Campi rom, a tre anni dal piano Raggi crolla la scolarizzazione: meno 56% di bimbi iscritti

Il dato emerge da un dossier dell'associazione 21 luglio, e certifica tra gli altri il flop del piano firmato M5s. Fonte: il dipartimento Scuola di Roma Capitale

Sgombero al Camping River, luglio 2018 (foto Ansa)

Dal 2017 a oggi il numero di bambini rom dei campi iscritti a scuola è calato del 56%. Il dato emerge in un dossier dell'associazione 21 luglio, presentato ieri alla Camera, fotografia degli scarsi risultati del piano messo in piedi dalla giunta Raggi per superare le baraccopoli romane. Perché la sindaca aveva promesso la chiusura dei campi con processi di integrazione sociale delle famiglie. E i campi non solo sono ancora aperti, tutti tranne uno, ma l'integrazione - che arranca - sembra non passare da un asse fondamentale: la scuola. 

I bimbi dei campi rom non vanno a scuola

Meno 56% di iscritti nel 2019, dicevamo. Il numero è fornito dagli uffici tecnici capitolini del dipartimento Scuola, così come le cifre riportate dalla onlus relative a ogni singolo campo. Meno 34% di iscritti a Lombroso, -44% a Candoni, -39% a Gordiani, -34%, -40% a Castel Romano, - 69% a Salone, -56% a La Barbuta, -100% al Camping River (unico chiuso nel frattempo), -54% a Foro Italico  - 11% a Monachina, - 62% Salviati 1 e 2. Da sottolineare: al crollo delle iscrizioni a scuola rispetto al biennio 2016-2017, corrisponde in parallelo anche un calo sostanzioso delle presenze nei campi. Il totale ammonta (qui il dato è del ministero dell'Interno) a un meno 27% di residenti. Una variazione negativa che però resta più alta di quella dei bimbi iscritti, che è più del doppio. 

Stessa comparazione vale per ogni singolo campo: in tutti i casi analizzati la percentuale negativa di chi ha fatto domanda per andare a scuola è più alta di quella negativa relativa alle presenze, tranne nel maxi campo di Castel Romano sulla via Pontina. Qui, lo ricordiamo, è in corso di aggiudicazione una procedura di gara per far partire le operazioni di chiusura. A un calo del 49% delle presenze corrisponde un meno 44% di iscritti. Unico caso. E se nei "villaggi" dove ancora il piano non è partito le cifre si possono forse giustificare (anche) con l'assenza al momento di servizi interni e sportelli sociali, in quelli dove le operazioni volte al "superamento" sono in corso da mesi (La Barbuta e Monachina) è difficile non parlare di fallimento per l'amministrazione M5s. 

Cosa c'è nel piano Raggi per la scolarizzazione

Quali azioni prevedeva sulla carta il piano Raggi alla voce "scolarizzazione"? Nessuna specifica, come spiega anche l'associazione 21 luglio nel suo dossier. L'idea era quella di rendere le famiglie il più possibile autonome sulla questione, evitando "forme di assistenzialismo al fine di rendere passivi i soggetti coinvolti", e ancora "avviare un un processo di responsabilizzazione volto all’autonomia gestionale della propria vita", oltre ad "aumentare la consapevolezza tra i genitori sull'importanza dell'istruzione dei loro figli". O "promuovere l'iscrizione al nido". Come? Non è chiaro. Nei capitolati di gara dei campi La Barbuta e Monachina non ci sono riferimenti ad azioni mirate alla scolarizzazione. Nessun intervento dunque, mentre sullo sfondo i numeri raccontano di bambini che non vanno a scuola. La scuola però è la porta d'accesso primaria a qualunque forma di integrazione socio-culturale sul territorio. Il dato quindi non può non destare preoccupazione. 

La Lega: "Togliere i bimbi alle famiglie"


Lo commentano anche dalla Lega di Matteo Salvini. "Penso e continuo ad affermare con forza che i figli debbano essere tolti a chi, per scelta, non li manda a scuola" dichiara il consigliere Maurizio Politi, invitato ieri alla presentazione del dossier insieme agli altri capigruppo in Campidoglio ma unico presente in sala. Parole dure quelle pronunciate dal leghista, che invita i presenti a considerare la responsabilità delle stesse famiglie rom, autocondannatesi - è la tesi - a vivere nella marginalità sociale. "Non possiamo sempre pensare che sia colpa del Comune, che pur come dimostra il dossier non ha saputo gestire il tema". La soluzione di un ipotetico governo leghista alla guida della Capitale? "Mettere in piedi delle apposite case famiglie e togliere i bambini a quei nuclei che scientemente li mandano a delinquere, invece che tra i banchi di scuola". Un argomento più volte sostenuto a destra, lo ricordiamo bene - correva l'anno 2016 - nel programma elettorale dell'allora candidata sindaco Giorgia Meloni. 

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Pd: "Flop Raggi? Bambini prime vittime"

Dichiarazioni sul tema arrivano anche dal gruppo pd capitolino, intervenuto poi con una nota stampa. "Il Piano Rom della Giunta Raggi, che aveva come obiettivo il superamento dei campi nomadi, non ha funzionato ed è un completo fallimento. Purtroppo i bambini sono le prime vittime di una giunta superficiale e arrogante. L'ennesimo flop di una maggioranza inadeguata ad amministrare e a gestire i problemi della città. La denuncia dell'associazione 21 luglio onlus e di Carlo Stasolla è sconfortante: le iscrizioni scolastiche dei bambini e delle bambine rom sono scese in tre anni, di mille unità, da 1.990 a 970. Un dato che preoccupa e che il Campidoglio non può ignorare. Si nega il sostegno all'infanzia più fragile e svantaggiata".

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