Sabato, 13 Luglio 2024
Ciclo rifiuti / Cesano / Via della Stazione di Cesano

Il muro del municipio contro il biodigestore. A Roma nord è strappo con il Campidoglio

Il mininsidaco del XV, Daniele Torquati, replica all'assessora Alfonsi: "Nostra non è sindrome Nimby, la collocazione dell'impianto è tecnicamente sbagliata e rischiamo di perdere altro tempo"

Il Campidoglio va avanti “speditamente” ed è anche pronto a superare il parere negativo della Soprintendenza archeologica sul biodigestore previsto a Cesano. I bandi per la realizzazione degli impianti inseriti nel piano rifiuti di Ama sono pronti e non si torna indietro, nonostante le proteste dei territori dal Salario contro il sito per le terre di spazzamento a Casal Selce e l’estremo di Roma nord contro il compostaggio. 

Le proteste contro gli impianti per i rifiuti

Le proteste dei cittadini che risiedono nelle aree dove devono essere realizzati i principali impianti per i rifiuti di Roma "sono normali. La sindrome Nimby (Not in my black yard, ndr) c'è in tutto il mondo, in tutta Europa e c'e anche in Italia e a Roma. Dopodiché ai cittadini bisogna spiegare come stanno le cose: se noi vogliamo chiudere il ciclo dei rifiuti e uscire da decenni di disagi ed emergenze, tutti i territori si devono far carico di una parte di impianti", aveva detto l’assessora capitolina ai rifiuti, Sabrina Alfonsi. 

E da Cesano, ultimo lembo del Municipio XV arriva secca la replica del minisindaco Daniele Torquati. “Mi dispiace dover ribadire che non si tratta di sindrome Nimby”, tuona il presidente. “Il Municipio XV è stato sempre disponibile al confronto senza mai escludere la possibilità di realizzare impianti anche sul proprio territorio. Roma ha bisogno di impianti e anche in tempi rapidi ma per quello di Cesano, come ripetuto più volte, non possiamo negare che la collocazione scelta, frutto peraltro della precedente amministrazione, sia davvero un grosso errore che ha fatto perdere tempo e rischia di farne perdere dell’altro. Il parere negativo della Sovrintendenza non è un fatto imprevisto ma è tra le motivazioni che per ben tre volte abbiamo ribadito esprimendo anche parere negativo come amministrazione municipale”.

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Torquati poi ricorda le criticità del territorio in cui Comune ed Ama, già ai tempi di Virginia Raggi sindaco, sono pronti a realizzare l’impianto: strade strette e dissestate, spesso buie. Un biodigestore che dovrebbe poi arrivare in un territorio in cui già insistono il deposito nazionale di rifiuti radioattivi con oltre 500 metri cubi di materiale e il Centro Ricerche Enea Casaccia, “che aveva già espresso da tempo le sue perplessità sulla realizzazione del biodigestore poiché l’impianto ricadrebbe addirittura nell’area di competenza del piano di emergenza”. 

Tutte criticità presenti anche nella vecchia Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto della precedente amministrazione. “Non si tratta quindi di un capriccio o di un no a prescindere, ma di una posizione, la nostra, per non proseguire sulla strada sbagliata e che - ha concluso il presidente Torquati - fa perdere ulteriore tempo; una posizione a garanzia dell’amministrazione capitolina e del Sindaco che intende portare Roma definitivamente fuori dall’emergenza rifiuti”. 


 

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