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Biodigestori, nessun passo indietro nonostante le proteste. Parte l'iter autorizzativo

Ama ha presentato richiesta in Regione Lazio per l'impianto di Casal Selce. A breve l'inizio della Conferenza dei servizi

Sul tavolo le carte sono pronte. Ama sta per richiedere alla Regione Lazio l'autorizzazione per il biodigestore di Casal Selce, uno dei due impianti (l'altro è previsto a Cesano) per la lavorazione dei rifiuti organici previsti dalla giunta Gualtieri per Roma che verranno finanziati con fondi del Pnrr (il bando non è ancora partito). Sulla carta tratterà 120mila tonnellate annue di frazione organica, con produzione di biometano. Un progetto simile per quella stessa area già esisteva, voluto dall'ex sindaca Raggi, ed era stato già autorizzato. La modifica richiesta però è sostanziale perché il precedente impianto era aerobico (senza produzione di biogas) e trattava la metà del quantitativo di organico. 

"Verrà avviata una conferenza dei servizi che nelle nostre idee porterà al rilascio della nuova autorizzazione" ha annunciato Emanuele Lategano, responsabile servizio Impianti di Ama, parlando in commissione regionale Ambiente, davanti agli stessi comitati di cittadini che da settimane sono in lotta contro la realizzazione dell'impianto con il sostegno dell'amministrazione locale. Della scorsa settimana un atto approvato in Consiglio del XIII municipio per chiedere a Gualtieri di tornare sui suoi passi, con un inedito asse Pd-centrodestra. La richiesta è chiara: impianti più piccoli, da 20mila tonnellate, per il compostaggio da diffondere su tutti i territori. 

Presente in commissione anche l'assessora ai rifiuti Sabrina Alfonsi. "Se questi siti (Casal Selce e Cesano, ndr) fossero risultati inidonei dai percorsi autorizzativi precedenti, non sarebbero stati presentati - ha spiegato - e non è vero che saranno sempre i soliti a pagare, perché a Roma l'unica zona che ha veramente pagato è stata la Valle Galeria mentre il resto della città non ha avuto grandi disagi. Il ciclo dei rifiuti prevederà impianti ovunque nella città". Secondo l'assessora "devono esserci anche degli incentivi per le zone (che ospitano gli impianti, ndr). Se c'è una produzione che può essere utile per la zona circostante, perché no? Abbiamo interi quartieri nelle capitali che hanno l'energia prodotta dagli impianti e quindi sostengono un minore costo. Roma deve pensare in maniera diversa. Non credo che con le minacce riusciamo a fare un ragionamento costruttivo".

"Concordo con l'assessora Alfonsi riguardo alla necessità della chiusura del ciclo dei rifiuti per Roma" commenta il presidente della commissione Rifiuti Marco Cacciatore. "Questo obiettivo va però raggiunto procedendo secondo le gerarchie stabilite dalla legge e che prevedono innanzitutto aerobico di taglia piccola e media (massimo 20mila tonnellate l'anno). Un risultato che deve essere raggiunto attraverso un deciso aumento della raccolta differenziata, che consentirebbe di dimezzare lo scarto indifferenziato e di pianificare impianti minimizzando gli impatti secondo sostenibilità e risposte alle esigenze dei territori". 

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