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Nuovo quartiere a Santa Palomba, dai Castelli un esposto alla Sovrintendenza per fermare i lavori: "Area archeologica"

L'esposto è partito dal Partito comunista e Italia Nostra Castelli Romani e dall’Associazione per la difesa della salute: "Lì ci sono molti resti archeologici sotterrati"

Un esposto alla Sovrintendenza di Roma per un controllo archeologico al cantiere per la realizzazione delle opere di urbanizzazione relative al nuovo quartiere di Santa Palomba. È quanto presentato da Danilo Ballanti, del Partito comunista Castelli Romani, Marco Moresco, dell’Associazione per la difesa della salute, ed Enrico del Vescovo, di Italia Nostra Castelli Romani nei giorni scorsi. 

La zona di Santa Palomba-Palazzo-Cancelliera costituisce il cuore di una cultura locale universalmente nota come Civiltà Latina”, scrivono in una nota. “All’interno della Tenuta di Palazzo, sorgono i resti di una grande villa suburbana databile alla fine dell’età repubblicana, la villa di Quinto Valerio Sorano che non è stata mai scavata integralmente, ma solo perimetrata. Sul limite settentrionale del complesso è stata scoperta anche un’estesa necropoli, tutt’ora inedita, con tombe a fossa della prima età imperiale”.

Nel mirino c’è la realizzazione di un nuovo quartiere con mille abitazioni, in parte ‘sociali’, che negli anni scorsi ha ricevuto il via libera del Comune di Roma e che sorgerà su via Cancelliera, all'estrema periferia sud di Roma, all'interno del territorio comunale a ridosso di Albano e Pomezia. Nel marzo scorso un gruppo di associazioni, da Legambiente a Unione Inquilini passando per la sezione dei Castelli Romani di Italia Nostra avevano manifestato in Campidoglio per chiedere un passo indietro. 

La terra in località Santa Palomba nel territorio compreso tra i comuni di Roma, Albano e Pomezia, negli ultimi 50 anni è stata oggetto di  scavi, sezionata, rivoltata e setacciata riportando alla luce numerosi resti di antiche strade, sepolcri, ville, templi, santuari, mausolei, ninfei, cisterne, acquedotti, cunicoli, terrazzamenti insieme a una moltitudine di testimonianze della vita sociale e quotidiana nel corso dei secoli; vasi, gioielli, suppellettili, ex voto, corredi funebri, terra cotte”, continua la nota. “Riteniamo che le ricchezze archeologiche locali, celebri in tutto il mondo, debbano essere adeguatamente tutelate e valorizzate”. Tra gli esempi la cosiddetta “via Sacra, che verosimilmente conduceva da Lavinium a Monte Cavo, a suo tempo è stata di fatto ricoperta, mentre altri resti nell’area - come la Villa di Sorano - sono rimasti ammassati all’aperto e ricoperti di rovi”.

Denunciano il Partito comunista e Italia Nostra dei Castelli Romani e l’Associazione per la difesa della salute: “I lavori della realizzazione delle opere di urbanizzazione relative all’intervento privato numero 1 lotto 3 nord, nell’ambito del programma integrato “Santa Palomba” stanno procedendo speditamente e dalle foto che ci sono pervenute da residenti emergerebbe il rischio di un serio rischio archeologico: sembrerebbe che svariati reperti, come basoli di strade romane e altri elementi, siano sparsi per il cantiere”.

Conclude la nota: “Invece di valorizzare la zona di Santa Palomba-Palazzo-Cancelliera con le ricchezze dell’archeologia, le pessime scelte urbanistiche operate dal comune di Roma produrranno nell’area di Palazzo-Cancelliera un quartiere ghetto di 16 palazzoni di 8 piani (tipo Tor Bella Monaca o Scampia) con vista sul nuovo cimitero di Albano-Cancelliera, in mezzo alle esalazioni e ai miasmi del futuro impianto di trattamento dell’umido di Albano-Cancelliera e del depuratore delle acque reflue del nuovo quartiere, appena ad un chilometro di distanza della mega-discarica di Roncigliano”. 

Intanto, nei giorni scorsi, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato una mozione firmata dal presidente della commissione Urbanistica, Marco Cacciatore, per chiedere di verificare la sostenibilità dell’insediamento. “A mio giudizio insostenibile e disarticolato”, scrive Cacciatore, “potenzialmente viziato nelle forme come suggeriscono rappresentanti delle comunità locali. L’area è estremamente periferica e priva dei più elementari servizi, la procedura non ha coinvolto i comuni limitrofi, sono state portate avanti prima gli stralci sulle costruzioni che le opere di urbanizzazione, non si è tenuto conto della tutela dei bacini idrici disposta da delibere regionali. Questo progetto era latente da anni, ma con la Giunta Raggi è stato perfezionato a livello amministrativo. È necessario che la Regione intervenga, come al solito, sui rischi a cui la Giunta Capitolina espone il futuro della Città.  Ecco perché ho chiesto alla Giunta di coordinarsi con il Comune di Roma a verificare le condizioni del Print per garantire la vivibilità del luogo e la sostenibilità dell’insediamento”.

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