Casa delle donne, la Vivarelli replica alle critiche: "Il debito è una realtà oggettiva"

L'assessora conferma la necessità di ripagare il debito e di mettere a bando l'immobile con una nota polemica: "Non assumiamo atteggiamenti diversi nei confronti di una realtà piuttosto che di un’altra"

Un momento di protesta delle attiviste della Casa internazionale delle donne

E' muro contro muro tra l'amministrazione capitolina e la Casa internazionale delle donne, dopo l'ultimo incontro per il futuro dello spazio. La proposta di rateizzare il debito arretrato avanzata dall'assessora al Patrimonio, Valentina Vivarelli, è stata giudicata "irricevibile" dalle attiviste, che avevano avanzato una proposta d transazione, e "l'approccio ragionieristico" ha sollevato non poche critiche anche dal mondo politico. Così nel pomeriggio di ieri Vivarelli ha deciso di difendere la propria posizione con un post su Facebook: "Dispiace la chiusura al dialogo da parte della Casa Internazionale delle Donne".

L'assessora ha voluto riassumere le azioni dell'amministrazione destinate a servizi per le donne: dai "cinque centri antiviolenza aperti tra 2018 e 2019, e altri già in cantiere" alle "case rifugio, case per la semi-autonomia grazie all’uso dei beni confiscati alla criminalità organizzata" e "co-housing in appartamenti in regime di autonomia per donne vittime di violenza". Il "numero whatsapp per contattare direttamente i centri antiviolenza". Elementi che per Vivarelli testimoniano che "le donne sono al centro della nostra azione". Per l'assessora, "essere al fianco delle donne non vuole dire assumere atteggiamenti diversi nei confronti di una realtà piuttosto che di un’altra. Significa perseguire obiettivi sociali attraverso una giustizia sociale".

Per le attiviste la rateizzazione del debito è "irricevibile"

Vivarelli è poi entrata nel merito della trattativa con la Casa internazionale delle donne che dal 2001 ha sottoscritto concessioni che prevedevano il versamento di un canone ridotto al 10 per cento rispetto a quello di mercato. Per Vivarelli, però, il debito "cristallizzato dal piano di rientro" è "una realtà oggettiva che non deve essere confusa con il valore sociale dei servizi svolti per le donne dal Consorzio stesso. Valore mai messo in discussione", continua.

L'assessora ha poi spiegato di aver intenzione di mettere a bando lo spazio e di voler "rimodulare i servizi offerti". Scrive nella nota: "L’immobile di via della Lungara resta dedicato al 'progetto casa internazionale della donna', non vi è nessun dubbio, e a tal fine vogliamo rimodulare i servizi offerti. Un modello innovativo per il quale abbiamo deciso di applicare un canone ricognitivo, ovvero molto basso, proprio per concentrare ogni sforzo economico esclusivamente sui servizi che saranno offerti. Come stiamo già facendo con molte altre attività messe in campo per le donne da questa amministrazione". L'assessora conferma la sua apertura al dialogo ma su una sola strada, quella della rateizzazione del debito che, oggi, avrebbe raggiunto il milione di euro e della messa a bando dell'immobile. La conclusione della nota non è senza polemiche: "Alla Casa Internazionale delle Donne voglio dire che stiamo lavorando per la tutela e la valorizzazione delle donne e di tutte le attività e i servizi che possono supportarle e aiutarle. Nel solco dell’uguaglianza, anche tra chi questi servizi li eroga".

Le attiviste della Casa internazionale delle donne avevano avanzato una proposta di transazione a superamento del debito e portando a sostegno la documentazione relativa alla valutazione economica dei servizi, a scomputo del debito, calcolata in circa 700mila euro all'anno. L'obiettivo è infatti non solo una soluzione economica ma anche un riconoscimento politico dell'attività della Casa.

"Oggi, dopo mesi di attesa di una risposta positiva alla nostra proposta, soprattutto dopo la devastazione che l’emergenza Covid ha prodotto nel tessuto sociale  e ha terribilmente colpito la vita delle donne, è assolutamente inaccettabile abdicare a una scelta politica in favore di una fasulla legalità, in nome di una vocazione esattoriale", hanno scritto in un comunicato. "La Casa ha una storia, è un luogo simbolico del femminismo ed è dentro alla migliore storia democratica della città".

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Attacchi all'amministrazione capitolina sono arrivati anche dal mondo politico. "L'Amministrazione Raggi conferma la sua rigida visione meramente ragionieristica e il suo approccio contabile nei confronti della storia sociale della nostra città", le parole delle comunali Pd Giulia Tempesta, Valeria Baglio e Ilaria Piccolo per le quali il piano di rientro dal debito "non tiene conto della storia della Casa né del suo contributo sociale nella città di Roma". Aggiunge la capogruppo della Lista Civica RTR, Svetlana Celli: "La cifra riproposta dall'Amministrazione è il segnale che sul valore della Casa Internazionale delle Donne, dei servizi che offre e di ciò che rappresenta per la storia romana, non si e' fatto alcun ragionamento politico". 

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