Venerdì, 30 Luglio 2021
Politica Finocchio / Via San Cipirello

Rom, chiude centro a Finocchio: tutti nell'ex cartiera di via Salaria. Monta la protesta

La struttura, una delle poche a norma di legge, chiuderà perche il Comune non può più permettersela. Carlo Stasolla, presidente dell'associazione 21 luglio: "Via Salaria viola i diritti umani, ci opporremo"

C'e chi è rimasto a presidiare la struttura e chi invece, con una delegazione, si prepara a fare muro sotto l'assessorato alle Politiche Sociali di viale Manzoni. Il centro di raccolta rom di via san Cipirello, Borgata Finocchio, sta per chiudere. E' uno dei sette monoetnici sparsi per la città, uno dei pochi che rispetta normative edilizie e abitabilità.

Aperto nel 2014 per accogliere famiglie sgomberate da un insediamento abusivo di via Belmonte Castello, non può piu stare aperto perché a bilancio non ci sono le risorse. Detto altrimenti, e fonti attendibili ce lo confermano, il Campidoglio non può più permetterselo. 

Così 34 persone tra uomini, donne e bambini dovranno fare le valigie. Destinazione? L'ex cartiera di via Salaria 971, "un edificio ridotto in condizione pietose, non a norma di legge, che viola i diritti umani". 

A denunciare "lo scandalo in corso" il presidente dell'Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla. "Nessuno andrà in via Salaria perché quello è un posto non a norma, coinvolto in mafia capitale, ci opporremmo in ogni modo". Non ci sono le risorse per tenerlo in piedi?

"Peccato che in via Salaria parliamo di una spesa di 5 mila e 400 euro procapite in un anno. Una vergogna". Lo stabile è tra quelli passati al raggi x nel rapporto Centri di Raccolta Spa, il dossier dell'associazione 21 Luglio che fotografa le sette strutture romane per soli rom. Conti, gestione, condizioni strutturali. Quello del III municipio è tra i peggiori. 

L'EX CARTIERA - Nel centro vivono 385 persone, tra cui 169 minori. Tutti rom, in prevalenza provenienti dalla Romania. La struttura, una ex cartiera classificata come edificio industriale, ospita famiglie rom dal novembre 2009, quando fu utilizzata per dare alloggio a 130 rom sgomberati dal Casilino 700; successivamente è stata ampliata e ha continuato ad accogliere le famiglie allontanate da insediamenti abusivi. 

Precarie le condizioni di vita nei locali, come denunciato nel rapporto. Servizi igienici privi di finestre o sistemi di areazione, un bagno ogni 20 persone, famiglie strette in spazi di 12 metri quadrati. Nessuna area per attività collettive o di socializzazione, nessuna cucina. L'impianto elettrico che funziona e singhiozzo e i termosifoni spesso accessi anche d'estate. 

COSTI - Per questa struttura, nel 2014, altro dato che emerge nel dossier, il Comune di Roma ha speso oltre 2 milioni di euro, pari a più di 20 mila euro in un anno a famiglia. Queste risorse, affidate senza bando pubblico al Consorzio Casa della Solidarietà, sono state utilizzate per il 78% per la sola gestione del centro, per il 15,5% per sicurezza e vigilanza, per il 6,5% per i servizi di scolarizzazione, mentre neanche un euro è stato destinato alla messa in atto di percorsi di inclusione sociale volti a favorire la fuoriuscita delle famiglie e la loro indipendenza alloggiativa e lavorativa.

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