In Italia i rom lasciano i campi per le case. A Roma meno 33%, ma aumentano gli insediamenti abusivi

Mentre nel Paese il trend va nella direzione di percorsi di inclusione reali per le famiglie rom, le buone pratiche non riguarderebbero la Capitale. I dati dell'ultimo report dell'associazione 21 luglio

Castel Romano (immagine d'archiivo)

Il primato va a Roma, ma non è di quelli di cui vantarsi. A fronte di un trend nazionale che vede sempre più amministrazioni locali protendere verso percorsi di inclusione delle famiglie rom e superamento reale dei campi, la Capitale arranca, con i suoi 15 insediamenti istituzionali (realizzati negli anni dal Comune) ancora in piedi, in parte svuotati ma con un aumento parallelo dei micro insediamenti abusivi e il 13% di sgomberi forzati in più nel 2019. 

Una triste maglia nera quella che emerge dall'ultimo report annuale sulle condizioni delle comunità rom in Italia, redatto dall'associazione 21 Luglio, da tempo critica nei confronti dell'amministrazione Raggi giudicata incapace di portare a termine il percorso di smantellamento delle baraccopoli-ghetto fornendo reali alternative di vita alle famiglie. 

"Quasi un terzo delle persone rom in emergenza abitativa presenti in Italia, risiedono negli insediamenti formali e informali della città di Roma" si legge nel rapporto. Nei 6 campi ufficiali presenti in città vivono 2mila 600 persone. Erano 3mila 800 nel 2017. Nei 10 villaggi cosiddetti "tollerati" ce ne sono 880, mentre duemila sono quelle censite nel 2019 dalla Prefettura di Roma in 338 micro-insediamenti che solo due anni prima, nel 2017, erano un centinaio. In sostanza, circa mille persone sono uscite dai campi, ma gli insediamenti abusivi sono aumentati, il che significa che gran parte di chi ha lasciato le baracche "ufficiali" non ha migliorato le proprie condizioni. Nonostante il piano rom del Movimento Cinque Stelle, licenziato dalla giunta Raggi nel 2017. 

"A fronte di fallimentari pratiche di superamento degli insediamenti – culminate nel 2018 con lo sgombero del Camping River – l'azione privilegiata scelta dall'Amministrazione capitolina appare quella degli sgomberi formali" si legge nel documento. "Nel 2016 erano stati 28 quelli registrati, 33 nel 2017, 40 nel 2018 e 45 nel solo 2019, con un incremento del 13% rispetto all'anno precedente". 

Dati e numeri in Italia: la fotografia di un calo

Dai 28mila del 2017 ai 25mila del 2018, ai 20mila nel 2019. Sono questi i numeri dei rom che vivono in Italia nelle baraccopoli formali e informali. Di questi il 63%, pari a 12mila 700 unità, vivono in 119 baraccopoli istituzionali presenti in 68 Comuni italiani. L’anno precedente gli insediamenti mappati erano stati 127 in 74 Comuni. 

Spicca nel 2019 il superamento degli insediamenti di La Favorita (Palermo), via delle Bonifiche (Ferrara), via Madonna del Piano (Sesto Fiorentino), dove Amministrazioni di opposte appartenenza politiche si sono adoperate per il trasferimento di famiglie in abitazioni convenzionali.

Buone pratiche che a Roma invece non sembrano attecchire. La Capitale con i suoi 15 campi formali è la città che più di tutte ha investito, negli ultimi anni, per la progettazione e gestione di tali insediamenti.

Ed è proprio sul fronte romano che l'associazione 21 luglio è più dura nel giudizio. Per il presidente Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio "l’amministrazione capitolina, testardamente chiusa e isolata nelle sue certezze, ha lasciato le parole 'superamento dei campi' solo nei buoni propositi, per poi vederli sfumare nell'incompetenza che regna sovrana negli uffici capitolini e nella superficialità dei suoi amministratori"

La versione del Comune di Roma

Diversa la versione fornita dal Campidoglio. La settimana scorsa il punto della situazione del piano rom. "L'iter avanza" sostengono dall'amministrazione capitolina. Sono stati pubblicati i bandi per affidare le operazioni di superamento degli insediamenti di via Salviati e via Lombroso. Per i campi di La Barbuta e La Monachina la chiusura è prevista per fine anno. È stato avviato l'iter per Castel Romano e qui il termine delle operazioni è fissato al 2021. E ancora per i campi di Gordiani, Salone e Candoni, qui il bando verrà prodotto entro fine anno. 

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Campi svuotati ma niente alternative

Operazioni che proseguono quindi, in una corsa contro il tempo per terminare quanto promesso entro la fine della consiliatura. Ma il punto, secondo 21 luglio, non è il quando ma il come. Se è infatti vero che tra il 2017 e il 2019 i campi si sono svuotati del 33% delle presenze, lo è altrettanto (sempre stando ai numeri forniti dall'associazione) che sono triplicati gli insediamenti abusivi. Che equivale a dire che le famiglie passano dai campi alla strada. E che solo in rari casi i nuclei sarebbero stati realmente accompagnati in un percorso alternativo alle baracche se non qualcuno tramite lo strumento (da sempre esistente) delle case popolari. 
 

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