Berdini frena sulle sue dimissioni: "Farò l'assessore per cinque anni"

L'assessore nel corso di un dibattito su Roma: "Resto, nonostante una pressione che è infernale. Un killeraggio dei giornalisti che dà fastidio alle persone per bene"

"Resterò per cinque anni a fare l'assessore". Alla fine Paolo Berdini ha allontanato in prima persona qualsiasi notizia in merito alle sue possibili dimissioni: resta nella Giunta Raggi. Eppure ha ammesso: "Resto, nonostante una pressione che è infernale. Un killeraggio dei giornalisti che dà fastidio alle persone per bene" ha commentato in merito alle molte notizie stampa che hanno descritto la sua posizione seriamente in bilico per via di alcuni scontri interni alla maggioranza proprio sulla sua figura. Un punto fermo espresso durante un dibattito sul futuro della città alla fiera "Più libri più liberi" in occasione della presentazione del libro 'Rome, Nome plurale di città'. 

Tutto era partito da una notizia diffusa dall'Adnkronos in merito a una presunta riunione in Campidoglio tra la sindaca e i suoi collaboratori. La notizia stampa si diffonde, i consiglieri smentiscono di essere al corrente, Berdini infuriato conferma di non saperne nulla. Alla sindaca Raggi servono 48 ore ma poi smentisce: "Va tutto bene con Paolo Berdini e ci vedremo anche la prossima settimana per lavorare".

Dall'assessore anche un segnale di distensione: "Tutto il corpo di chi ha vinto le elezioni, dalla Giunta fino all'ultimo dei consiglieri, questi 29 ragazzi che conosco ormai tutti come piccoli fratelli, sono persone sensibili che hanno a cuore questioni come il diritto all'abitare. Forse sono inesperti, ma guardate che fine ci hanno fatto fare quelli che erano esperti" ha commentato. "Magari questi hanno difficoltà a interpretare la complessità, ma sono ragazzi, sono onesti". 

LA BASE: "PROGRAMMA CHIUSO IN UN CASSETTO"

Poi ha guardato avanti, ai suoi progetti per la città. In particolare allo sviluppo dell'area di Tor Vergata: "Riusciamo a creare eccellenza anche a Roma? A Tor Vergata ci sono 300 ettari pubblici su cui possiamo costruire due straordinarie cliniche. In tre anni possiamo mettere la prima pietra di una clinica che curi, ad esempio, una città che sta invecchiando. Su questo andremo avanti come treni. Ci sto lavorando con un'immensa forza". 

Sull'emergenza abitativa ha commentato: "Abbiamo bisogno di 10.000 alloggi. Il comparto delle case popolari è stato smantellato per l'ideologia folle secondo cui tutti avevano un reddito. L'housing sociale è una truffa. Servono le case popolari". E ancora sulle periferie: "Ho strappato finanziamenti per le periferie, come ad esempio per rimettere a posto Forte Trionfale, di 18 milioni". 


 

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