Residence, il Comune cerca 500 alloggi da affittare: "Anche i singoli cittadini possono proporre un solo appartamento"

Sarà data priorità ai proprietari che avranno indicato la disponibilità a stipulare forme contrattuali ‘rent to buy’

L'assessora Rosalba Castiglione

Il Campidoglio ci riprova. Entro le 12 del 21 settembre tutti i proprietari di appartamenti o di immobili disabitati potranno proporre i propri immobili in affitto all’amministrazione capitolina per ospitare le famiglie che oggi abitano nei Centri di assistenza alloggiativa temporanea, meglio conosciuti come residence. L’avviso pubblico per la “manifestazione di interesse” è stato pubblicato l’11 luglio scorso ma l’assessora alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione ha presentato ieri, con una nota, il suo nuovo progetto per dare vita al Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo, il Sassat, che sostituirà i costosissimi residence. 

500 alloggi al posto di 800

Il nuovo bando presenta alcune novità rispetto al primo emesso nel settembre del 2017, andato semideserto e con le uniche due proposte pervenute non idonee. Innanzitutto il numero degli alloggi da reperire: 500 al posto degli 800 che l’amministrazione guidata da Virginia Raggi intendeva reperire con la prima gara. Un numero di gran lunga inferiore rispetto alle circa 1200 famiglie che ancora oggi vivono nelle strutture da chiudere, non sufficiente nemmeno a garantire un tetto alle 529 famiglie che sono risultate ammesse al nuovo servizio. A questo dato va aggiunto inoltre che 125 domande escluse sono risultate ‘sanabili’ e che dei 527 nuclei non ammessi numerosissimi presenteranno ricorso in quanto, come raccontato da Romatoday, sono risultati esclusi per errori di natura burocratica o per una crocetta dimenticata. 

5 milioni di euro al posto di 12 

Anche l’impegno economico messo in campo si è ridotto: dai 12 milioni di euro all’anno stanziati per la prima procedura si è passati a 5 milioni di euro per lo stesso periodo di tempo con una previsione di spesa ad alloggio che, in media, ammonta a circa 830 euro al mese. La cifra è inferiore a quanto risparmiato fino ad oggi con la chiusura di una decina di Caat. Il dato è stato fornito il 23 agosto scorso da uno dei dirigenti del dipartimento Politiche Abitative, Paolo Cesare Lops: “I risparmi attuati nella chiusura progressiva dei Caat a partire dal 1 marzo 2016 fino al 31 luglio 2018 ammontano a 7 milioni e 780 mila euro a regime. Questi fondi” ai senso della delibera che li istituisce “sono destinati alla realizzazione del Sassat”. 

Anche singoli cittadini

Altra novità della nuova proposta riguarda chi potrà rispondere all’avviso. Mentre con la prima proposta il Campidoglio si rivolgeva a proprietari di numerosi alloggi, il minimo era 10, ora sarà possibile farsi avanti anche solo con un singolo appartamento. In altre parole, anche i singoli cittadini proprietari di un alloggio vuoto possono proporsi. 

Più in generale sono ammessi a fare domanda persone fisiche, imprenditori individuali, società o enti pubblici, agenzie immobiliari senza costi di intermediazione a carico di Roma Capitale, imprese di costruzioni, società di gestione del risparmio, fondi immobiliari, fondazioni, società commerciali, società cooperative, persone fisiche ed organismi economici che abbiano la disponibilità della titolarità legale di alloggi proposti. Ogni singola, si legge nel testo dell’avviso, “dovrà comprendere una quantità minima di 1 alloggio e non potrà essere superiore al massimo stabilito delle 50 unità abitative”. Le unità immobiliari presenti in una sola proposta “dovranno essere afferenti all’interno del territorio di un singolo Municipio di Roma Capitale”. 

“Miriamo a disporre di un numero elevato di appartamenti distribuiti sul territorio” spiega l’assessora Castiglione in una nota “e ad abbattere così le possibilità di ghettizzazione, come quelle che purtroppo tendono a verificarsi quando le situazioni di fragilità sono concentrate in singoli grandi stabili. Superiamo così la logica del precedente bando, che si rivolgeva sostanzialmente a chi possiede grandi proprietà, come società o enti, e i cui esiti non sono stati positivi”. 

In ogni caso, si legge nell’avviso, “potranno essere proposti interi immobili, da cielo a terra, che comprendano alloggi concentrati in singoli o separati edifici immobiliari” e “ogni partecipante potrà presentare senza limiti prestabiliti, qualsiasi numero di offerte che è interessato a proporre, fino alla concorrenza massima di 500 alloggi”. 

Valori di mercato

La base di partenza per il calcolo delle offerte economiche è il valore massimo di locazione relativo alla zona di riferimento stabilito dall’Agenzia delle entrate per secondo semestre 2017. La graduatoria verrà formata in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le spese per le utenze, per l’arredamento, per la manutenzione ordinaria e per le spese condominiali saranno a carico del conduttore. 

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Rent to buy

Ultima, ma non secondaria, novità: nella selezione degli alloggi da locare sarà data priorità ai proprietari che avranno indicato la disponibilità a stipulare forme contrattuali ‘rent to buy’, ovvero la possibilità per il conduttore di acquistare l'immobile (non è chiaro se a prezzi di mercato come per la locazione) detraendo dal prezzo parte dei canoni pagati. Per l’assessora Castiglione “ciò costituisce un incentivo per i proprietari al fine di mettere a disposizione il proprio immobile, ben sapendo che oltre la locazione ci sarà anche la possibilità di vendita”. Conclude l’assessora: “Chiunque possegga un appartamento da valorizzare potrà cogliere questa opportunità, contribuendo così anche al benessere collettivo”.

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