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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Politica Settecamini / Via di Salone

Presentato il progetto per la chiusura del campo rom: la destra sorpassa Gualtieri a sinistra

Il minisindaco delle Torri Nicola Franco (FdI) ha stretto un accordo con l'associazione 21 Luglio per costituire un Gruppo di Azione Locale e superare la baraccopoli di Roma est

Invertire il processo fin qui privilegiato per chiudere le baraccopoli monoetniche di Roma e superare finalmente e pienamente la ghettizzazione dei rom, sinti e caminanti. Quello dei "gruppi di azione locale" è un progetto che va in questa direzione e il 20 ottobre è stato presentato davanti a decine di associazioni ed enti del terzo settore nell'aula consiliare del VI municipio, a Tor Bella Monaca. Il motivo? La giunta di centrodestra presieduta da Nicola Franco è la prima ad aver incaricato Carlo Stasolla dell'associazione 21 Luglio di questo compito, con atti ufficiali. Nello specifico l'obiettivo è superare e chiudere il campo di via di Salone.

La storia del campo di Salone che il VI municipio vuole chiudere

Nato ad agosto del 1999, via di Salone è frutto del trasferimento di alcuni nuclei familiari che si trovavano in un insediamento a via dell'Acqua Vergine. Un terreno (privato) di 2 ettari e mezzo diventa la "casa" di un gruppo di rom, tra baracche e roulotte, ma nel 2006 un incendio ne distrugge alcune - senza causare vittime - e così il comune acquista un terreno adiacente e lo allestisce per ospitare dalle 600 alle 650 persone. I primi ospiti accolti sono circa 600 rom provenienti da Bosnia, Serbia, Montenegro e Romania. Nel tempo si è progressivamente svuotato e ha visto ridursi il numero di unità alloggiative: dal 2014 al 2019 c'è stato uno spopolamento del 57%, con gli abitanti passati da 846 a 360 in cinque anni. Negli ultimi tre anni altri se ne sono andati, cosicché il censimento svolto più recentemente ha individuato 314 persone fisse di cui 143 minori e un'età media di 25,5 anni. 

Nicola Franco, il minisindaco di destra che chiede aiuto alla 21 Luglio

Particolarmente attenzionato dalle forze dell'ordine, che anche il 19 ottobre all'alba si sono presentate per identificare i presenti (alcuni dei quali portati per alcune ore negli uffici per ulteriori controlli), il campo di via di Salone è stato al centro del programma delle politiche sociali del VI municipio targato Fratelli d'Italia. Il minisindaco Nicola Franco - un passato nelle formazioni giovanili di estrema destra - insieme al suo assessore al sociale Romano Amato, la scorsa primavera hanno deciso di chiedere una mano all'associazione 21 Luglio per uscirne fuori. 

"Basta cerchie ristrette, questo progetto deve coinvolgere tutti"

"E' un cammino al quale abbiamo dato via già nel mese di marzo - racconta Franco durante la presentazione dell'esito della prima fase - . Ringrazio l’assessora Funari della sua collaborazione e presenza. Quando abbiamo iniziato questo percorso con una memoria di giunta, sapevamo che era fondamentale che si partisse dal basso. L’intento quando abbiamo incontrato la 21 Luglio era quello di allargare il discorso e dare massima priorità al coinvolgimento di tutte le realtà che si sono sempre occupate di questa problematica. Volevamo attori protagonisti che conoscessero il tema e non una riunione di condominio. Questa è una scommessa da parte nostra. La sintonia e la volontà con il Campidoglio c’è. Noi vogliamo mettere al centro la persona indipendentemente dall’appartenenza etnica. Che un municipio come il nostro faccia da progetto pilota per il superamento del campo è forse un passo verso il vero decentramento". 

