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Immagine di repertorio (Foto Facebook Baobab Experience)

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Baobab, lettera alla delegata di Raggi: "Con il Covid l'accoglienza ai senza tetto si è bloccata"

Il presidente dell'associazione di volontariato Andrea Costa ha chiesto a Federica Angeli un incontro: "Serve una tempestiva risoluzione delle criticità"

Nessuna risposta da parte del Comune di Roma per quanti, senza casa, dormono a piazzale Spadolini, di fronte alla stazione Tiburtina. Nessuna risposta, anche quando le temperature scendono sotto lo zero. Così Baobab Experience, l’associazione che da anni aiuta i richiedenti asilo e i migranti transitanti che restano fuori dai circuiti di accoglienza, scrive a Federica Angeli, delegata alle Periferia della sindaca Raggi. “Ci rivolgiamo a lei per chiederle la disponibilità a un incontro da tenersi al più presto e nel quale possano essere discussi e definiti gli interventi idonei a una tempestiva risoluzione delle criticità”, si legge nel documento firmato dal presidente dell’associazione, Andrea Costa.

Il meccanismo atavicamente farraginoso del circuito formale dell’accoglienza capitolina è diventato, nella cornice epidemiologica da Covid-19, un sistema impermeabile e bloccato”, esordisce la lettera. “I posti del Comune e dei Municipi dedicati all’accoglienza – già sottostimati rispetto al fabbisogno - si sono sensibilmente ridotti nel numero, a causa della necessità di prevedere alloggi che assicurino il distanziamento sociale e il rispetto delle regole igienico-sanitarie”. Nonostante questo “non sono stati organizzati né previsti nuovi spazi dove poter soddisfare la domanda di accoglienza”. 

Non è la prima volta che Baobab Experience denuncia le condizioni drammatiche di quanti, senza una casa, siano rimasti a vivere per strada nonostante il gelo e l’emergenza sanitaria in corso. Nei mesi scorsi sono stati infatti inoltrati tre esposti alle autorità competenti in materia, dalla sindaca di Roma alla Prefettura, dai ministeri della Salute e dell'Interno alla Regione Lazio e alla Protezione civile. “Non abbiamo mai ottenuto risposta”, spiega Costa a Romatoday. Così l’unica risposta alle circa 70 persone che dormono ogni notte all’aperto alla stazione Tiburtina arriva dai volontari delle associazioni che, nei casi più gravi come nuclei familiari con bambini piccoli, anche neonati, sono arrivati a pagare un alloggio con i soldi delle donazioni. A complicare il lavoro dell'associazione di volontariato, i numerosi sgomberi effettuati dalle forze dell'ordine per allontanare i presenti, l'ultimo dei quali avvenuto l'11 dicembre 2020.

Colpisce, soprattutto, che una circostanza come l’epidemia Covid-19 che avrebbe dovuto richiamare le amministrazioni competenti a un surplus di attenzione nei confronti degli individui che, per il fatto stesso di vivere in strada, espongono se stessi e gli altri a un maggior rischio di contagio, sia stata in realtà utilizzata come giustificazione a una contrazione definitiva degli spazi di accoglienza”, continua la lettera. “A Roma non solo non c’è stato alcuno sforzo di adeguamento per assicurare una gestione ordinaria del fenomeno dei senza fissa dimora e dei migranti aventi diritto all’accoglienza che fosse quantomeno paritetica – per quanto insufficiente - a quella pre-Covid, ma addirittura è stato possibile giocare al ribasso anche rispetto a interventi ad hoc, quali il cosiddetto piano freddo”.

Per esempio, ricorda ancora Costa, “a fronte delle ondate di gelo non è stata prevista neppure la consueta apertura delle stazioni ferroviarie, in una impeccabile noncuranza e rimozione del problema, nonostante le morti per assideramento riportate dalla cronaca nazionale e locale”, continua la lettera denunciando poi “l’assenza di qualsiasi tipo di pianificazione” per l’arrivo dell’inverno, non di certo un evento emergenziale.

Sono 70 le persone migranti che a Piazzale Spadolini hanno dovuto subire i morsi del freddo. L’unica risposta al problema è stata quella dei volontari della nostra associazione, attraverso la messa in sicurezza delle fragilità in alloggi finanziati con il contributo dei solidali e l’organizzazione di una distribuzione massiccia di materiale termico, coperte e sacchi a pelo", prosegue Costa. "Non sappiamo se il periodo più duro dell’inverno sia effettivamente alle spalle, ma, in caso di nuovi abbassamenti della temperatura, siamo convinti di dover mettere in campo ogni azione necessaria a tutelare le persone alle quali offriamo assistenza e a evitare che si consumino ulteriori drammi nella totale indifferenza istituzionale. E questo a prescindere dalle continue minacce di nuovi sgomberi da più parti formulate”.

Baobab Experience sottolinea inoltre come sarebbero disponibili “strutture e spazi in stato di abbandono e disuso, potenzialmente utili per sopperire, almeno in via emergenziale, alle carenze del sistema, anche mediante affidamento temporaneo a terzi, attraverso partnership tra il Comune e le associazioni a vocazione umanitaria o il supporto indiretto alle iniziative positive dei circuiti cittadini”. 

Conclude la lettera: "L’impegno supplente di Baobab Experience ha assunto ormai una connotazione sostitutiva rispetto non solo alla prima ma anche alla seconda accoglienza – in una parallela e sistematica azione di monitoraggio e pressione, anche legale, per l’inserimento dei rifugiati e dei richiedenti asilo nei centri e nelle strutture idonee - nonché alla programmazione e attivazione di percorsi di integrazione e inserimento sociale. Laddove non si innesca, si rallenta o si interrompa il circuito potenzialmente virtuoso di accoglienza viene meno anche la presa in carico della persona accolta, ovvero la costruzione di percorsi individuali di autodeterminazione, di integrazione lavorativa e abitativa, di abbattimento delle barriere linguistiche e materiali alla socializzazione, ovvero il compito principe della cosiddetta seconda accoglienza istituzionale. Ma il nostro impegno va di pari passo con la sconfitta sociale della nostra città e siamo convinti che oltre un certo grado di coinvolgimento e operatività l’azione dal basso si configura come anomalia del sistema istituzionale, laddove il primo riesce a fornire le risposte che il secondo stenta a produrre". Ora i volontari e le volontarie di Baobab attendono una risposta dalla delegata della sindaca, Angeli.

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