Bando asili, protestano i nidi convenzionati: “Si cancella un grande esempio d’imprenditoria femminile”

Il coordinamento dei nidi convenzionati e la rete degli spazi Be.bi. attaccano la delibera in discussione sui nidi. "Provoca 2.000 licenziamenti di educatrici ed il fallimento di oltre 250 imprese femminili"

Il bando sui nidi non è ancora pronto. Ma le critiche già fioccano. La decisione di favorire l’iscrizione alle strutture pubbliche alimenta le proteste. Alla compilazione della domanda le famiglie dovranno infatti indicare “in via prioritaria 5 asili nido in gestione diretta” .  Lo spazio riservato alle strutture private, siano esse in concessione o in convenzione, è solo “sussidiaria”. Vale a dire che, “in caso di esaurimento dei posti disponibili nei 5 nidi indicati prioritariamente” verrà presa in considerazione la loro indicazione da parte delle famiglie.

IMPRENDITORIA FEMMINILE - Alle critiche già avanzate da esponenti delle opposizioni, si somma quella degli operatori del settore. “E' evidente la volontà non dichiarata dell'amministrazione Raggi di annullare a Roma l'esperienza dei Nidi Convenzionati. Questo vuol dire, in concreto, abolire il più grande esperimento di imprenditoria femminile concentrato in una area metropolitana presente in Italia, oltre 250 nidi convenzionati che svolgono una funzione educativa e pedagogica pubblica, con costi vantaggiosi per l'Amministrazione, a parità di qualità del sevizio reso” spiega in una nota il Coordinamento dei nidi convenzionati . “La scusa – si legge sempre nella nota – è una riduzione della domanda”.

MENO ISCRIZIONI - Il fenomeno della contrazione della domanda, ha delle cause precise che la Rete dei Nidi e spazi Be.Bi convenzionati, ha provato a schematizzare. Si parte dalla diminuzione delle nascite e si arriva alla complessità della procedura di accesso. Non meno importate è l’assenza di contrasto “ai nidi low cost o a servizi domiciliari irregolari e non professionali”. Al Campidoglio si chiede pertanto un’inversione di tendenza, per salvaguardare l’occupazione di 2000 educatrici e le circa 250 imprese femminili che hanno consentito, negli ultimi 10 anni, “un aumento sostanziale della disponibilità a fronte di costi molto contenuti a carico dell’Ente Locale il quale ha potuto aumentare circa del 50% i posti disponibili”.
 

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