Carceri: 15 giorni di licenza ai semiliberi, al vaglio domiciliari per detenuti vicini al fine pena

Chiesto monitoraggio dei detenuti over 65 anni con patologie respiratorie o cardiologiche. Possibilità anche per quanti hanno pene inferiori ai 15 mesi

Proteste a Rebibbia (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Dopo le proteste dentro e fuori dalle carceri dei giorni scorsi è il Tribunale di sorveglianza a muoversi verso misure che vanno nella direzione di alleggerire la presenza di detenuti all’interno delle carceri. “A decorrere da oggi ha disposto una licenza di quindici giorni per tutti i detenuti in semilibertà, che quindi non avranno più necessità di rientrare in carcere la sera”. Non solo. La presidente Maria Antonia Vertaldi “ha chiesto a tutti gli Istituti penitenziari di monitorare i detenuti con età superiori ai 65 anni che presentino patologie in corso di tipo respiratorio o cardiologico”. Le misure sono state comunicate dal Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, che ieri aveva parlato della necessità di ridurre il sovraffollamento all’interno delle carceri perché “in queste condizioni non è possibile garantire le norme sanitarie richieste al resto della popolazione”.

Al vaglio c’è anche la possibilità di applicare la detenzione domiciliare per i detenuti con una pena da scontare residua inferiore ai 15 mesi. “La presidente del tribunale ha chiesto agli istituti informazioni in merito ai detenuti che potrebbero ottenere la detenzione domiciliare”, spiega Anastasìa. “Ma non ci sarà nulla di automatico. Sappiamo che il nucleo di polizia penitenziaria sta lavorando all’interno del carcere di Rebibbia per procedere all’accertamento dei domicili, precondizione per accordare la detenzione domiciliare che però no sarà automatica”.

Intanto, “l'Amministrazione penitenziaria sta provvedendo ad attrezzare gli istituti alla effettuazione dei videocolloqui e delle telefonate supplementari raccomandate dal decreto-legge di domenica scorsa in sostituzione dei colloqui in presenza, che restano sospesi fino al prossimo 22 marzo” ha aggiunto Anastasìa“e sono in corso di distribuzione le mascherine che dovrebbero proteggere i detenuti dal contagio proveniente dai contatti con l'esterno”. Anastasìa ha ricordato che “in questo momento così delicato serve il massimo sforzo di coordinamento tra le istituzioni e gli operatori sul campo per riportare serenità nel mondo penitenziario e assicurare le misure necessarie alla prevenzione della diffusione del coronavirus in carcere”.

“In questo momento così delicato serve il massimo sforzo di coordinamento tra le istituzioni e gli operatori sul campo per riportare serenità nel mondo penitenziario e assicurare le misure necessarie alla prevenzione della diffusione del coronavirus in carcere", commenta Anastasìa. "Per questo, pur nella delicatezza del frangente, lunedì scorso abbiamo tenuto una prima riunione, presso il Tribunale di sorveglianza di Roma, con la Presidente Vertaldi, il Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria Carmelo Cantone, il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma e il sottoscritto. Questo pomeriggio poi si è riunito online il coordinamento dell’Osservatorio regionale per la sanità penitenziaria che ha condiviso delle linee guida di prevenzione che verranno inoltrate a tutti gli istituti nei prossimi giorni".

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Intanto, anche oggi, moglie e parenti dei detenuti si sono mobilitati per avere garanzie per i loro familiari, seppur senza formare un vero e proprio presidio. Lunedì, mentre dentro il carcere di Rebibbia, così come nel resto d’Italia, scoppiavano rivolte, il presidio organizzato all’esterno ha registrato qualche momento di tensione. Ieri, invece, mentre una piccola delegazione ha incontrato il vice capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il piccolo presidio che si era formato all’esterno e che attendeva aggiornamenti, è stato disperso con delle cariche da parte della polizia che, dal ministero di Giustizia, in via Arenula sono arrivate a largo di Torre Argentina. I familiari chiedevano di “porre rimedio a questo sovraffollamento che lede la dignità delle persone con un indulto”.

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