Tra Ama e Comune è di nuovo guerra: lo scontro sul bilancio ora investe i nuovi vertici

Il Campidoglio contesta ancora una volta la partita dei 18 milioni di euro di crediti cimiteriali. Un film già visto con l'ex presidente Lorenzo Bagnacani, cacciato lo scorso febbraio

Immagine d'archivio

Ci risiamo. Il copione, in via Calderon de la Barca, si ripete. Campidoglio e Ama sono di nuovo ai ferri corti e sempre sullo stesso terreno di scontro: il bilancio d'esercizio dell'anno 2017. Ieri la nota firmata da Franco Giampaoletti e inviata alla presidente Luisa Melara in cui si dice chiaramente: "La vostra interpretazione non può essere accettata". Il problema? Sempre lo stesso: 18,3 milioni di euro di servizi cimiteriali resi dall'azienda che il Campidoglio non vuole riconoscere. Così l'Assemblea dei soci di oggi è andata deserta. E da palazzo Senatorio è stato chiesto un rinvio anche per quella prevista il 1 ottobre. 

"Si rimette alla società la definizione delle soluzioni tecniche che si intendono perseguire al fine di giungere al superamento di quanto rappresentato" scriveva ieri Giampaoletti, nella carta fatta circolare per ribadire quanto in realtà già puntualizzato poco prima in una riunione riservata con i manager dell'azienda. Una mossa poco gradita ai destinatari. Perché nei fatti quello del socio unico è un aut aut. Del tutto simile a quello che mise alla porta l'ex cda di Lorenzo Bagnacani

Poco pesa se a questo giro il progetto contabile complessivo si presenta molto diverso dal precedente, con un passivo di 136 milioni di euro. E se nel frattempo ha ricevuto l'ok sia dei revisori dei conti che del collegio sindacale (che invece sul precedente aveva espresso parere contrario). Ci sono quei 18 milioni di euro che proprio non vanno giù. Il nuovo cda su questa partita non ha fatto diversamente dal vecchio, inserendo la somma in un fondo rischi ad hoc che grava sullo stato patrimoniale e non sul conto economico. Fuori dai tecnicismi: anche stavolta i servizi cimiteriali non vengono fatti rientrare formalmente nelle perdite. Una soluzione alla quale era arrivato lo stesso ex presidente Bagnacani, e che l'assessore Gianni Lemmetti aveva già stroncato. 

Ora la bocciatura tornerà quindi puntuale come una mannaia. A meno che i vertici non facciano scomparire dai crediti quei 18 milioni. Che poi non esauriscono del tutto il problema. Tra i punti contestati ci sarebbero anche circa 104 milioni di fatture del contratto di servizio 2014 che Ama non ha pagato. In tutto questo il 30 settembre, fra tre giorni, scade l'ordinanza regionale emanata lo scorso 5 luglio per far fronte all'emergenza rifiuti. Tra le prescrizioni rivolte ad Ama c'era anche l'approvazione del bilancio non solo 2017 ma anche 2018. Non aver rispettato quando richiesto potrebbe compromettere la proroga del dispositivo a cui le parti, insieme al Ministero, stanno lavorando. 

Ricapitolando: il film sembra identico a quello che ha portato lo scorso febbraio alla cacciata dell'ex presidente Lorenzo Bagnacani, con annesse dimissioni dell'allora assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari. Per mesi l'azienda è rimasta senza guida. La nomina dei nuovi manager è arrivata solo lo scorso giugno. E ora, appena quattro mesi dopo, siamo punto e a capo. 

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