Buono casa, in attesa della proroga c'è chi è già per strada: "Sto dormendo sul divano di un'amica"

Guadalupe, 53 anni, ha lasciato il suo appartamento i primi giorni di ottobre. Il contratto d'affitto è scaduto a giugno. Da allora il canone non è più stato pagato

Uno dei residence per l'emergenza abitativa (Immagine di repertorio)

Guadalupe ha la voce calma mentre racconta che non sa per quanto tempo ancora avrà un tetto sulla testa. Dai primi giorni di ottobre dorme sul divano di una conoscente che si è offerta di darle una mano. “Ė tutto quello che mi è rimasto: un divano non mio e qualche scatolone chiuso in un angolo”. Guadalupe è originaria del Messico, ha 54 anni, da 25 è in Italia, e da 12 attende una casa popolare usufruendo del servizio di assistenza alloggiativa temporanea del Comune di Roma, prima nei residence e poi, dal 2015, in un appartamento pagato direttamente dall’amministrazione pubblica con il buono casa. Forse sarebbe meglio dire ‘era’ in assistenza alloggiativa perché da giugno il Comune ha smesso di versare il suo affitto anche se le sue condizioni economiche non sono migliorate.

Due giorni fa l’assessora alle Politiche abitative e Patrimonio, Valentina Vivarelli, ha annunciato la proroga del buono casa, la misura di sostegno all’affitto che per circa 200 famiglie ha rappresentato un’alternativa ai residence. La maggior di queste, quindi, dovrebbe poter continuare a usufruire del sostegno alloggiativo. I contratti scaduti dal gennaio 2020 ad oggi, però, in assenza di una proroga, non sono stati rinnovati e, di conseguenza, i canoni sono rimasti scoperti. Guadalupe è tra questi e ancora non sa se la proroga annunciata dall’assessora riguarderà anche lei. “Il mio contratto scadeva a giugno; luglio e agosto sono stati coperti dalla caparra; settembre l’ho pagato lasciando nell’appartamento un letto e un mobiletto nuovo che ho acquistato in questi anni con i miei soldi. Ottobre non sapevo proprio come pagarlo così all’inizio del mese me ne sono dovuta andare”.

Il blocco degli sfratti introdotto dal governo fino al 31 dicembre l’avrebbe tutelata evitando qualsiasi sfratto esercitato con la forza ma Guadalupe non se l’è sentita di restare in una casa che non poteva pagare. “Se il Comune di Roma ha deciso di non pagare più l’affitto a me non è giusto che questa scelta ricada sul proprietario di casa. Ė un momento difficile per tutti dal punto di vista economico e ho pensato che anche lui avrebbe potuto avere bisogno di questa entrata”, racconta. A giugno Guadalupe e il suo proprietario di casa hanno inviato delle mail all’ufficio preposto del dipartimento Politiche abitative chiedendo informazioni in merito al quel che sarebbe accaduto allo scadere del contratto. “Lo scrivente Ufficio non è più tenuto a corrispondere il canone di locazione alla parte locatrice”, la risposta. Il motivo? Il buono casa era stato istituito come un servizio temporaneo. Nessun riferimento a una possibile proroga.

Nessun riferimento al fatto che, per reddito, Guadalupe ha ancora tutto il diritto a usufruire dell’assistenza alloggiativa. Anzi. Oggi ne ha più bisogno che mai. Il suo lavoro di domestica con la quarantena scattata in primavera è saltato. Come accaduto a molte altre persone senza contratti da dipendente Guadalupe è rimasta senza entrate da un momento all’altro. Ha centellinato ogni euro per poter continuare a mangiare. Ha vissuto momenti in cui ha pensato che non sarebbe più riuscita a farlo. “Adesso ho ripreso solo uno dei lavori che avevo prima: le pulizie in un’abitazione. Ma sono solo 4 ore a settimana, 128 euro al mese. Come faccio a pagare un affitto in queste condizioni? Sto aspettando una risposta dall’Inps per il reddito di cittadinanza, quello mi aprirebbe almeno una speranza”.

Mentre le chiedo particolari sulla sua condizione economica Guadalupe si sfoga: “Ci hanno detto che non ci diamo da fare, che non possiamo restare in assistenza per sempre. Questo mi ferisce perché io ho sempre lavorato anche se il mio reddito non è mai stato abbastanza per potermi pagare una casa. Non è una questione di darsi da fare. Adesso sono senza lavoro e sapere di non poter contare nemmeno su una casa mi fa pensare di non avere via d’uscita”.

Il buono casa è stato pensato come una misura temporanea volta al raggiungimento dell'autonomia ma al tempo della sua presentazione, nel 2015, sembrava dato per scontato che nel frattempo sarebbe arrivata una casa popolare. "Se avessi saputo che sarebbe finita così non avrei mai accettato, sarei rimasta nel residence di Casal Lumbroso anche se in quel posto non vivevo per niente bene. Ė sempre meglio che restare per strada. In questi mesi dal dipartimento nessuno mi ha chiamato per dirmi che non avrebbero più pagato il mio affitto. L’ho vissuto come un gesto molto violento nei miei confronti, che mi fa stare male sia fisicamente sia mentalmente. In relazione alla mail non mi sarei mai aspettata una risposta così dall’istituzione che avrebbe il compito di aiutarti”.

Gudalupe era finita in un residence nel 2008 dopo essere stata sgomberata da alcuni alloggi di fortuna a Magliana. “Dopo 12 anni sono di nuovo in emergenza abitativa”. Per ora solo la solidarietà di un’amica la sta salvando dalla strada. “Non so quanto potrò rimanere. Cerco di non dare fastidio, di dare una mano con le pulizie ma fino a quando può continuare questa situazione?”. Le chiedo cosa pensa della proroga. “Spero di poter sistemare tutto presto, non so cosa accadrà”. Il colpo della perdita del lavoro è stato forte. “Ma è quando perdi la casa che pensi di non avere più una via d’uscita”. 

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