso. I Comuni sono gli unici ad essere competenti nell'espletamento delle pratiche su questa materia".

Da qui gli attacchi del Partito Democratico prima, e di Fratelli d'Italia poi che ha annunciato di presentare un'interrogazione "per capire e tutte le procedure di legge siano state rispettate".

Una partita che si gioca sul delicato campo dell'emergenza abitativa. L'Associazione Inquilini e Abitanti per la difesa del diritto alla casa e alla città, commentando la notizia, da un colpo al cerchio ed uno alla botte: "Da anni ci battiamo affinchè, ai cosiddetti occupanti abusivi di case popolari, qualora siano in possesso dei requisiti di legge, si trovi una soluzione alloggiativa consona. Migliaia di famiglie a Roma vivono questa condizione, hanno i requisiti ma non la casa e le condizioni oggettive li costringono sempre più spesso ad occupare".

"In questi mesi l'amministrazione capitolina ha lanciato la campagna 'Scroccopoli' e ha messo in cantiere 9000 sfratti, una vera e propria bomba sociale, certamente tra questi si nasconderanno alcuni, forse molti "scrocconi" veri, ma l'esperienza nei territori ci insegna che il più delle volte le famiglie colpite da sfratto hanno i requisiti per la casa popolare, non si può fare di tutta l'erba un fascio. - conclude la nota di Asia Usb - Da tempo chiediamo che si valuti caso per caso, ci è stato sempre risposto che non è possibile che chi occupa si è messo fuori dalla legalità perdendo il diritto alla casa. Oggi accogliamo con immenso piacere che invece non è così, che si può fare, naturalmente per tutti e non solo per chi appartiene a famiglie dal nome pesante".

 
 

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