Carenza medici di base nel Lazio. Marco Orsola (Idd): “Situazione critica soprattutto nei piccoli centri”

“Purtroppo in molti comuni della Regione il presidio medico di base è scarso o insufficiente"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

“Il medico di famiglia rappresenta un punto saldo nella vita delle persone. Nei piccoli centri, poi, è indubbiamente il primo approccio alle cure sanitarie. Cambiarlo dopo decenni o non averlo più vicino casa diventa un problema”.

Lo afferma Marco Orsola, responsabile dell’Italia dei Diritti per la Valle dell’Aniene e Presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Giovenzano. “Purtroppo in molti comuni della Regione il presidio medico di base è scarso o insufficiente, quando non manca completamente come sta accadendo in questo momento a Roccagiovine, ad esempio. Se un dottore deve dividersi tra più paesi, necessariamente si hanno ritardi e mancanze nelle cure. E questo è disagevole soprattutto per i soggetti più vulnerabili come i bambini e gli anziani”. Secondo un rapporto stilato dalla Federazione Italiana medici di medicina generale (Fmmg), infatti, dal 2017 ad oggi sono più di 700 i medici che nel Lazio sono andati in pensione, creando uno strappo alla rete assistenziale di base difficile da ricucire. Nonostante nella Regione la sanità sia commissariata dal 2007, con un avanzo certificato di quasi 2 miliardi, lo stesso alcune iniziative importanti non mancano di essere avviate. È dello scorso 8 gennaio, infatti, la notizia che la giunta regionale stanzierà un milione di euro per le emergenze socio-assistenziali nei piccoli comuni. Non solo: grazie al decreto n.U00473 firmato lo scorso 22 Novembre dal Presidente Zingaretti, la “Farmacia dei Servizi” diventerà realtà anche nel Lazio, permettendo a tutte le farmacie sparse nel territorio regionale la sperimentazione di servizi incentrati non soltanto sulla distribuzione di farmaci ma anche al miglioramento delle terapie e delle cure domiciliari. “Si tratta di lodevoli iniziative – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – ma che certo non possono sopperire alla mancanza di professionalità specializzate come quella del medico di famiglia. Una figura che, soprattutto nei piccoli centri, si mescola nel tessuto sociale al pari di un’autorità e rappresenta una garanzia per la salvaguardia della salute dei cittadini”.

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