Venerdì, 24 Settembre 2021
Politica

Bilancio Ama, il Campidoglio sfida il cda: "Non verranno mai approvati bilanci della società non corretti"

Nodo dello scontro sempre i 18 milioni di euro per i servizi cimiteriali: il Comune è deciso a non riconoscerli

C'è l'ok di due consigli d'amministrazione a nomina cinque stelle. C'è l'ok dei revisori dei conti e del collegio sindacale. Ci sono diversi pareri esterni richiesti dal vecchio cda. C'è un'ordinanza della Regione Lazio che impone l'approvazione del bilancio 2017. C'è una crisi dei rifiuti da affrontare offrendo a creditori e investitori l'immagine di un'azienda trasparente ed in grado di essere solvente rispetto ai propri crediti, nonostante un passivo, certificato nell'ultimo esercizio contabile presentato di oltre 100 milioni di euro. C'è sul tema, all'orizzonte, una possibile frizione all'interno della maggioranza, prefigurata in un'intervista oggi rilasciata a Repubblica dall'ex capogruppo Paolo Ferrara.

I 18 milioni della discordia  

Nonostante tutti i motivi per approvare il bilancio Ama 2017, il Comune di Roma a trazione grillina, socio unico dell'azienda municipalizzata dei rifiuti, sceglie la strada dello scontro.  Lo fa stavolta con una nota ufficiale, uscendo dalle indiscrezioni stampa e dai carteggi interni. "Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni di trattamento contabile già in precedenza non avallate dal Comune", è la dura presa di posizione del Campidoglio che, di fatto, sfiducia l'ennesimo cda a nomina grillina, reo, appunto, di aver inserito nel bilancio i 18 milioni di euro

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Si tratta di 18 milioni di euro che l'azienda ha richiesto a copertura di "maggiori costi" presunti, sostenuti fra il 2009 e il 2016 per la gestione dei loculi cimiteriali. Parliamo di soldi incassati dal Comune che Ama pretende di riavere indietro. Inseriti nei precedenti esercizi, in questo bilancio 2017 vengono contestati dal Comune. Il Campidoglio spiega: "Sono soldi dei cittadini romani che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione. Soldi che dovevano essere restituiti ai cittadini e quindi ritornare nelle casse del Comune per poter essere gestiti nell’interesse pubblico, così come Ama aveva riconosciuto nel 2017 riversandoli all’Amministrazione. Non risulta dunque alcun credito che possa essere vantato da Ama su tale somma".

I vari cda di Ama che hanno approvato i bilanci precedenti e quelli nominati da Raggi che hanno votato in cda l'ok al bilancio, la pensano però diversamente, forti anche dei pareri dei revisori dei conti e del collegio sindacale. Il Campidoglio precisa anche i motivi: "Si precisa che Roma Capitale, nella sua veste di socio unico di Ama Spa ed ente pubblico, persegue il solo e ineludibile interesse di tutelare il corretto uso del danaro della collettività, di cui la trasparenza, integrità e logicità nella redazione dei bilanci sono il presupposto fondamentale. Roma Capitale, in omaggio al principio di legalità e di correttezza contabile, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio, presentata dalla società, che non rispondano a siffatti principi".

Che lo scontro sia in atto lo confermano le voci che danno il cda nominato la scorsa primavera vicino alle dimissioni. E che il Comune non sia soddisfatto del lavoro dell'azienda, al di là del bilancio, lo si capisce anche nella parte finale della nota in cui si legge: "Roma Capitale ricorda inoltre che Ama Spa è una società a partecipazione pubblica operante secondo le norme generali di diritto privato (ai sensi del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica): la sua mission, e quindi la principale sua preoccupazione specie in situazioni di difficoltà contingente, è quella di svolgere al meglio il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti a favore esclusivo della collettività, improntando la propria azione ai principi di leale collaborazione con il socio".

Insomma, lo scontro è totale.

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