"A Settecamini e Case Rosse ci si ammala di più. Marino faccia qualcosa"

L'allarme dei comitati dopo la diffusione dello studio del Dipartimento di Epidemologia del Lazio: "Delocalizzare l'impianto entro e non oltre il 30 dicembre 2017"

Uno studio che fa paura. A Settecamini e Case Rosse, nelle aree vicine agli impianti dell'area industriale, ci si ammala di più. A dirlo sono i risultati di un'indagine condotta del Dipartimento di Epidemologia del Lazio sugli effetti della presenza della Basf. "Un'indagine statistica e non epidemiologica", sottolinea l'azienda tedesca [LEGGI LA REPLICA DI BASF]. Uno studio nel quale in cui si sottolinea che "se pur i risultati dell’indagine non possono essere interpretati in termini di relazione causa effetto tra la presenza delle emissioni dell’impianto industriale ed alcuni eccessi di eventi sanitari riscontrati, alcuni eccessi osservati nell’area più vicina agli impianti dovranno essere oggetto di successivi approfondimenti". In sintesi: ci si ammala di più, ma c'è da capire di chi è la colpa. E per farlo bisognerà fare un altro studio.

Le evidenze del nuovo studio però hanno già messo in allarme i comitati che lanciano un nuovo appello al sindaco Marino.

L'INDAGINE - L'indagine prende in esame un lasso temporale che va dal 2001 al 2012. "Stando a quanto si apprende dalla relazione" - spiega Raggio Verde -  "risulta, infatti, che nelle aree più vicine agli impianti sono stati registrati "eccessi di patologie del sistema nervoso centrale, eccessi di ospedalizzazione per malattie del sistema nervoso e degli organi di senso, per tumore della pleura e per linfomi non Hodgkin e nei soggetti femminili, un’ospedalizzazione più elevata per tumore dell’esofago, dell’utero e per bronco pneumopatie croniche ostruttive". Inoltre, l'indagine mette in evidenza una "frequenza maggiore di nati con basso peso e un significativo rischio di malformazioni congenite".
 
LA RELAZIONE - I Comitati hanno analizzato punto per punto tutta l’indagine realizzando una loro relazione che commenta i dati epidemiologici e li integra con quelli del periodo 1987-2001. Questa ulteriore relazione dei Comitati analizza i dati epidemiologici nell’arco di 26 anni concludendo che "tutti gli eccessi per causa di morte o malattia evidenziati sono compatibili con l’indiscusso inquinamento ambientale che riguarda l’area di Settecamini – Case Rosse". "Il traffico veicolare", spiegano i comitati, "è una fonte di tale inquinamento, come in altre zone di Roma, ma è anche vero che nell’area c’è un inceneritore che brucia 4 tonnellate al giorno (h24) di rifiuti chimici anche pericolosi. In questo contesto, anche considerando il recentissimo sviluppo demografico dell’area intorno allo stabilimento, si impone senza ombra di dubbio la chiusura dell’inceneritore per il principio di precauzione".

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L'APPELLO A MARINO - Secondo i comitati "il Sindaco, in attesa dei “successivi approfondimenti”, è tenuto ugualmente a intervenire almeno con la chiusura dell’inceneritore e del reparto di raffinazione delle ceneri per il principio di precauzione. Il Sindaco ha inoltre il dovere di chiedere subito alla Provincia di Roma il riesame dell’AIA (art. 29 quater, c.7 e art. 29-octies, del D.Lgs 152/2006) con la prescrizione tassativa di delocalizzare l’inceneritore e il reparto di raffinazione delle ceneri".

LEGGI LA REPLICA DI BASF

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