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Da associazioni e movimenti la campagna contro la legge che vieta la residenza agli occupanti: "Negati diritti costituzionali"

Da A Buon Diritto Onlus ad ActionAid Italia passando per Asgi Lazio e Medici senza frontiere fino ai Movimenti per il diritto all’abitare. Conferenza stampa davanti all'anagrafe di Roma

Senza possibilità di ottenere la residenza. Quindi senza l’assegnazione di un medico, senza voto, senza accesso ai servizi di welfare locali, senza aprire una partita Iva o, nel caso di cittadini stranieri, senza poter rinnovare il permesso di soggiorno. La battaglia contro la norma che nega l’iscrizione anagrafica e l’allaccio delle utenze a quanti non hanno un titolo abitativo riconosciuto, approvata nel maggio del 2014 dall’ex governo Renzi e mai abolita, ha ripreso forza questa mattina con una conferenza stampa organizzata da un lungo elenco di associazioni e movimenti impegnati per il rispetto dei diritti umani: A Buon Diritto Onlus, ActionAid Italia, ASGI Lazio, Black Lives Matter-Roma, Comitato Quarticciolo, Medici Senza Frontiere Italia, Pensare Migrante, Enrico Gargiulo (Università di Bologna) e i Movimenti per il diritto all’abitare di Roma, che da anni sono testimoni delle conseguenze della legge sulla vita delle famiglie residenti nelle occupazioni.

La campagna si chiama ‘Batti il 5!’, perché il provvedimento è contenuto all’articolo 5 della legge 80 del 2014, conosciuto anche come il Piano casa dell’ex ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. La conferenza stampa si è tenuta a piazza Bocca della Verità, a pochi passi dalla sede dell’anagrafe di via Petroselli: “Di fronte alla gravità della situazione nessuno può rimanere indifferente e applicare in maniera acritica questa legge che esclude sistematicamente i cittadini più poveri dai diritti sociali, civili e politici costituzionalmente garantiti”. Al direttore dell’anagrafe e agli impiegati è stata consegnata una lettera, che è stata protocollata.

Questo il punto di partenza: “La residenza è un diritto soggettivo e le leggi non dovrebbero porre limiti all’ottenimento di questo diritto”. La Costituzione, all’articolo 16, “afferma che ogni cittadino è libero di stabilirsi sul territorio nazionale e alla pubblica amministrazione spetta solo il compito di accertare che la persona dimori nel luogo dichiarato”. Per i promotori della campagna è a rischio anche il rispetto dell’articolo 3 della Costituzione, “perché è con l’iscrizione anagrafica, e con gli strumenti a difesa dei soggetti più deboli a essa connessi, che viene garantita l’uguaglianza sostanziale”. La conseguenza: migliaia di storie di famiglie alle quali è sempre più difficile, se non del tutto precluso, l’accesso a una serie di diritti, “con una costante spinta verso l’invisibilità”.

La sanità di base, con l’assegnazione di un medico e di un pediatra, “oltre all’impossibilità di partecipare ai programmi di prevenzione” potendo godere quindi solo dell’assistenza emergenziale, “ossia recandosi al pronto soccorso”. Senza residenza “non è possibile votare, accedere ai servizi di welfare locali, fare richiesta di assegnazione di un alloggio popolare, iscriversi ai centri per l’impiego, aprire una partita Iva, rinnovare i documenti”.

I migranti con regolare permesso di soggiorno non riescono a rinnovarlo, “in quanto la Questura di Roma non ritiene valida la residenza fittizia riconosciuta ai senza tetto”. Percorso di registrazione che, a sua volta, è “limitato da storture burocratiche” con “i municipi che seguono procedure diverse tra loro”. Per quanto riguarda la scuola, “la residenza non è un requisito formalmente previsto per l’iscrizione ai cicli formativi primari e secondari, sebbene in diversi casi sia di fatto richiesto, mentre costituisce una condizione necessaria per l’accesso ad alcuni servizi, quali la mensa e il buono libri, subordinati all’Isee”.

Senza residenza “non è possibile effettuare l’iscrizione alla scuola materna né agli asili nido”. Infine il percorso di regolarizzazione degli inquilini senza titolo delle case popolari, che nel Lazio esclude quanti hanno occupato dopo il maggio del 2014 proprio per effetto dell’articolo 5. La legge è entrata in vigore ormai sette anni fa, ma con la pandemia “le sue conseguenze si sono ulteriormente allargate”: dalle difficoltà nel tracciamento sanitario all’esclusione dei bonus per le fasce sociali economicamente più fragili. Per esempio il Comune di Roma, nel secondo bando per l’assegnazione dei buoni spesa ha inserito la residenza sul territorio capitolino come requisito. 

Diversi gli esponenti politici presenti alla conferenza stampa. L’ex vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, che si è più volte espresso contro la norma, anche se la sindaca Virginia Raggi non ha mai preso in considerazione le deroghe che per legge un primo cittadino può applicare, come si legge nell’articolo 5, “in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela” a garanzia delle “condizioni igienico-sanitarie”.

Per Marta Bonafoni, consigliera regionale della lista Zingaretti, si tratta di “una legge inumana, tanto più ingiusta ora che la pandemia ha aggravato e acuito le disuguaglianze già esistenti”. Per Marco Cacciatore, consigliere regionale di Europa Verde, “va difesa la legalità che garantisce dignità a tutti e non quella che genera esclusione sociale”. Proprio alla Pisana, nel luglio 2020, il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno a firma Bonafoni e Lombardi, attuale assessora alla Transizione ecologica, che ha impegnato la giunta di Nicola Zingaretti ad aprire un’interlocuzione con il Governo per l’abrogazione dell’articolo 5.

“Anche se i tentativi portati avanti in Parlamento fino a oggi non hanno ottenuto i risultati sperati”, ha spiegato Stefano Fassina, deputato di Leu e consigliere comunale di Sinistra per Roma, “torneremo a chiederne l’abrogazione”. Il riferimento è all’emendamento, passato con il decreto Rilancio nel luglio 2020, che ha permesso a famiglie con minori, malati gravi, portatori di handicap, in difficoltà o senza fissa dimora, di richiedere il Reddito di emergenza anche senza il requisito della residenza. “Proporremo un emendamento al decreto Sostegni per sospendere l’applicazione dell’articolo 5, come primo passo per l’abrogazione completa. Anche se con l’attuale maggioranza sarà difficile. Speriamo inoltre che il Governo recepisca l’indicazione del Parlamento di inserire nel Recovery Plan un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica quale soluzione strutturale”. 

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