Sos bilancio, il Comune vende i suoi immobili contro il fallimento

In attesa di capire l'esito delle trattative con il Governo, si lavora a un piano per salvare la Capitale. Oltre alla dismissione sul piatto c'è anche l'aumento dell'Imu e 4mila prepensionamenti

“Il nostro è un paese serio. Un governo c'è e comunque ci sarà”. Sceglie di essere ottimista il sindaco Marino guardando al caos della politica nazionale cui solo poche ore fa ha lanciato un disperato appello per evitare che la Capitale d'Italia dichiari il fallimento. Intanto, in attesa di capire il destino del Governo, si lavora duro per cercare di far quadrare i conti. Dalla vendita del patrimonio comunale alla “liquidazione delle società inutili” con un giro di vite anche sui cda delle aziende capitoline, fino alla rinegoziazione del costo degli affitti a carico del Campidoglio da cui si pensa di ricavare 105 milioni di euro all'anno e al taglio dei costi della politica in particolare a quelli per il gabinetto del sindaco. Da 7,3 milioni Marino vuole arrivare a 500.

Per ora è stata respinta al mittente la proposta dell'assessore al Bilancio Morgante di ripagare parte del debito con l'aumento all'1,2% dell'Irpef. Si pensa invece a portare l'Imu da 0,5 a 0,6. Infine, sul piatto, ci sono 4 mila prepensionamenti possibili sono con una deroga alle leggi in materia da cui potrebbero arrivare oltre 100 milioni di euro. Il buco è di 867 milioni di euro e il tempo a disposizione non è molto. Per evitare il commissariamento la manovra di bilancio dovrà essere firmata entro il 30 novembre. Due mesi esatti. 

Il fronte più caldo è quello della vendita del patrimonio comunale. Il vicesindaco con delega al Patrimonio Luigi Nieri sta lavorando a un piano con l'obiettivo di ricavare oltre 200 milioni di euro. "La prossima settimana porteremo all''approvazione in giunta la delibera che mette insieme molti beni inutilizzati del patrimonio comunale” ha spiegato Nieri. Tra i beni che si pensa di vendere non ci sono appartamenti popolari ma immobili destinati a uffici o esercizi commerciali in alcune zone pregiate della città come via del Corso. "Stiamo lavorando per utilizzare strumenti come la Cassa depositi e prestiti, che li venda direttamente ma senza cartolarizzazione".

E 140 milioni potrebbero arrivare dai trasferimenti dalla Regione Lazio per il trasporto pubblico. Anche qui serve il via libera del ministero dell'Economia per svincolare i soldi destinati al trasporto pubblico dal piano di rientro della sanità: “Purtroppo c'è un ostacolo che va al di là della volontà del Presidente e che è legato all'interpretazione del ministero dell'Economia che lega la possibilità di mobilizzare questi fondi al piano di rientro della sanità” ha spiegato il sindaco di Roma Ignazio Marino parlando delle difficoltà di bilancio di Roma, a rischio default, e soprattutto per il trasporto pubblico. “Entrambi siamo d'accordo che legare i due diritti costituzionali sia una cosa da cui dobbiamo liberarci: il Governo lo deve comprendere. Abbiamo stabilito che Zingaretti continua la sua interlocuzione col ministero e anche io cercherò di spiegare quanto importante sia una valutazione diversa di questi due capitoli di spesa che non possono essere accorpati in un unica voce di spesa”. 

Intanto si attende l'esito delle trattative con il governo cui Roma potrebbe chiedere di rinegoziare gli accordi sul debito pregresso (prima del 2008) e ora gestito da un commissario. L'esito è legato a doppio filo alla difficile situazione politica nazionale. Intanto tuonano gli appelli alla responsabilità:  “La posizione assunta da Berlusconi e dai suoi ministri mette a repentaglio il futuro di Roma. Oltre alle ripercussioni economiche sul piano nazionale e al rischio di commissariamento da parte dell'Europa l'atteggiamento irresponsabile di Berlusconi e del PDL aggrava la crisi economica di Roma, poiché se verrà a mancare l'interlocutore Governo, chi potrà raccogliere le richieste del Sindaco e dei parlamentari romani e salvare la capitale dal default?" ha dichiarato la senatrice romana del PD Monica Cirinnà. 

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