rotate-mobile
Lunedì, 17 Giugno 2024
Politica

Gualtieri accelera sul piano rom. Ecco quando chiuderà il primo campo

"La politica sui rom degli ultimi decenni è stata totalmente fallimentare, con zero risultati perché era una politica sbagliata" ha commentato il sindaco. "Abbiamo pronta la road map per l'integrazione"

Il campo rom di via Lombroso sarà chiuso entro il 15 settembre. A dare la data precisa è stato il sindaco Roberto Gualtieri, tornando a parlare del piano, licenziato a giugno 2023, per dire addio ai villaggi ghetto realizzati negli anni per ospitare la comunità rom, sinti e caminanti. "Il nostro piano non è sulla carta - ha chiarito - la politica sui rom degli ultimi decenni è stata totalmente fallimentare, con zero risultati perché era una politica sbagliata. Esisteva un ufficio rom che considerava i campi una soluzione e noi lo abbiamo sciolto. La nostra è diventata una politica di inclusione che riguarda i cittadini perché non esistono le politiche per etnia". E ancora, "al tema dei campi, che colpevolmente sono stati fatti crescere per decenni, noi rispondiamo dicendo che abbiamo realizzato un piano, sciolto un ufficio e realizzato e conclusi i tavoli di co-programmazione e coprogettazione con il terzo settore. Adesso abbiamo la road map per l'integrazione". Con partenza appunto dal "villaggio" di Cesare Lombroso, sul territorio del municipio XIV. 

Il progetto definitivo è stato approvato lo scorso novembre, con importo stanziato pari a 900mila euro in totale, 500 per le azioni di accompagnamento e inclusione, 400 per quelle legate alla ricerca di un alloggio alternativo alle baracche. 

Ecco il piano Gualtieri per la chiusura dei campi

Le prime includono, come stabilito dal piano generale, interventi di aiuto alle famiglie per la regolarizzazione dei documenti, per l'accesso ai servizi sociosanitari e ricerca di lavoro con appositi corsi di formazione, l'accesso alla scuola per i minori e campagne per la diffusione dell'antiziganismo. Le seconda, da attuare con l'altra metà dei fondi servirà a "garantire il diritto all'abitare", come riportato nel piano, "con soluzioni abitative diversificate, garantendo il mantenimento delle reti sociali già esistenti". Dunque si immagina un "ventaglio di soluzioni, individuate e condivise con i destinatari, in grado di rispondere ai bisogni diversificati dei nuclei familiari, salvaguardandone l'unità familiare con interventi che puntino a una dislocazione territoriale diffusa". Da esperimenti di co-housing alle case popolari. Del progetto si occuperà la rete temporanea d'impresa (rti) avente come capofila Programma Integra SCS e come partecipanti, Intersos Lab srl Impresa sociale e Folias Società cooperativa sociale. 

La polemica sulle case popolari

A opporsi all'utilizzo delle case popolari come possibilità per rispondere alle esigenze abitative delle famiglie, gli esponenti della Lega in Campidoglio. "Ora basta, i progetti di inclusione nei decenni hanno solo sprecato centinaia di milioni di euro senza alcun risultato: gli ultimi fallimenti registrano il bando di 357.000  euro per la chiusura del campo di Castel Romano e bonus fino a 10.000 euro di aiuti alle famiglie rom per consentire l’ affitto di un casa" tuona il consigliere salviniano Fabrizio Santori. "Il vero razzismo al contrario del sindaco Gualtieri: dove chi aspetta la casa popolare da decenni e che onestamente ha presentato una regolare domanda, deve vedersi superato da tutti in nome della finta integrazione fatta di soldi buttati, premi a chi vive nell’illegalità e l’ennesima dimostrazione di dannoso buonismo che umilia i cittadini onesti”. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Gualtieri accelera sul piano rom. Ecco quando chiuderà il primo campo

RomaToday è in caricamento