Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Bus in periferia, la gara del M5s è eterna: il Tar frena ancora l'assegnazione

La gara eterna del subentro a Roma TPL si arricchisce di una nuova puntata: viene incaricato un consulente tecnico d’ufficio per ripetere le stime. Tutta la storia

Un nuovo intervento da parte dei giudici amministrativi torna a impattare sul trasporto pubblico capitolino: l’argomento è la gara per il servizio dei bus di periferia, ovvero la quota del 20% delle linee del trasporto pubblico locale di Roma che Atac deve per legge mettere a bando e che è attualmente esercita dalla società Roma TPL. Si tratta dei bus blu, molto presenti sulle linee non centrali della mobilità romana: sono tratte scarsamente redditizie che vengono così affidate ad altro contraente. La giunta guidata da Virginia Raggi fin dal suo insediamento, coerentemente con una linea politica da sempre professata, sta tentando di cambiare l’affidatario, visto che il contratto in essere è da tempo terminato: ma di gara in gara, di fallimento in fallimento, di proroga in proroga, la Roma TPL è ancora lì e oggi, sostanzialmente, lavora in regime di affidamento diretto.

Davvero un paradosso per chi ha fatto della legalità e del rispetto della bandistica il proprio mantra: sono ben otto infatti le dilazioni fin adesso disposte a favore della Roma TPL come ricostruiva lo scorso marzo Il Tempo, citato dagli espertissimi del trasporto pubblico locale romano di Odissea Quotidiana. Il valore del contratto infinitamente rinnovato garantisce al contraente privato un importo da oltre 500 milioni di euro e, attualmente, il prolungamento è disposto fino al 1 settembre 2021.

Tecnicamente, ad essere prorogati nel momento attuale sono i termini per partecipare alla gara indetta a novembre 2020, che è la seconda procedura sullo stesso filone ad essere bandita dall’amministrazione. La prima “stagione” di questa lunga telenovela parte infatti dalla scadenza dell’accordo con la Roma TPL che è terminato il 30 maggio 2018: di lì si è proceduto in maniera alquanto disordinata con una prima gara che è stata pubblicata e ritirata per ben tre volte, a causa di errori formali e altre imprecisioni. Su questo filone si erano poi abbattute quattro sentenze del TAR e altrettante del consiglio di Stato; l’ultima, che aveva chiuso la questione, fa data a febbraio 2020. Veniva qui contestato un punto dirimente del bando: a quella procedura avevano sì aderito dei privati, che però rifiutavano di dover acquistare per forza i mezzi della Roma TPL visto che alcuni di essi erano fra l’altro inservibili o addirittura combusti. Tale obbligo era stato disposto dall’appaltante: ma gli ermellini avevano dato ragione ai partecipanti alla gara e questa linea aveva ottenuto la forza del giudicato.   

La seconda stagione era iniziata acquisendo i rilievi dei giudici e la nuova gara era stata così ri-pubblicata a fine 2020, rimuovendo l’obbligo di acquisto e concedendo all’acquirente la libertà di procedere alla compravendita dei mezzi vetusti o di esercitare con vetture proprie. Da allora però si è andati, ancora, di proroga in proroga dei termini di partecipazione, segno che la gara è tuttora deserta e che si è innescato un cortocircuito: per legge la municipalizzata deve mettere a bando una quota del Tpl, ma i privati non sembrano più essere interessati a partecipare. Arriviamo alla penultima puntata che risale a inizio giugno: informava il Messaggero che i tecnici stavano predisponendo una nuova, ulteriore gara per il subentro a Roma TPL divisa stavolta in due lotti – est ed ovest – da un miliardo di euro spartito in due, con clausola sociale per l’assorbimento dei lavoratori attualmente in servizio e diverse migliorie a carico del contraente. Sembra però che non sia finita: oltre a dover lavorare su nuove procedure, il comune di Roma a guida Raggi abbia sulle spalle anche gli errori del passato da sbrogliare.

Arriva infatti oggi la probabilmente non ultima sorpresa: nella seduta del 23 giugno 2021 la Prima Sezione del Tar del Lazio ha emesso un nuovo pronunciamento, con cui giudicando carente la metodologia di stima degli importi del servizio inclusi nel bando di gara attualmente pendente, ha incaricato un consulente tecnico d’ufficio di provvedere a un nuovo calcolo che sia “coerente con la normativa”. “Come se non bastasse, il Tribunale ha anche richiesto al Campidoglio il Piano Economico Finanziario Simulato predisposto per quantificare l'importo a base d'asta”, spiega in una nota il consigliere regionale di FDI Antonello Aurigemma. Interrogato da Roma Today, il competente assessorato capitolino, quello alla Mobilità guidato dal vicesindaco Pietro Calabrese, non ha rilasciato commenti o posizioni. 

Dall'assessorato ai trasporti di Roma Capitale intanto fanno sapere che "sulla base del ricorso presentato da un singolo operatore, il Tar ha richiesto di verificare le analisi ed i calcoli effettuati per la determinazione del costo standard, che sta alla base della definizione del corrispettivo a base di gara. In genere, si tratta di prassi che sono tipiche di tutte le gare per l'affidamento di servizi di trasporto e che sono state già effettuate in altre situazioni di gara sul territorio nazionale. Non si tratta quindi di errore da parte dell'amministrazione o di difetto nell'apparato del disciplinare di gara, ma di consuetudine, con la nomina da parte del Giudice di un CTU (consulente tecnico di Ufficio) che dovrà valutare le analisi svolte dall'amministrazione. Siamo confidenti che tutto venga risolto il prima possibile e che la gara possa continuare il suo iter normale".

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