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Campo rom Castel Romano (foto Ansa)

Campo rom Castel Romano (foto Ansa)

Campo rom di Castel Romano, niente più sgombero dell'area F: il Comune sospende il trasferimento delle famiglie 

Due le ragioni, da una parte l'intervento della Commissione europea a tutela dei diritti umani, dall'altra l'emergenza coronavirus e la seconda ondata di contagi

Niente sgomberi nel campo rom di Castel Romano. L'operazione di trasferimento delle famiglie della cosiddetta area F non si farà. O almeno, per il momento, è congelata. Lo avrebbe assicurato il Campidoglio all'Unar, Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali. Sia il capo di Gabinetto Stefano Castiglione che il vice Marco Cardilli - scrive l'Unar in una comunicazione inviata all'associazione 21 luglio - "hanno assicurato circa il non luogo a procedere allo sgombero, inizialmente previsto entro la fine di settembre e poi, come è noto, effettivamente non effettuato". L'ente umanitario era stato sollecitato a inizio settembre sul caso dalla 21 luglio, con la richiesta di fermare ogni azione in assenza di serie alternative per i nuclei familiari. Che lo sgombero al momento non si farà lo confermano a RomaToday fonti qualificate del Campidoglio. 

Niente trasferimento quindi per le circa 30 famiglie che da anni abitano baracche fatiscenti in un'area giudicata dalla Procura ad alto rischio inquinamento. Già, perché l'intero campo di via Pontina è sotto sequestro all'interno di un'inchiesta per reati ambientali. Sigilli scattati lo scorso luglio che non avevano fatto altro che accelerare un'operazione già fissata dalla sindaca Virginia Raggi per il 10 settembre. Una risposta alle tante denunce di roghi tossici, alle pessime condizioni di vita di bambini costretti tra rifiuti, topi e nubi alla diossina, e al pressing politico che aveva di fatto messo la sindaca M5s con le spalle al muro. 

D'altra parte ad allertarsi erano state subito le associazioni umanitarie, 21 luglio in testa, in difesa dei diritti degli abitanti del campo. All'arrivo delle "ruspe" infatti non era stata strutturata una valida alternativa alloggiativa per le famiglie, o almeno non da fornire in appena due mesi di tempo. "Finiremo per strada" è stato il disperato appello delle famiglie. Raggi ha poi posticipato rispetto alla data iniziale del 10 settembre, e ora annullato l'intervento.

Uno stop determinato però in buona parte, spiegano dal Comune, dal quadro emergenziale legato alla seconda ondata di coronavirus. Una decisione presa di concerto con Prefettura e Questura. Il che non significa, precisano ancora, che l'operazione non andrà in porto comunque entro l'anno. 

L'intervento dell'Europa

Ad accendere i riflettori sul caso Castel Romano anche la Commissione europea. "Lo scorso 20 ottobre, Szabolcs Schmidt, capo Unità della Commissione europea su Non-discrimination and Roma coordination ci ha comunicato che stanno attenzionando le azioni del Comune di Roma sull'area F di Castel Romano e l'impatto dell'intero Piano rom della Giunta Raggi sulle comunità rom interessate" fa sapere l'associazione 21 luglio. "Nella lettera Schmidt ha ribadito come gli Stati membri, Italia compresa, devono garantire, in caso di sgombero, 'che lo stesso avvenga nel pieno rispetto del diritto dell'Unione e degli altri diritti umani internazionali in ottemperanza agli obblighi come quelli stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Questo è stato rafforzato dalla raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 riguardo le misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri (2013 / C 378/01)'".

"Le case popolari unica soluzione"

Non ci sarà nessuno sgombero quindi, almeno per il momento. "Aver scongiurato lo sgombero dell'area F rappresenta un grande successo che però si potrebbe rivelare insufficiente in assenza di reali azioni inclusive volte al superamento dell'area, caratterizzata da condizioni igienico sanitarie gravissime" commenta ancora la 21 luglio. "Per tale ragione, in un contesto come l'attuale, l'Associazione indica come via maestra quella già percorsa lo scorso anno dalla Giunta leghista di Ferrara e proposta dai residenti dell'area F in una lettera aperta rivolta alla sindaca Virginia Raggi lo scorso agosto".

Il modello leghista a Ferrara

Già, a settembre 2019 la giunta guidata dal leghista Alan Fabbri, per completare il superamento del campo rom di Ferrara, ha fatto ricorso a una normativa regionale: un regolamento permette alle amministrazioni locali, nei casi urgenti di estrema fragilità, di disporre di una quota delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica. A Ferrara la quota è del 3%, a Roma del 15%. Nella cittadina estense tre famiglie rom, in forza di questo regolamento sono entrate in una casa popolare. Tale prassi, secondo la 21 luglio, potrebbe essere fatta propria anche dall'Amministrazione capitolina. 
 

A che punto è il piano rom

Intanto il Campidoglio comunica lo stato dell'arte del piano rom per il superamento dei campi, quello licenziato dalla giunta Raggi nel 2017 che prevede entro fine consiliatura la chiusura dei "villaggi attrezzati" e il parallelo inserimento delle famiglie nel tessuto sociale. In tre anni dall'avvio dell'iter sono stati chiusi solo il Camping River e il Foro Italico, due insediamenti dove gli sgomberi per ragioni urgenti sono stati lampo. È invece ancora in corso la chiusura de La Barbuta. Qui allo stato attuale risultano presenti 191 persone, divise in 53 nuclei, fa sapere il Comune. 

"Sono stati siglati 37 patti di responsabilità per altrettanti nuclei e sono 42 le persone che hanno seguito corsi di formazione: pulizia, raccolta rifiuti ingombranti, cucina. Sono 20 le persone che hanno effettuato tirocini in manutenzione del verde, ristorazione, edilizia e pulizia. Sono 18 le persone avviate ad attività di piccola impresa riguardanti la raccolta di materiali ferrosi. Sono 15 gli inserimenti lavorativi accettati. Sono 37 le persone che hanno avuto accesso a una casa. All’inizio del percorso (1 febbraio 2018) erano state rilevate 656 persone, quindi ne risultano fuoriuscite dal campo in varie forme e modalità 465".

E ancora presso il campo La Monachina "allo stato attuale risultano presenti 56 persone, divise in 16 nuclei. Sono stati effettuati 1.200 colloqui (ad alcune persone più di uno). Sono 9 le persone che hanno seguito corsi di formazione e 4 le persone che hanno firmato contratti di lavoro. Sono 4 i nuclei che hanno reperito case in locazione sul mercato privato. All’inizio del percorso (16 ottobre 2018) erano presenti 110 persone, quindi ne risultano fuoriuscite dal campo 54 in varie forme e modalità". Anche presso Castel Romano, dove il trasferimento urgente delle famiglie dell'area F come abbiamo detto è stato congelato, prosegue comunque il piano per la chiusura dell'intero villaggio. A partire dal 1 giugno 2020, sono stati siglati 15 patti di responsabilità da altrettanti nuclei. Tra 2019 e 2020 sono stati effettuati 218 colloqui con altrettante persone. Qui nessuno ha ancora trovato una soluzione alloggiativa. 


 

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