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Camping River, l'ultimatum di Raggi con un'ordinanza: "Via dall'area entro 48 ore"

A rischio la salute pubblica, data l'assenza di acqua potabile e la mancata manutenzione degli impianti fognari

Fuori dal campo entro 48 ore altrimenti scatterà un "allontamento coattivo". Tradotto, le famiglie verranno sgomberate. Al Camping River scatta la stretta del Campidoglio. Con apposita ordinanza del 13 luglio la sindaca Virginia Raggi intima a uomini, donne e bambini - circa 300 - rimasti sull'area di via della Tenuta Piccirilli di lasciare la zona, dopo la rimozione nei giorni scorsi delle casette da parte della Polizia locale.

La ragione? Si legge nel testo: "Salvaguardare la tutela della salute pubblica". Oltre che "evitare il rischio di danno ambientale con inquinamento del Tevere". Stando a una serie di sopralluoghi e ispezioni effettuati dalla Asl Roma1, con annesse relazioni tecniche, il quadro igienico sanitario dell'accampamento di Prima Porta sarebbe infatti più che compromesso. Manca l'acqua potabile, le fogne non funzionano come dovrebbero e i tecnici parlano di "gravi mancanze igienico sanitarie non compatibili con la presenza del campo". Ma come si è arrivati a mettere a rischio la salute di occupanti e residenti della zona? 

Il caos al River, in sintesi

Il Camping River, insediamento rom su un'area privata per anni gestito dalla onlus Isola Verde per conto del Campidoglio, doveva chiudere il 30 settembre 2017. Il contratto con la coop non poteva essere prorogato, a seguito di osservazioni dell'Anticorruzione e il bando per riaffidare i servizi è saltato, dal momento che gli unici a presentarsi sono stati proprio i vecchi gestori. Il Comune, per correre ai ripari, ha inserito all'ultimo il villaggio nel piano rom, inizialmente redatto per il solo smantellamento de La Barbuta e di Monachina. Una sorta di primo test che doveva fare da apripista all'intera strategia di chiusura e superamento delle baraccopoli. 

Ma le misure assistenziali non sono andate a buon fine: dal buono affitto al rimpatrio assistito, le famiglie non sono riuscite a trovare un alloggio alternativo. Con uno scontro di narrazioni ancora in corso: l'ente locale che sostiene la bontà delle soluzioni offerte e la semplice indisponibilità dei rom ad accettarle, e i rom (sostenuti da diverse associazioni che si occupano di diritti umani) che raccontano di una sostanziale difficoltà di accesso alle possibilità sul piatto. Una su tutte: quale locatore sul mercato privato affitterebbe casa a una famiglia che non ha garanzie economiche se non quelle assistenziali pubbliche valide solo per tre anni ed elargite a contratto già firmato? Difficile, per non dire impossibile. 

Dal piano fallito al rischio salute

Le famiglie quindi sono rimaste al campo, ma senza un tetto. Perché nel mentre gli agenti della Polizia locale, come da cronoprogramma, hanno provveduto alla rimozione dei moduli abitativi, di proprietà di Roma Capitale. In tutto questo la manutenzione degli impianti dell'acqua e dello smaltimento dei liquami fognari è passato dalla gestione di Isola verde a quella del Comune, che ha provveduto a erogare servizi fino al termine massimo fissato del 30 giugno. Da due settimane però nessuno ci mette mano. E gli impianti presentano guasti rilevanti, sia quello per la purificazione delle acque destinate al consumo in cucina che quello per lo smaltimento delle acque reflue. Andrebbero cambiati. 

Torniamo così a queste ore. E a un "pericolo per la salute pubblica" certificato, che ha costretto Virginia Raggi a ordinare "l'allontamento di tutte le persone entro 48 ore dalla notifica". Stando ai rapporti di Arpa Lazio, l'acqua destinata agli usi alimentari "non è conforme" ai parametri di legge, e la concentrazione di inquinanti presenti nelle acque reflue supera i limiti normativi. A rischio c'è anche l'inquinamento delle acque del Tevere. L'ordinanza verrà notificata a breve, con ogni probabilità entro domani mattina. Partiranno allora le 48 ore concesse, dopodiché le forze dell'ordine interverranno. Non prima del fine settimana. 

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