Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Il Campidoglio contesta Associazione 21 luglio: "Il loro piano rom è inattuabile a Roma"

La delegata all'inclusione della giunta Raggi, Monica Rossi, rivendica i traguardi dell'amministrazione a cinque stelle

"Quello che l’Associazione 21 luglio presenta come il piano che permetterà di superare e chiudere i campi rom si basa su una metodologia, come quella del Romact, che seppure funziona in altri paesi europei, in Italia non ha avuto successo ed è del tutto inattuabile a Roma". Queste le parole di Monica Rossi, delegata all'inclusione della giunta Raggi, all'indomani della presentazione del documento programmatico di Associazione 21 luglio che invece sostiene la possibilità di chiudere la 'stagione dei campi rom a Roma' in quattro anni.

Associazione 21 luglio, da oltre dieci anni impegnata nella difesa dei diritti delle comunità rom, ha presentato lo scorso giovedì, presso la sala stampa della Camera dei deputati, 'Agenda 2021'. Il testo, redatto con l'ausilio di una equipe multidisciplinare di esperti nazionali, presenta la possibilità di superare i campi rom in quattro anni, affrontando sei fasi e sedici azioni con due punti di forza: l’abbandono dell’approccio etnico e il passaggio a una programmazione territoriale per ogni insediamento da superare secondo un modello il più partecipativo possibile.

"Gli incontri tra associazioni, stakeholder, rappresentanti dei campi e gruppi locali, previsti dal programma, hanno portato a scarsi risultati. Lo dimostra il fatto che il progetto, partito nel 2014 nelle grandi città italiane, è poi stato progressivamente interrotto. Dal 2016, infatti, il progetto Romact è presente esclusivamente in quattro piccole città italiane (Agropoli, Garbagnate Milanese, Prato e Trento) le cui dimensioni rendono evidente che non possa essere replicato nella Capitale" ha aggiunto Rossi.

Per il Campidoglio, invece, il 'piano rom' presentato dalla sindaca Virginia Raggi nel 2017 ha la 'forza metodologica nell'approccio uno a uno - ha continuato la delegata all'inclusione - La progressiva inclusione degli abitanti dei campi verso occupazioni lavorative e abitazioni decenti, infatti, è solo ed esclusivamente il risultato del costante lavoro che questa Amministrazione sta portando avanti da 5 anni. È il frutto dei numerosi colloqui che i funzionari dell’Ufficio Rom Sinti e Caminanti svolgono quotidianamente come strumento motivazionale e di riflessione per un gruppo di persone che per anni ha subito solo interventi di contenimento, puramente assistenziali".

Infine, Rossi ha ricordato i 'risultati concreti': "Sono infatti già stati chiusi tre campi – Schiavonetti, Camping River e Foro Italico – abbiamo sgomberato una parte importante del campo di Castel Romano, mentre i campi di Barbuta e Monachina hanno visto una riduzione delle presenze di oltre il 70%" ha concluso.

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