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Proteste a Rebibbia (Ansa - Massimo Percossi)

Proteste a Rebibbia (Ansa - Massimo Percossi)

Coronavirus, si lavora per ridurre il sovraffollamento: "Istanza per domiciliari se meno di 18 mesi di pena"

Lo ha scritto il Garante dei detenuti su Facebook. Intanto via libera all'uso della posta elettronica per i legami familiari dei detenuti

“In tutte le carceri laziali, le direzioni stanno facendo presentare istanza di detenzione domiciliare a chi ha meno di 18 mesi di pena”. Lo ha scritto ieri su Facebook il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa. “A Roma una task force della polizia penitenziaria sta già verificando l'idoneità dei domicili indicati”. Hashtag svuotiamoquellecelle. Dopo le proteste dei giorni scorsi all’interno delle carceri italiane, quelle romane non escluse, procedono le misure assunte per ridurre il sovraffollamento nelle celle. La misura era stata anticipata nei giorni scorsi anche da Romatoday: nei prossimi giorni sarà il Tribunale del riesame a decidere chi potrà beneficiare.

Una questione di sicurezza per i detenuti, come ha sottolineato nei giorni scorsi anche il Garante, che ha denunciato come con le celle piene sarebbe difficile gestire il contenimento di un eventuale contagio. Nella stessa direzione va la decisione assunta dal Tribunale di sorveglianza di concedere 15 giorni di licenza ai detenuti in stato di semi-libertà e di valutare la detenzione domiciliare anche per gli over 65 che presentano gravi patologie respiratorie e cardiopatiche.

Intanto si fa la conta dei danni causati dalle proteste. Secondo i dati forniti dal Garante sono 150 le celle non più utilizzabili nelle carceri del Lazio. Le strutture maggiormente colpite sono quella di Rieti dove “l'infermeria è inagibile e vanno ripristinate le linee telefoniche. A Velletri sono stati persi 50 posti detentivi e i danni ammontano a 250mila euro, dopo un sopralluogo del Ministero, a Frosinone i posti persi sono 100. Nessun danno invece sembra esserci stato negli altri istituti”, spiega Anastasìa all'agenzia Dire.

Intanto il capo della direzione generale dei Detenuti e del Trattamento del Dap, Giulio Romano, ha firmato un provvedimento indirizzato ai provveditori regionali che consentirà ai detenuti di utilizzare la posta elettronica per la corrispondenza con i familiari. Si risponde così, e con la predisposizione anche di procedere con dei colloqui via Skype, a uno dei motivi della protesta: la sospensione delle visite dei familiari. Le direzioni degli istituti penitenziari, inoltre, potranno consentire "lo svolgimento di esami di laurea, esami universitari e colloqui didattici tra docenti e studenti detenuti mediante video conferenza e/o tramite skype”.
 

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