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Vendita Acea: la 'bocciatura' arriva anche dalla Corte Costituzionale

La consulta dichiara illegittimo l'art. 4 della Finanziaria-bis 2011 che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici. Ambientalisti e opposizione chiedono al sindaco di fare retromarcia. Alemanno non molla

Prima la decisione del Consiglio di Stato che lo scorso 12 luglio ha sospeso dal decisione del Tar Lazio che aveva detto 'no' alla sospensione urgente della pregiudiziale con cui sono stati accantonati gli odg collegati alla delibera sulla vendita del 21 per cento di Acea, bloccandola sino al prossimo martedì. Ieri la sentenza della Corte Costituzionale relativa all'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della finanziaria-bis 2011 (che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali) che di fatto potrebbe porre fine alla vicenda della vendita di Acea. Consulta che frena la privatizzazione rilevando che la disposizione dell'allora Ministro Tremonti, viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall'articolo 75 della Costituzione.

ALEMANNO NON MOLLA - Decisione della Consulta che non sembrerebbe fermare la volontà del sindaco Gianni Alemanno: "La sentenza della Corte Costituzionale libera gli enti locali da vincoli rigidi nei processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ma non rende affatto illegittima la nostra delibera sulla costituzione della holding e la vendita del 21% di Acea - le parole del Sindaco -. Roma Capitale, insieme agli altri comuni associati nell'Anci, deve sviluppare una più profonda riflessione per trovare una nuova forma più moderna ed efficiente dei servizi pubblici locali, compatibili con le forti riduzioni di spesa pubblica imposte dalla crisi economica. In particolare, dobbiamo individuare insieme alla rappresentanze sindacali la strada per lo sviluppo futuro di Ama e di Atac senza le previsioni rigide fino a ora imposte dalla legge statale". "Per lo stesso motivo - ha continuato - procederemo con l'approvazione della delibera 32 che, non solo costituisce una holding che farà risparmiare alla città di Roma almeno 20 milioni l'anno di consolidato fiscale, ma che ci consente di aprire il processo di vendita di quote azionarie di Acea finalizzato ad acquisire risorse indispensabili agli investimenti e a rendere più efficiente la gestione del servizio idrico e dell'illuminazione pubblica senza perdere il controllo strategico da pare dell'amministrazione". "Tutto questo - conclude Alemanno - non ha nulla a che fare con la privatizzazione dell'acqua di Roma che rimane pubblica così come la rete idrica. Queste sono le motivazioni che ci hanno spinto, al di la delle previsioni normative abrogate, a intraprendere questo difficile cammino verso la modernizzazione dei servizi pubblici locali della nostra città".

AMBIENTALISTI - Sentenza che viene accolta con entusiasmo dal presidente nazionale del Verdi Angelo Bonelli: "La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato al norma sui servizi pubblici locali (detta anti-referendum) è una grande vittoria di democrazia che tutela il voto di 27 milioni di italiani e che dice chiaramente che le privatizzazioni sui servizi pubblici locali, non solo quelli che riguardano l'acqua, non possono essere realizzate perché c'é un vincolo referendario. Con questa sentenza i provvedimenti del Governo Monti, ma anche quelli successivi del governo Monti, sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali non sono applicabili perché 27 milioni di cittadini si sono espressi contro la privatizzazione, così come ribadito dalla corte". "La sentenza della Corte Costituzionale rappresenta una sonora bocciatura del sindaco di Roma Gianni Alemanno che con disprezzo della volontà referendaria e del voto popolare ha cercato di privatizzare Acea, che gestisce l'acqua e l'energia nella Capitale - conclude Bonelli -. Ricordiamo che in moltissime città d'Europa come ad esempio Berlino la gestione dei servizi idrici è pubblica mentre altre capitali come Parigi che avevano privatizzato hanno deciso di tornare subito alla gestione pubblica".

IL NO DALLA REGIONE - Dichiarazione di illegittimità accolta favorevolmente anche dagli esponenti dei partiti d'opposizione in Regione Lazio come nel caso del capogruppo Sel Luigi Nieri: "Dalla Consulta arriva l'ennesimo stop alla privatizzazione dei servizi pubblici. Il Decreto Legge, con il quale il Governo Berlusconi aveva tentato di cancellare il referendum, è stato ritenuto incostituzionale. Una bocciatura che conferma le buone ragioni dei movimenti e che mette una pietra tombale sui tentativi di Alemanno di cedere Acea, ossia l'acqua dei romani, ai privati. "Si tratta di una grande vittoria in una battaglia che ha visto la Puglia di Nichi Vendola in prima fila - prosegue -. Una sentenza che riafferma il significato e le ragioni del referendum. Ora vanno fermati tutti i tentativi di privatizzazione. Alla stesso tempo è necessario rimettere al centro il tema della ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali, a partire da Roma". Sulla stessa linea che Francesco Pasquali, vice presidente Fli della Commissione Ambiente in Regione Lazio: "La sentenza della Corte Costituzionale, relativa all'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della finanziaria-bis 2011 che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali, pone la parola fine sulla vicenda Acea. E' bene che il Sindaco Alemanno e la sua Giunta ne prendano atto".

PARTITO DEMOCRATICO - Sentenza della Corte Costituzionale che trova il parere favorevole anche del Pd cittadino, come nel caso del Segretario romano dei Democratici Marco Miccoli: "Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che si è detta contraria alla privatizzazione dei servizi pubblici, chiediamo con gran forza che Alemanno ritiri la delibera sulla privatizzazione di Acea. Non la vogliono né i cittadini romani né, a questo punto, neanche la Consulta. E' rimasto solo Alemanno, anche dopo questo ennesimo schiaffone, a perseguire questa folle idea di svendere l'acqua pubblica dei romani. Speriamo ora che il sindaco faccia marcia indietro". Una bocciatura della delibera del sindaco Alemanno, questo il punto al centro della questione secondo il parere di Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale e Marco Causi, deputato Pd e membro della Commissione Finanze e della Commissione Federalismo Fiscale. In attesa di esame da parte dell'assemblea capitolina, relativa alla vendita del 21 per cento delle quote di Acea da parte del Campidoglio. Per gli esponenti del Pd, "la Corte Costituzionale con la sentenza 199/2012 ha definito incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/2011, mettendo una pietra sopra sull'articolo inserito dal Governo Berlusconi a cui il Partito Democratico aveva espresso il suo voto contrario. Alla luce di ciò non sussistono neanche le premesse legislative alle quali il Sindaco Alemanno ha fatto riferimento in questi mesi per giustificare lo scellerato progetto di svendita di Acea. E' evidente quindi che il primo cittadino deve prendere atto della posizione della Corte Costituzionale, abbandonando quindi una linea che ormai è puramente personale e ritirando la delibera 32, che oltre a risultare anacronistica rispetto il decreto della spending review nella parte riguardante la holding, all'interno del suo dispositivo fa più volte riferimento all'articolo 4 oggi abrogato dalla Corte".


 

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