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Beni Comuni, il Campidoglio resta indeciso sulla delibera: pesa l'astensione del M5s

Per la seconda volta la delibera d'iniziativa popolare sui cosiddetti "patti di collaborazone" ha ottenuto un numero equivalente di voti favorevoli e di astensioni. Dovrà tornare in aula

Diciotto pari. Non è un punteggio rugbistico ma il risultato della votazione capitolina su una delibera d’iniziativa popolare. Per la seconda volta, l’Aula Giulio Cesare, ha deciso di non approvarla. Ma neppure di bocciarla.

Cosa comporta il pareggio

La delibera sui “patti di collaborazione” è destinata a tornare in Campidoglio. “Di nuovo un pareggio e una nuova opportunità di tornare in aula - ha commentato Katiuscia Eroe, prima firmata di una delibera che è stata sottoscritta da 186 associazioni e 15mila persone -  Guardiamo il bicchiere mezzo pieno (sorvolando sull'astensione che non merita commento) a noi è andata bene, abbiamo (di nuovo e incredibilmente) pareggiato, da ultimi in classifica contro la prima. E per la seconda scriviamo un pezzetto di storia delle delibere capitoline”.

La mancanza di coraggio

In aula ha pesato l’astensione della maggioranza che, per il regolamento capitolino, vale come voto contrario. Con l’eccezione di De Vito, Catini e Ferrara, gli altri pentastellati hanno scelto, sui beni comuni, di non decidere. E di rimandare la partita ad un surreale terzo tempo. Non senza qualche bacchettata. “Registriamo ancora una volta il poco coraggio della maggioranza di fronte ad una città che chiede almeno respiro e ci armiamo di santa pazienza per questa nuova avventura” ha commentato Eroe.

Cosa sono i patti di collaborazione

Ma cosa prevede la delibera d’iniziativa popolare approdata per la seconda volta in Campidoglio? I patti di collaborazione sono uno strumento con cui si chiede all'amministrazione di dare un contributo. Di fornire i mezzi utili alla realizzazione d' uno scopo. Si va dall'acquisto di rastrelli, pale, decespugliatori e sacchi per i rifiuti se si stratta di prendersi cura di un giardino pubblico.  E si arriva a forme più complesse di partenariato.  Con questo strumento, nelle intenzioni dei suoi promotori, si devono gestire gli obiettivi, le azioni, la durata delle collaborazioni. Ed anche i reciproci impegni, in termini economici e di risorse da mettere in campo, per la valorizzazione dei cosiddetti beni comuni.

Una visione miope

Il nuovo pareggio, inevitabilmente, ha finito per portare sul banco degli imputati la maggioranza che per la seconda volta ha deciso di astenersi. Per Andrea “Tarzan” Alzetta, già consigliere di SEL ed ora attivista di Liberare Roma, la scelta di astenersi è “Ancora una dimostrazione della visione miope della città, tutta orientata sulla legalità senza nessuna declinazione della giustizia sociale.  Dopo il gravissimo episodio del Cinema Palazzo questa - ha commentato Alzetta - è la riprova del disinteresse dell’amministrazione Raggi alle forme di welfare comunitario che garantiscano salute, istruzione, sanità, sport, cultura e diritto a un tetto”.
 

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