I fascio mafiosi e l'ossessione dei rom: da cacciare per prendere voti, da accogliere per fare soldi

Campi lontani quelli progettati dal campo nomadi dell'ex sindaco Alemanno, che hanno bisogno di servizi di ogni genere per restare in piedi. Un ottimo business per gli attori del Mondo di Mezzo

Foto di Infophoto/TmNews

Fuori dal Raccordo sì, ma non da Roma, perché su di loro ci 'mangiano' in tanti. Nel 2008 scatta l'emergenza rom, con piano nomadi annesso. La strategia di intervento dell'allora sindaco Alemanno la conosciamo tutti: grandi campi "attrezzati", all'esterno del Gra, dove trasferire i rom di tutti gli insediamenti sparsi sul territorio. Campi lontani, che hanno bisogno di servizi di ogni genere per restare in piedi, grandi ghetti a chilometri e chilometri dalla civiltà. Un ottimo business per gli attori del Mondo di Mezzo.

E' il 2012, c’è da ampliare gli spazi del maxi villaggio di Castel Romano, dove finiranno i rom del campo di Tor de'Cenci, che nel frattempo, come previsto dal piano, viene chiuso. Lo schema è sempre lo stesso: c'è il sottomondo criminale, il sovramondo dei colletti bianchi, e quel purgatorio in cui tutti si incontrano e i soldi scorrono come un fiume in piena. L'ordinanza lo dice chiaro e tondo: "Il sodalizio diretto da Massimo Carminati aveva acquisito un appalto per l’ampliamento e la gestione" del villaggio attrezzato "attraverso la cooperativa ATI 29 Giugno presieduta da Buzzi Salvatore". 

Rieccolo, il magnate delle coop rosse, attore protagonista della maxi inchiesta. Per il Gip “l’esecuzione dei lavori presso il campo nomadi di Castel Romano è stata una delle situazioni in cui è stato possibile verificare la genesi dei flussi finanziari illegali riconducibili all’attività dell’associazione, la loro veicolazione nelle casse della Eriches, l’esecuzione di operazioni intese a impedire l’individuazione dell’illecita provenienza, la destinazione dei flussi al destinatario finale, Massimo Carminati".  

Dunque, da un lato il Cecato che coordinava la rete di corruzione a braccetto con Buzzi, dall'altro i corrotti che operavano tra le mura di Palazzo Senatorio. A occuparsi delle pratiche è Emanuela Salvatori, la responsabile comunale per l’attuazione del piano nomadi, ora nella lista degli indagati a piede libero per corruzione aggravata, accanto ad Angelo Scozzafava, direttore del V Dipartimento, anche lui indagato. 

A quanto emerge dalle 1200 pagine di ordinanza del Gip, la Salvatori avrebbe instaurato nel tempo una collaborazione diretta con Buzzi, in cambio "dell’assunzione della figlia, Chiara Derla, in uno dei soggetti economici" coinvolti. Firma relazioni per aumentare il numero degli ospiti nel campo, "tentando di far quadrare i numeri", e in accordo con Sandro Coltellacci, collaboratore di Buzzi, intercede per la 29 Giugno nelle pratiche relative al campo. 

Stesso ruolo viene delineato per Scozzafava, che "si fa promotore di attività a favore del gruppo presso altri organi dell’amministrazione comunale, per spingere su finanziamenti a favore del campo nomadi, rientrante nelle sue specifiche competenze". Poi c'è Antonio Gaglianone, imprenditore che guida i lavori, "nonostante dal cartello di cantiere non risultasse averne la titolarità", "sotto la continua ingerenza di Massimo Carminati e interfacciandosi con la committenza, nella persona di Salvatore Buzzi". Una macchina perfettamente oliata. 

Dalle intercettazioni emerge bene il ruolo del 'Nero', che pressa Gaglianone per chiedere aggiornamenti sullo stato d’avanzamento delle opere esortandolo, in vista della prossima consegna anticipata, a ultimare i lavori: “ ... eh ... lo so dai dai sbrigamose così almeno ... almeno gli gli ... non ... quand'è che è gli diamo tutto ... ci sbrighiamo a dargli tutto ... tanto penso che lunedì o martedì vengono, fanno il sopralluogo e si fa il verbalino di consegna ... eh capito così almeno ... poi per una cosa del genere non è che ... che non si fa il verbalino ... tanto tanto il lavoro poi noi glielo famo non ci stanno mica problemi”.

Il sodalizio si stringe poi nella fase di crisi, quando nel bilancio comunale del 2013 mancano i fondi per il campo. Buzzi è agitato per l'assenza di risorse destinate a "minori e zingari". Coltellacci lo informa che "c'è un problema". "Mancano i soldi '...per il campo...per i trenta mesi... gli hanno tolto tutto...praticamente c'ha i soldi da impegnare solo per il 2011...per quest'anno'". 

Ed è qui che i contatti con i dirigenti pubblici sono quasi quotidiani. Tra questi compare anche Antonio Lucarelli, capo segreteria del primo cittadino, che in un passaggio delle intercettazione lo rassicura: "Mo’ faccio una verifica con l’ufficio dai... faccio una verifica co’ la ragioneria". E ancora è evidente la collaborazione tra i due soggetti, S (Salvatore Buzzi) e L (Antonio Lucarelli), nella conversazione che segue.  

S: eh... sia quello che la... c’è quello che la transazione... io ho parlato pure... poi stamattina co’ Luca (Gramazio, ndr) perché...
L: mh
S: per vede’ sta storia qui mo’ lui avrebbe visto con Salvi (Maurizio, ndr) mancano veramente un sacco di soldi a...
L: e lo so... due milioni e sei... c’ho il foglio davanti a me...
S: esatto e manca pure la transazione, quell’altra sempre de Castel Romano... quindi qua stamo...

L: eh lo so... dai...
S: se tu chiami Scozzafava (Angelo, ndr) lui ti sa di’ tutto...
L: c’ho tutto, lo so c’ho tutto, ciao...

I motivi della pressione sono evidenti: inserire i fondi mancanti nella manovra di assestamento di bilancio. "Abbiamo stanziato 5 milioni per i nomadi, cazzo ma se di quei cinque milioni a noi ci dai solo 455.000, il resto non è... non c’entriamo niente capito?...(...) loro devono impegnà le cifre sul 2013/2014 sennò è inutile...". Buzzi chiama Coltellacci "informandolo che si trovava da Scozzi (Scozzafava, ndr). I due commentavano alcuni articoli stampa, e Coltellacci chiedeva se ci fossero novità per il campo. Buzzi rispondeva di aver chiamato e che si sarebbero visti l’indomani mattina alle 9, spiegando che gli avevano richiesto “l'allargamento dell'allargamento” ma lui non poteva prendersi questo impegno anche perché “...poi ieri so stato al Comune... non è aria di fare il bilancio”.

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E pensare che l'elettorato di destra i rom non li voleva, che li avrebbe volentieri "rimandati a casa loro". E che invece proprio il loro sindaco, lo stesso che in campagna elettorale ne prometteva la 'cacciata' in nome di legalità e decoro, ne garantiva sotto banco la presenza, in barba all'Europa e alle procedure d'infrazione, e in barba anche ai suoi elettori. Lontani ma non troppo, isolati ma sempre in contatto, perché l'ha detto Buzzi, rom e immigrati "rendono più della droga". 

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