Camping River, famiglie senza casa a 72 ore dalla chiusura. E il Comune ammette: "Oggettiva difficoltà"

Gli abitanti della baraccopoli non sono riusciti a trovare un alloggio nel mercato immobiliare privato. E il Campidoglio propone "strutture ricettive temporanee per sei mesi". Mentre si affaccia l'ipotesi proroga

Una "difficoltà obiettiva l'accesso al mercato immobiliare per le persone provenienti dagli insediamenti". Il Campidoglio, sulla chiusura del Camping River, ammette l'approccio fallimentare. La baraccopoli di via della Tenuta Piccirilli a Prima Porta è stata inserita a giugno nel piano per lo smantellamento dei campi rom accanto agli insediamenti Monachina e Barbuta. Avrebbe dovuto fare da apri pista. E invece - come in parte era prevedibile - sembra segnare il flop di un modus operandi che almeno in questo caso non ha portato i risultati sperati. 

Spingere le famiglie a cercare una civile abitazione sul mercato privato, aiutando gli aventi diritto (quasi tutti, secondo i dati della Guardia di Finanza) con un buono casa (fino a 800 euro al mese per un massimo di due anni) da erogare successivamente, si è dimostrata una strada impercorribile. Quasi nessuno abitante del campo è riuscito a firmare un contratto di locazione con un privato. E nè i colloqui avviati con gli assistenti sociali di viale Manzoni nè i mediatori culturali quando presenti, sono serviti a molto. Il modello del "patto di solidarietà" (QUI I DETTAGLI) non ha funzionato. Ma il 30 settembre il Camping River chiuderà, o almeno dovrebbe. Da qui l'escamotage. 

Tutto sul piano rom dei Cinque Stelle

Con la deliberazione di giunta 201 del 15 settembre il Comune è corso ai ripari modificando quanto precedentemente stabilito con il piano rom: si potrà utilizzare il sostegno abitativo "anche per l’accesso a strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea, regolarmente autorizzate", per un tempo massimo di sei mesi, "a decorrere dal 30.09.2017 fino al 31.03.2018". Non solo affitti da agenzie immobiliari e privati dunque ma anche residence, hotel. Non è specificato di che tipo di alloggi si parli. Resta il fatto che tra meno di 72 ore le famiglie dovranno uscire. E l'ipotesi che prende piede, la più probabile per non lasciarle in strada e salvare anche solo apparentemente la faccia, è una proroga al Camping River stesso.

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"I rom potranno reperire nelle prossime 48 ore una struttura ricettiva adeguata o restare nell’attuale camping regolarmente autorizzato. Il campo resta ma cambia nome, passando da 'villaggio attrezzato' a 'struttura ricettiva temporanea'" commenta il presidente dell'associazione 21 Luglio Carlo Stasolla, già tempo scettico sulla buona riuscita del piano firmato Raggi. "Il modo in cui l’Amministrazione Comunale sta aggirando la questione, assume i contorni della mistificazione nei confronti delle famiglie rom del Camping River in primis, ma anche verso tutti coloro che avevano creduto in un reale superamento del “campo” attraverso un regolare processo di inclusione. “Villaggio attrezzato o “struttura ricettiva temporanea”: cambia il nome ma non la sostanza". Resta poi un nodo fondamentale da sciogliere: "Quale sarà il destino di queste famiglie allo scadere dei 6 mesi stabiliti nella Delibera visto che il denaro destinato alla loro inclusione sarà interamente speso per la loro accoglienza?"
 

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