A Roma sono presenti 2.063 rom in 5 insediamenti formali: Candoni, Castel Romano, Gordiani, Lombroso e Salone. All'ex Jugoslavia appartengono 1.323 persone, 740 sono romeni. Sarebbero invece circa 600 i sinti e rom in insediamenti informali tollerati tra Salviati 1 e 2, Arco di Travertino e via Ortolani, mentre 117 sinti italiani sono stati censiti a via Spellanzon (ora chiuso) e via Grisolia/via Aldisio

Lo smacco a Gualtieri (e Raggi). Funari: "Progetto utile per avere fotografia del campo"

Ed è anche un piccolo smacco all'amministrazione di centrosinistra che guida la città da novembre 2021, oltre che a chi l'ha governata dal 2016 al 2021 alternando progetti di superamento mal digeriti da associazioni e abitanti dei campi a sgomberi con ruspe e forze di polizia. Barbara Funari, assessora alle politiche sociali e della salute di Roma Capitale, è presente nell'aula di via Cambellotti: "Ormai da 4 mesi come comune abbiamo pubblicato un avviso di co-programmazione  - ci spiega a margine - che ha visto la partecipazione di diverse associazioni e l'apertura di diversi tavoli basati sulle quattro assi decise dalla strategia europea di superamento dei campi: casa, lavoro, salute, istruzione oltre al contrasto all'antiziganismo. Siamo arrivati quasi alla conclusione e produrremo un documento che presenteremo e poi ci sarà la delibera per il superamento dei campi con i finanziamenti e lavoreremo insieme all'Unar, mettendo in campo tutto ciò che potremo anche in termini di fondi europei". Sulla novità del progetto presentato su input del VI, l'assessora fa trapelare apertura: "Quello che succede oggi in VI è una condivisione e un ascolto che volentieri facciamo insieme - ci dice - . I contributi che verranno dati saranno inseriti in un discorso unitario e questo lavoro ci aiuta ad avere una fotografia in particolare del campo di via di Salone, anche perché nell'ultima procedura pubblica per avere progetti sociali non si è presentato nessuno. Sicuramente abbiamo meno progetti sociali in questo caso, su altri campi invece si sono presentati soggetti che lavorano. La fotografia di oggi la considereremo con attenzione, perché lavoriamo partendo da un'analisi della popolazione attuale dei campi e i dati sono importanti". 

Le prossime tappe: entro il 15 febbraio ci sarà un piano per il superamento

Entro fine mese il municipio delle Torri produrrà una delibera che istituirà ufficialmente il gruppo di lavoro, composto da tutti gli enti del terzo settore coinvolti, dalle scuole dei territori, dalle forze dell'ordine, Caritas, Sant'Egidio, l'ospedale Bambino Gesù e l'Asl per arrivare a metà febbraio alla produzione di un documento che rappresenti il vero e proprio piano di superamento del campo: "In 25 anni di politiche sui campi - spiega il presidente della 21 Luglio, Carlo Stasolla - sono stati fatti fondamentalmente cinque errori: l'approccio top-down, quindi decisioni prese in uffici al centro di Roma e calate sugli abitanti delle baraccopoli. L'utilizzo della meritocrazia come criterio di intervento. Un impianto etnico di stampo rieducativo. Una scrematura multilivello: molte azioni si sono rivolte ad alcuni e non a tutti. E infine l'assenza di una valutazione di impatto dei progetti e mancanza di trasparenza". Oggi, per superare il campo di via di Salone, non si parte più dai tavoli ma dal campo stesso: "Dopo questa seconda fase arriveremo - conclude Stasolla - alla creazione di un piano, che è solo la terza fase. Prima dovevamo avere una fotografia completa della comunità locale su cui agire". 

L'assessore municipale: "Ora interventi immediati: pulizia e messa in sicurezza"

Nell'immediato, l'assessore Amato si è detto disposto ad effettuare interventi che diano dimostrazione di vicinana delle istituzioni agli abitanti di Salone: "Innanzitutto dobbiamo pulire tutta l'immondizia che stazione ai bordi - ha detto - dopodiché va messo in sicurezza. C'è un quadro elettrico che grida vendetta, pericolosissimo. Abbatteremo i container vuoti, che sono inutili e dannosi e incentivano il nomadismo di comodo. Dobbiamo renderci conto che sono cambiate le aspettative di chi ci vive, perché ormai sono quasi tutti giovani". 

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