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L'altra partita di bus a noleggio della Cialone Tour

L'altra partita di bus a noleggio della Cialone Tour

Atac e il pasticciaccio dei bus a nolo, parla l'avvocato del fornitore: "Ricorso al Tar. Storia immatricolazione è una fake news"

Il legale della Basco srl ricostruisce la versione dei fatti finita al centro di un'impugnativa al Tar: "Una storia triste in cui siamo vittime della pubblica amministrazione"

Per i 70 bus arrivati da Israele, noleggiati da Atac in attesa dell'arrivo definitivo dei 227 della gara Consip, è arrivato lo stop del Ministero dei trasporti: non possono essere immatricolati perché violano la normativa europea sulle classi inquinanti. Uno però quella stessa immatricolazione l'ha fatta eccome, a Roma. A fornire il dettaglio, che rende ancora più complessa la vicenda, l'avvocato Barbara Pontecorvo, legale della Basco Srl, azienda di fornitura bus della provincia di Como aggiudicataria dell'appalto. Convocata in commissione Mobilità, ha raccontato la versione della società, finita al centro insieme ad Atac del pasticcio dei mezzi presi in affitto, fatti sbarcare in Italia da Tel Aviv, poi passati in Germania e ora fermi, e inutilizzabili, nelle rimesse di Roma e Salerno, senza che si riesca a capire realmente ragioni e responsabilità. Un giallo, o poco ci manca. 

"Sia la Basco che Atac sono vittime della pubblica amministrazione" esordisce l'avvocato Pontecorvo. Ha aspettato che terminassero i tanti interventi degli uffici tecnici e della parte politica, scalpitando, per fornire la sua storia dell'accaduto, ora al vaglio dei magistati del Tar. "Prima di tutto - chiarisce - non sono bus israeliani. Sono bus Volvo, svedesi, fabbricati in Europa. Sono stati definiti israeliani perché hanno circolato in Israele". E lì sono stati per la prima volta immatricolati. 

Poi ci sono le tempistiche e la ricostruzione dei fatti. "Il 28 febbraio 2019 è stato firmato il contratto di usufrutto oneroso con Atac, a seguito dei sopralluoghi in Israele dei tecnici Atac il 7 gennaio. I bus arrivano a Salerno e lì vengono testati nel Cpa (Centro prova autoveicoli) di Napoli, dove viene presentata la richiesta di immatricolazione per i primi 11 veicoli sbarcati". E in un primo momento, spiega il legale, l'autorizzazione viene accordata. I mezzi vengono nazionalizzati in Italia, senza che emergano particolari problemi. Poi però, "inspiegabilmente, arriva dal Ministero la revoca della procedura". Il problema riguarda l'applicazione della famosa normativa comunitaria che disciplina le classi di inquinanti, non consentendo l'immatricolazione di un veicolo, che arriva da fuori Europa, di classe Euro 5. 

Per il legale il riferimento normativo non è corretto perché non applicabile ai bus, usati, con caratteristiche come quelli della Basco. E impugna al Tar il provvedimento. "A questo punto il ministero ci ha consigliato di fare l'immatricolazione in Germania, dove ci hanno detto che l'iter era più semplice". Gli ostacoli però non sono finiti. "Una volta rientrati dalla Germania, gli 11 bus dovrebbero andare a Pescara per un collaudo" e l'ulteriore passaggio di  nazionalizzazione in Italia "ma il ministero ci ha annullato l'appuntamento senza fornire spiegazioni, dicendo solo che i bus dovevano andare al Cpa di Roma". Da qui, il silenzio. "Non abbiamo saputo più niente, ma quei mezzi sono immatricolabili in Italia, hanno tutte le caratteristiche per circolare nel nostro Paese, sgombriamo il campo dalle fake news su questo, si possono immatricolare". 

A testimoniarlo il fatto che il 20 maggio, mentre la partita degli 11 bus passava dalla Germania, la motorizzazione ne immatricolava un altro proprio a Roma, sempre della Basco arrivato nel frattempo (in totale il contratto ne prevedeva 70). "Ho la foto della targa e del bus" insiste l'avvocato Pontecorvo. "Questo vuol dire che si possono immatricolare. E allora perché per gli altri 11 il ministero non ha dato il consenso?"

Se la procedura seguita dal Mit, tra luci e ombre, sia o meno lecita lo stabiliranno i giudici amministrativi. Restano tutti gli altri aspetti di una storia con più vittime che responsabili: una città che avrebbe avuto un bisogno disperato di quei mezzi pubblici, un'azienda partecipata, Atac, che ne ha altrettanto bisogno per raggiungere la produzione di chilometri prevista dal concordato preventivo, e una società privata che ha investito risorse importanti per un affare che si è rilevato un flop, ora sotto scacco della solita, elefantiaca, macchina della pubblica amministrazione. 

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