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Un residence per l'emergenza abitativa (immagine di repertorio)

Un residence per l'emergenza abitativa (immagine di repertorio)

L'emergenza abitativa e il caso dei due bonus casa diversi del Comune: intanto la lista di attesa resta ferma al 2016

Le informazioni sono emerse nel corso di una commissione Trasparenza

Il buono casa per l’emergenza abitativa da 800 euro, introdotto con la precedente amministrazione Marino, non è più tra le soluzioni in campo per quanti versano in emergenza abitativa, ovvero per quelle famiglie che perdono casa per uno sfratto o uno sgombero. È quanto emerso nel corso della commissione Trasparenza che si è tenuta questa mattina in merito alle assegnazioni delle case popolari.

Tra i temi affrontati non solo i problemi relativi alla graduatoria erp ma anche alcune informazioni sulla cosiddetta lista di attesa per l’emergenza abitativa che sarebbero rimasti circa 2700, "fermi ai numeri del 2016", le parole di Enrico Puccini curatore del sito Osservatorio Casa Roma.

Secondo quanto ha spiegato il direttore della direzione Politiche abitative, Stefano Donati, "le persone che possono usufruire del buono casa sono quelle che hanno fatto domanda fino a una certa data”, ha spiegato Donati. “Oggi è ancora possibile chiedere di essere inseriti in lista non abbiamo gli strumenti di risposta dal momento che i Centri di assistenza alloggiativa temporanea sono in chiusura. Quello che si può fare è chiedere il sostegno all’affitto da 516 euro mensili così come stabilito dalla delibera 163 del 2019 ed erogato dai municipi oppure chi è sotto sfratto può richiedere il contributo statale per la morosità incolpevole”.

Il buono casa da 800 euro è stato quindi sostituito da una misura simile da 516 euro che, tra l’altro, è stata finanziata solo all’inizio del 2020 dal Campidoglio. Entrambe le soluzioni presentano il problema che le famiglie, con redditi precari e una storia di sfratti e sgomberi alle spalle, non riescono a ottenere il contratto di affitto da stipulare sul mercato privato propedeutico alla richiesta di buono casa.

La prima misura, secondo quanto emerso nel corso della commissione utilizzata oggi da circa 400 persone, è stata destinata prevalentemente per chiudere i residence (ma non solo) anche se l’obiettivo non è stato raggiunto e oggi in queste strutture vivono ancora circa mille famiglie.

La seconda, con un importo inferiore, non è mai andata a regime. L’amministrazione guidata da Virginia Raggi ha pensato di utilizzarla come alternativa per le famiglie che vivono negli immobili occupati contenuti nel piano sgomberi al tavolo della Prefettura ma, secondo i dati conosciuti, nessuno ne ha usufruito. Nemmeno le famiglie sgomberate il 15 luglio scorso dall’ex scuola a Primavalle che vivono ancora nei centri di accoglienza. 
 

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