Bonus affitto 2020, il contributo sarà di 245 euro per tre mesi. Vivarelli: "So che sono insufficienti"

Dopo una nota stampa di Unione Inquilini che svelava il reale importo del contributo, non specificato nella comunicazione di lunedì, Vivarelli spiega il motivi dell'esiguo importo

I primi assegni del bonus affitto stanziato per far fronte all’emergenza Covid sono arrivati, almeno negli annunci del Comune, ma l’importo non servirà a pagare nemmeno una mensilità. Il “contributo massimo” che il dipartimento Politiche abitative capitolino sta versando nelle tasche delle famiglie che l’hanno richiesto e che, alla luce dei controlli, ne hanno diritto è di 245 euro totali. 81 euro per ognuno dei tre mesi che era stato promesso (precisamente il 40 per cento del canone di tre mesi). Lo ha ammesso l’assessora Valentina Vivarelli con un post su Facebook pubblicato oggi dopo una nota stampa di Unione Inquilini di Roma che svelava l’ammontare del contributo e che chiedeva trasparenza e a distanza di soli due giorni da un’altra comunicazione sullo stesso tema. Una comunicazione che dava un annuncio generico sull’avvio del versamento dei contributi e che non faceva riferimento all’ammontare dell’esigua cifra.

Eppure, considerate le modalità di erogazione scelte, e che fino a lunedì scorso non erano state esplicitate, la notizia poteva essere data già tre mesi fa alla chiusura dei termini per la raccolta delle domande.  I 245 euro, spiega infatti Vivarelli, sono “il logico risultato di un’operazione aritmetica che distribuisce la cifra stanziata per il numero di richieste pervenute”. Prendendo infatti la cifra messa sul piatto dalla Regione Lazio, 12 milioni e 100 mila euro, e dividendola per le 49mila domande pervenute si ottiene proprio la cifra indicata: 245 euro.

Questa cifra, però, in futuro “potrebbe crescere” fa sapere Vivarelli “man mano che vengono istruite dagli uffici le migliaia di domande, scremando quelle valide da quelle illegittime”. Tradotto: i contributi destinati alle domande scartate alla fine verranno divisi tra gli aventi diritto ma non si sa se in proporzione all’ammontare del canone di ognuno o se con una divisione netta come per l’attuale calcolo dei 245 euro. Nel secondo caso, se gli esclusi fossero mille ai restanti 48 mila spetterebbe ancora un euro e 17 centesimi; se gli esclusi fossero 10mila altri 63 euro; solo se gli esclusi fossero un esercito pari alla metà, 24.500 domande escluse, alle famiglie aventi diritto spetterebbero altri 245 euro, comunque inutili a pagare un affitto.

Il nuovo post dà anche un’informazione in più sul numero di domande lavorate. Mentre lunedì parlava di “prime determinazioni dirigenziali” oggi scrive: “Gli uffici del dipartimento Patrimonio stanno istruendo giorno dopo giorno le determinazioni dirigenziali che permettono il pagamento in contemporanea di centinaia di bonifici per ogni atto”. Centinaia. Sempre secondo Unione Inquilini di Roma l’assessora, durante un tavolo di confronto con il sindacato, aveva spiegato “come l’erogazione verrà fatta per 100 domande al giorno”. Nel frattempo potrebbe essere cambiato qualcosa ma se quanto scritto dal sindacato fosse vero ci vorrebbero mesi.

Ultimo elemento che Vivarelli spiega nel post è il metodo: “Per erogare il contributo il prima possibile, il pagamento viene predisposto contestualmente all’espletamento delle domande: è il metodo più veloce che non prevede graduatorie e il cui stato di avanzamento può essere verificato online sul sito di Roma Capitale”. Una domanda sorge spontanea: se il contributo non è stato calcolatro in percentuale al canone di ogni famiglia (così come prevedeva la delibera), ma con una divisione netta e semplice, e se non si avrà una graduatoria finale prima di erogare il bonus, perché si è aspettato tre mesi prima di dare il via all’erogazione? Un’ipotesi di risposta arriva dal post di lunedì: le determinazioni dirigenziali sono state predisposte “dopo l’approvazione della variazione di bilancio in Assemblea capitolina” avvenuta a fine luglio. Il tutto nonostante i finanziamenti fossero stati emessi con il vincolo preciso di essere utilizzati per questo scopo.

Come già avvenuto in precedenti post, poi, Vivarelli non ha mancato di puntare il dito contro la Regione Lazio che, nei fatti, ha stanziato fondi insufficienti per dare una risposta al disagio abitativo della Capitale. L’assessora parla di “stanziamenti stabiliti a priori dalla Regione Lazio per Roma Capitale”, di requisiti “decisi dalla Regione”, di un contributo romano che in fondo “non si discosta di molto da quella che stanno ricevendo le famiglie di affittuari degli altri comuni del Lazio che hanno richiesto il bonus”.

Nessuna informazione in merito a quali misure e quali risorse stia mettendo in campo il Campidoglio e il suo assessorato alle Politiche abitative per far fronte a una possibile ondata di sfratti che andrà ad aggiungersi a un disagio abitativo già pesante nei numeri e nelle storie delle famiglie che avrebbero diritto a una casa popolare o all’assistenza alloggiativa. Nulla. Perché, va ricordato, il bonus affitti, oltre a essersi rivelato insufficiente, era una risposta pensata per i tre mesi dell’emergenza.

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Vivarelli ammette la sconfitta: si sta impegnando al massimo per una misura insufficiente. Il finale del post recita: “Con la consapevolezza che questo è, comunque, un contributo insufficiente per dare alle famiglie quell’aiuto concreto di cui hanno davvero bisogno nel pagare l’affitto della casa dove vivono, voglio ribadire che l’impegno dell’Amministrazione è massimo affinchè i soldi arrivino nel più breve tempo possibile nelle tasche dei romani”. In una città con 13mila famiglie in attesa di casa popolare, sgomberi di palazzi occupati con centinaia di persone (aventi diritto di una casa popolare) alle porte e una possibile ondata di richieste di sfratto che farà precipitare centinaia di famiglie nell’incubo di perdere un tetto sulla testa, di un piano per i mesi che arriveranno (housing sociale escluso) non c’è nemmeno l’ombra.

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