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"Il Caffè della Pace non è salvo. Venite a firmare la petizione per salvarlo"

Secondo la Cna l'iniziativa a sostegno del Bar avrebbe subito un rallentamento a causa della falsa illusione di salvezza dallo sfratto, diffusasi dopo l'incontro tra prefetto, assessori e proprietà

Il Caffè della Pace continua a far parlare di sè. Il 25 marzo 2014 si pensava che lo storico locale potesse finalmente tirare un sospiro di sollievo. Era infatti arrivata la notizia del ritiro dello sfratto che pesava sul famoso Bar della Capitale. In realtà si è trattato di una buona notizia a metà. Durante una riunione tra il prefetto Pecoraro, l'assessore Marta Leonori, la proprietà del locale e i senatori Daniela Valentini e Maurizio Gasparri si era sancita la salvezza del locale, ma non quella della famiglia Serafini che gestisce il Caffè da oltre 50 anni.

Non solo dunque l'incontro non avrebbe risolto realmente la questione, ma la notizia dell'annullamento dello sfratto avrebbe addirittura portato con sè risultati negati. In particolare l'illusione del salvataggio del Bar avrebbe bloccato la raccolta firme che va avanti ormai da lungo tempo.

"Il Caffè della Pace non è salvo, e la confusione generata all’indomani dell’incontro tra la proprietà, il prefetto Giuseppe Pecoraro, i senatori Daniela Valentini e Maurizio Gasparri e l’assessore per Roma Produttiva Marta Leonori ha bloccato la raccolta di firme" commenta Giulio Anticoli Presidente dell’associazione Botteghe Storiche e di Cna Roma Città Storica. "La confusione generata crea un grave danno al lavoro che stiamo svolgendo da oltre un anno, distraendo l’attenzione al problema e ha di fatto bloccato la spontanea deposizione delle firme (che hanno superato quota ottomila)".

Per attirare nuovamente l'attenzione sul problema è in programma un incontro al Bar della Pace. "L’appuntamento è all’8 aprile" continua Anticoli "stiamo organizzando insieme alla presidente del I municipio, Sabrina Alfonsi, per quel giorno un presidio davanti allo storico Caffè. Mi auguro che l’attenzione resti alta e la mobilitazione vada avanti finché non avremo la certezza della continuità di un marchio storico così importante per la città".

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