Elezioni 2021, Calenda sfida il Pd e detta le regole per la candidatura a sindaco: "Niente primarie"

L’ex ministro e leader di Azione sul post Raggi: “Capitale fuori controllo. Ecco cosa bisogna fare nei primi cinque anni”

L’appuntamento è per la primavera 2021, ossia alle prossime elezioni amministrative ma per conquistare la Capitale c’è da lavorare con un certo anticipo e tanta intensità. Rilancia la propria candidatura a sindaco di Roma Carlo Calenda.

Il leader di Azione lo fa intendere con chiarezza: “In questo momento sono concentrato su Azione, ma questo non vuol dire che ignoriamo quello che sta accadendo: Roma è una città fuori controllo e per molti versi ormai all'estero Milano è considerata la Capitale d'Italia. Questa cosa va cambiata” – ha detto durante 'DIREzione Roma', incontro organizzato dall'agenzia Dire. 

Carlo Calenda sindaco di Roma?

La trama di alleanze e convergenze è in via di tessitura: c’è una città “da rimettere in piedi”. Calenda sindaco è un’idea, le regole dettate al centrosinistra poche e chiare: niente primarie e nessuna divisione.  “Serve un'alleanza il più grande possibile. Sono per una coalizione larghissima di forze, interessi e rappresentanze civiche ma no per una coalizione che riporti al governo chi ha sfasciato questa città” – il pensiero di Calenda. 

Le regole di Calenda sindaco: niente primarie, né divisioni

L’ex  Ministro dello Sviluppo Economico, in caso di candidatura a sindaco di Roma, non passerà per le primarie. “Sono totalmente contrario alle primarie perché ci sarebbero 28 candidati su varie posizioni, perderemo sei mesi di tempo e nessuno arriverebbe alle primarie con un livello di visibilità forte. E poi arriva Giorgia, o magari lei no ma qualcun altro si. Se il Pd vuole fare le primarie – ha aggiunto dal palco di DIREzione Roma - se le fa per conto suo e si arriverà il giorno prima delle elezioni senza un candidato”. 

Sindaco di Roma nel 2021: i nomi del centrosinistra

Eppure “nomi di qualità” nel centrosinistra ce ne sono. Calenda li fa: da Enrico Letta a Walter Tocci. "Se domani si trova un buon candidato per Roma io lo sosterrò a spada tratta. La questione di Roma non deve diventare una questione personale perchè questo sarebbe l'inizio della fine. Quello che non si può fare – ha ammonito Calenda - è il solito meccanismo per cui ci sono 94 persone nel Pd che vogliono fare il sindaco, di cui quelle con esperienza poche, e alla fine escono fuori nomi surreali".

L’ex Sel Smeriglio su Calenda: “Valore a ciò che unisce”

Il centrosinistra verso il Campidoglio “unito”, una speranza più che un impegno. E’ li che guarda anche l’ex Sel, ora parlamentare europeo del Pd, Massimiliano Smeriglio, che tenta la convergenza con un leader decisamente centrista come Calenda. 

"Come troverò un punto d'incontro con Calenda? Discutendo, convergendo e dando valore a ciò che ci unisce e non a quello che ci divide. Questa – ha detto Massimiliano Smeriglio, parlamentare europeo del Pd - è una grande pratica del centrosinistra: mettere insieme più culture politiche, farle convergere su valori e programmi, lavorare comunemente: lo abbiamo fatto in Regione Lazio, si può fare a Roma". 
 

Calenda sindaco di Roma: periferie, decoro e servizi

Per Roma bisogna cominciare a lavorare su temi e programmi. Calenda rilancia l’impegno sulle periferie, ma non solo. 

“Quando ero ministro provai a fare il tavolo Roma e i punti sono ancora quelli, a partire dalle attività fondamentali: il decoro urbano, i trasporti, le abitazioni, la sicurezza. Cose su cui bisogna rimettere in piedi la città prima di darle una missione internazionale: noi siamo l'unico caso in cui la Capitale va indietro, è assurdo e pericolosissimo".

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Già chiara la direzione da intraprendere. Calenda sindaco di Roma, nel caso, traccia il percorso da seguire: "Servono poteri straordinari e soldi. Ma nei primi 5 anni bisognerà rimettere in piedi i servizi basilari di Roma, dai rioni alle periferie. A Roma bisogna rimettere a posto il decoro, i trasporti, i servizi e la sanità che funziona malissimo e non dipende dal Comune. Poi bisogna fare il polo museale più grande del mondo unendo Colosseo, Circo Massimo e Domus Aurea". Sulla Capitale la sfida, anche al Pd, è lanciata. 
 

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