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Domenica, 26 Maggio 2024
Politica

Azione cerca il rilancio a Roma dopo la bufera delle Regionali. Il partito però resta spaccato

Da una parte chi è più vicino al leader Calenda, dall'altra chi non avrebbe seguito i diktat elettorali. La capogruppo De Gregorio: "Stiamo riprendendo le attività sui territori. Entrare in maggioranza? No, votiamo punto per punto"

Cos'è Azione oggi a Roma? A un anno di distanza da quella che dovrebbe concretizzarsi come la fusione con Italia Viva di Renzi, il "partito unico" popolare europeista che ha l'ambizione di porsi come alternativa al Pd preso in mano da Elly Schlein, i calendiani della Città Eterna stanno finendo di leccarsi le ferite dopo la batosta delle Regionali. 

Il malumore post Regionali all'interno di Azione

Il partito di Calenda all'ultima tornata elettorale ha visto entrare in consiglio due candidati renziani, Marietta Tidei e Luciano Nobili. Quest'ultimo ha ottenuto il riconteggio dei voti e l'attribuzione di un numero di preferenze tali, precedentemente non verbalizzate, da riuscire a scavalcare Pier Luca Dionisi e ottenere il seggio: ci penserà il Tar, eventualmente interpellato dal candidato sconfitto, a dire la parola "fine". Al momento, però, nel nuovo consiglio il "partito unico" (che ancora non esiste) è rappresentato solo da una metà della mela. E questo ha creato più di un malumore.

Calenda contro i "disobbedienti" che hanno portato via voti a Petitti

Nella riunione di Azione post voto, con tutti gli eletti e i referenti regionali, Carlo Calenda era parecchio infuriato. Secondo fonti consultate da RomaToday, il leader di Azione avrebbe addirittura chiesto di spegnere gli smartphone per evitare fughe di notizie in diretta e in seguito, a porte chiuse, si sarebbe scagliato contro alcuni esponenti - anche di spicco - del partito nazionale. Non avrebbe gradito la "difficoltà", da parte di alcuni candidati o eletti in altre assemblee, a concentrare gli sforzi sul capolista Federico Petitti, l'esperto in gestione aziendale in ambito sanitario che nelle idee del vertice avrebbe dovuto entrare prendendo più voti di tutti. Così non è stato: perché a ricevere un appoggio importante è stato anche Pierluca Dionisi, figlio d'arte, ex Udc.  

Un partito diviso a metà

E così al momento, secondo i bene informati, Azione a Roma sarebbe divisa in due: da una parte i più fedeli a Calenda, come per esempio lo stesso Petitti e Simonetta Novi, capogruppo di Azione sempre in VIII. Dall'altra un "gruppo" guidato da Grippo e Dionisi, con influenze esterne, provenienti dal centrodestra. C'è poi una terza "corrente", quella chiamata Rinascimento Azionista creata da Francesco Capone, candidato alle regionali: "Ma non conta quasi nulla, non hanno voti" dice qualcuno al nostro giornale. Da alcuni dei diretti interessati la ricostruzione viene smentita, o comunque di molto ridimensionata. Di sicuro, spiega chi si troverebbe un po' più "lontano" dalla cerchia di Calenda, l'importante da qui al 2024 sarà "non perdere nessuno per strada". Chi finora ha avuto meno soddisfazione "dev'essere tenuto", spiegano. 

De Gregorio: "Nessuno strascico, rilanciamo Azione con il tesseramento"

A livello più strettamente comunale questa divisione non sembra però assumere tratti così definiti. Anche perché Flavia De Gregorio, capogruppo in aula Giulio Cesare, a RomaToday racconta di un partito in risalita, in fase di risanamento: "Siamo in pieno tesseramento - spiega - e svolgiamo diverse riunioni territoriali, oltre ad iniziative importanti come per esempio quella che faremo sul PUP di Trastevere. Parteciperemo alla manifestazione Lgbtq dell'Esquilino il 1° aprile. Strascichi post Regionali? Non ce ne sono stati, almeno dal mio punto di vista. C'è voglia di lavorare tanto". Se le si chiede che intenzioni abbia Azione in Campidoglio, rispetto ad un eventuale ingresso in maggioranza, la consigliera è ferma: "No, l'appoggio c'è sui temi singoli - risponde - quindi se c'è qualcosa di buono la votiamo, altrimenti no". 

"Fuori dalla Ztl non c'è attività politica né seguito"

Non la pensano proprio tutti così. Un esponente non di secondo livello, ma che preferisce non esporsi (al momento) lamenta una totale mancanza di coordinamento e un graduale sfoltimento della base del partito: "E' come se non ci fosse il partito a Roma - accusa - e non c'è confronto. Non c'è una linea politica precisa. Alla fine le attività sono quasi tutte concentrate su I e II municipio, perché altrove c'è rimasto poco. Ho partecipato, solo per educazione, ad assemblee in cui i partecipanti si contavano sulle dita di una mano".

Malumori per il commissariamento

E il commissariamento del partito romano, dopo lo scioglimento dell'assemblea con la mozione di sfiducia presentata a Noemi Scopelliti a dicembre, ha portato ulteriori dissapori: c'è chi si chiede perché Calenda abbia affiancato Francesco Carpano a Mario Raffaelli, ex socialista trentino. "Non si posso accontentare sempre tutti" commenta un giovanissimo militante romano di Azione, che aggiunge: "Francesco è bravo, fa il suo". 

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