Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Rom, il Best House e gli affidamenti diretti alla coop: Cantone avvia istruttoria

L'Autorità Nazionale Anticorruzione indaga sulla gestione del centro di raccolta rom di via Visso. Al Comune chiede giustificazioni sugli affidamenti diretti alla cooperativa Inopera

Un capannone industriale che dovrebbe ospitare merci e non persone, senza finestre, con stanze che in 12 metri quadrati accolgono famiglie di cinque persone. Un "mostro", come è stato definito dallo stesso Campidoglio, che resta in piedi nonostante la violazione documentata di norme urbanistiche regionali e la cui gestione non è mai passata da un bando pubblico. 

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha avviato un’istruttoria nei confronti del Comune sui servizi del Best House Rom di via Visso, uno dei setti centri di raccolta monoetnici della Capitale, forse il peggiore in termini di vivibilità. L'intervento di Cantone arriva a seguito di un esposto presentato il 3 febbraio scorso dall’Associazione 21 luglio, che ha denunciato sia le condizioni strutturali del centro sia la mancanza di trasparenza nelle modalità di affidamento diretto alla cooperativa Inopera. 

L'istruttoria va nella direzione di reperire informazioni dal Campidoglio sulle modalità di gestione del centro "vergogna". Si chiede al Comune una giustificazione sui ripetuti affidamenti diretti di breve durata alla cooperativa, sulla mancanza di un'opportuna pubblicazione a livello comunitario degli stessi affidamenti, contravvenendo così al principio di trasparenza, sui requisiti richiesti per la gestione del servizio di accoglienza e sulle autorizzazioni in materia urbanistica, edilizia, di igiene, sicurezza e prevenzione incendi. Si chiede poi un elenco con le verifiche della corretta esecuzione della prestazione da parte della cooperativa.  

"L’apertura del fascicolo da parte dell’Autorità Anticorruzione rappresenta l’ennesima scure su un luogo, privo dei requisiti strutturali, dove si violano sistematicamente i diritti umani di uomini, donne e bambini", afferma l’Associazione 21 luglio che auspica l’immediata chiusura e superamento del Best House Rom, obiettivo fin'ora rimasto lettera morta. A gennaio 2015 l’assessore Danese promette i sigilli entro due mesi, ma i proclami restano tali.

"Il mostro è ancora lì e continua, imperterrito, a nutrirsi dei milioni di euro che vi confluiscono in maniera poco trasparente. Sulla pelle dei rom – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio -. Non riusciamo a capacitarci del perché, nonostante i proclami dell’Amministrazione, sul Best House Rom non sia ancora stata messa la parola fine. A fronte dell’immobilismo istituzionale non ci resta che confidare nella scure dell’Ufficio guidato da Raffaele Cantone e nell’assestamento del colpo decisivo a questa vergogna capitale". 

IL BEST HOUSE ROM - Il nome suona beffardo, perché qualunque altra struttura rappresenterebbe forse un'alternativa migliore per famiglie con bambini. Le due palazzine sono state inaugurate a luglio 2012 quando, con determinazione dirigenziale n. 3233 del 9 luglio 2012, firmata dall’allora Direttore del Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma Angelo Scozzafava, oggi agli arresti nell’inchiesta Mafia Capitale, il Comune ha affidato in maniera diretta alla cooperativa Inopera il servizio di accoglienza di circa 300 rom sgomberati dall’insediamento di via del Baiardo e di altri rom provenienti dal campo di Castel Romano. 

La gestione del centro, nato con carattere temporaneo, è stata prolungata fino ad oggi mediante una serie di determinazioni dirigenziali che hanno confermato i ripetuti affidamenti diretti, di durata breve, alla stessa cooperativa Inopera. A dicembre 2013, nella struttura sono stati spostati anche i 137 rom provenienti dal “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e altre persone vittime di sgomberi forzati. 

Nel solo 2014, il Best House Rom è costato circa 2,8 milioni di euro, pari a una spesa di 650 euro al mese per ogni ospite, mentre per una singola famiglia, dalla nascita del centro, il Comune ha speso oltre 150 mila euro. Il 93% delle risorse, inoltre, è usato per la sola gestione della struttura mentre nulla è destinato all’inclusione sociale di uomini, donne e bambini. 

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